Laura Hillenbrand.
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SONO ANCORA UN UOMO.
Una storia epica di resistenza e coraggio.
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Parte 1.
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Titolo originale: Unbroken. 2011.
Traduzione di: Nicoletta Lamberti.
2012 Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nel maggio del 1943 un bombardiere americano precipita nel mezzo dell'Oceano Pacifico. Dell'equipaggio si salvano soltanto tre membri, uno dei quali  Louis Zamperini, figlio di immigrati italiani. Comincia cos, con un minuscolo canotto alla deriva mitragliato dagli aerei giapponesi, una delle pi straordinarie odissee della Seconda guerra mondiale. Dopo aver percorso 3200 chilometri in mare nutrendosi di uccelli crudi e fegato di pescecane, i tre sbarcano su un'isola in mano giapponese. Per due anni passeranno da un campo di prigionia all'altro, incontrando sadici aguzzini come il sergente Watanabe e misurandosi ogni giorno con la possibilit di essere uccisi, fino alla resa del Giappone e alla liberazione.
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Questa, per Louis Zamperini,  solo l'ennesima prova di una vita avventurosa sin dall'infanzia: giovanissimo delinquente di strada, aveva trovato nell'atletica leggera una via d'uscita, diventando un campione di mezzofondo e partecipando con onore ai 5000 metri alle Olimpiadi di Berlino del 1936 (dove aveva ricevuto i complimenti di Hitler in persona).
Reclutato nell'Aviazione nel 1940, mentre si stava preparando alle sue seconde Olimpiadi, prima di precipitare con il suo B24 nel Pacifico era sopravvissuto a durissimi combattimenti alle Hawaii.
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Conclusa la guerra, anche il rientro in patria non  semplice: gli incubi lo tormentano, portandolo a rifugiarsi nell'alcol.  il matrimonio con una ragazza di buona famiglia, bella e intelligente, e la riscoperta della fede a riportarlo alla vita: di l in poi il suo percorso  di nuovo un crescendo, si dedica al recupero dei ragazzini sbandati com'era stato lui e riesce persino a perdonare il suo torturatore.
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Il seguito della sua esistenza non cessa di sorprendere: viene scelto come tedoforo in cinque Olimpiadi, a settant'anni scopre lo skateboard, a ottantacinque torna nell'isola dove era stato prigioniero con il progetto di localizzare i resti dei marines i cui nomi aveva visto incisi sulla parete della sua cella. Quando diventer vecchio ha detto ve lo far sapere.
L'incredibile storia di Louis Zamperini viene raccontata da Laura Hillenbrand come un romanzo epico, un viaggio nelle possibilit estreme, fisiche e spirituali, dell'essere umano.
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L'Autrice.
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Laura Hillenbrand  giornalista e scrittrice. Prima di questo libro ha pubblicato il bestseller Seabiscuit, an American Legend, da cui  stato tratto l'omonimo film.
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Ai feriti e ai caduti.
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Cosa rimane dentro pi a lungo e pi in profondit?
Di paure strane, di dure battaglie,
o di tremendi assedi cosa resta pi in profondit?
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WALT WHITMAN, The Wound Dresser.
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Prefazione.
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Tutto ci che vedeva, in qualunque direzione guardasse, era acqua. Era la fine di giugno del 1943. In un qualche punto dell'infinita distesa dell'oceano Pacifico, Louie Zamperini, puntatore-bombardiere delle Army Air Forces e mezzofondista olimpionico, sedeva a bordo di un piccolo canotto, alla deriva verso ovest. Accasciato vicino a lui c'era un sergente, uno dei mitraglieri del suo aereo. Su un altro canotto, legato con una cima al primo, c'era un terzo membro dell'equipaggio, con una ferita a zigzag sulla fronte. I corpi dei tre uomini, bruciati dal sole e macchiati di giallo dai canotti che stingevano, erano ridotti a scheletri. Intorno a loro gli squali tracciavano pigri cerchi nell'acqua, strofinando il dorso lungo i canotti, in attesa.1
I tre erano alla deriva da ventisette giorni. Spinti da una corrente equatoriale, avevano navigato per almeno milleseicento chilometri, entrando in profondit nelle acque controllate dai giapponesi. I canotti cominciavano a deteriorarsi, trasformandosi in una specie di gelatina, ed emettevano un acre odore di bruciato. I corpi dei tre uomini erano butterati dalle piaghe provocate dal sale e le labbra erano cos gonfie da toccare le narici e il mento. Passavano i giorni con gli occhi fissi al cielo, cantando White Christmas e biascicando qualcosa riguardo al cibo. Nessuno li stava pi cercando. Erano soli in centottanta milioni di chilometri quadrati d'oceano.
Solo un mese prima, il ventiseienne Zamperini era stato uno dei pi grandi mezzofondisti del mondo e molti si erano aspettati che fosse il primo uomo a infrangere una delle barriere pi note dello sport, quella dei quattro minuti sul miglio.2 Adesso il suo corpo di atleta olimpionico pesava meno di quarantacinque chili e le sue famose gambe non erano pi in grado di sostenerlo. Quasi tutti, al di fuori della sua famiglia, lo avevano dato per morto.
Quella mattina del ventisettesimo giorno i tre sentirono un rumore distante, profondo e ritmico. Ogni aviatore conosceva quel suono: pistoni. Gli occhi dei naufraghi colsero uno scintillio nel cielo: un aereo, alto sopra di loro. Zamperini esplose due razzi di segnalazione e vers la polvere colorata in acqua, chiudendo i canotti in un vistoso cerchio arancione. L'aereo prosegu il suo volo, scomparendo lentamente. I tre sembrarono afflosciarsi. Poi il suono ritorn e l'aereo ricomparve: l'equipaggio li aveva avvistati.
I naufraghi cominciarono ad agitare le braccia, ridotte a poco pi di ossa e pelle giallastra, e a gridare, le voci indebolite dalla sete. L'aereo si abbass e sfrecci accanto ai canotti. Zamperini distinse i profili degli uomini a bordo, scuri sullo sfondo azzurro vivo.
Poi ci fu un ruggito terribile. L'acqua, e i canotti stessi, sembrarono ribollire. Era fuoco di mitragliatrici. Quello non era un aereo di soccorso americano. Era un bombardiere giapponese.
I tre si tuffarono in mare e si nascosero insieme sotto le imbarcazioni, rannicchiandosi istintivamente mentre i proiettili perforavano la gomma e tracciavano linee ribollenti nell'acqua intorno alle loro teste. I colpi delle mitragliatrici continuarono rabbiosi, poi si ridussero a un balbettio mentre il bombardiere si allontanava. I tre americani si arrampicarono faticosamente a bordo dell'unico canotto ancora abbastanza gonfio. L'aereo si inclin di lato e punt di nuovo verso di loro. Quando fu in assetto orizzontale, Zamperini riusc a vedere le canne delle mitragliatrici, puntate direttamente sul gommone.
Lanci un'occhiata ai compagni. Erano troppo deboli per rituffarsi. Mentre gli altri due si rannicchiavano con le mani sopra la testa, Louie si tuff, da solo.
Da qualche parte sotto di lui, gli squali si erano stancati di aspettare. Fecero una virata e nuotarono verso l'uomo sotto il canotto.
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PARTE PRIMA.
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Louie Zamperini adolescente.
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Foto dell'immagine originale di John Brodkin. (Per gentile concessione di Louis Zamperini).
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1.
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Rivolta solitaria.
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Nell'oscurit che precedeva l'alba del 26 agosto 1929, nella camera sul retro di una casetta a Torrance, California, un ragazzino di dodici anni si raddrizz a sedere sul letto, in ascolto. Dall'esterno arrivava un suono che si faceva sempre pi forte. Era un frusco possente e pesante che suggeriva immensit, un gigantesco taglio nell'aria direttamente sopra la casa. Il ragazzo si alz dal letto, scese la scala di corsa, spalanc la porta sul retro e and sul prato, che sembrava tremare a quel suono, quasi distaccato dal mondo e soffocato da un'oscurit innaturale. Il ragazzo rimase immobile nel giardino accanto al fratello maggiore, la testa piegata all'indietro, affascinato.
Il cielo era scomparso. Un oggetto, di cui riusciva a distinguere solo i contorni e che occupava un imponente arco di spazio, galleggiava basso sopra la casa. Era lungo pi di due campi e mezzo da football ed era alto come una citt. Oscurava le stelle.
Quello che il ragazzo vedeva era il dirigibile tedesco Graf Zeppelin. Con i suoi quasi duecentoquaranta metri di lunghezza e trentaquattro di altezza, era la pi grande macchina volante mai costruita dall'uomo. Pi lussuoso del pi raffinato degli aerei, in grado di scivolare nell'aria per enormi distanze, di dimensioni tali da lasciare chi lo vedeva a bocca aperta, era, nell'estate del 1929, la meraviglia del mondo. 1
All'aeronave mancavano solo tre giorni al completamento di una sensazionale impresa aeronautica: la circumnavigazione del pianeta. Il viaggio era iniziato il 7 agosto, quando lo Zeppelin aveva mollato gli ormeggi a Lakehurst, New Jersey, si era alzato nel cielo con un lungo, lento sospiro e si era diretto verso Manhattan. Quell'estate, sulla First Avenue, stava per iniziare la demolizione dell'hotel Waldorf-Astoria, che avrebbe ceduto il posto a un grattacielo di dimensioni senza precedenti: l'Empire State Building. Allo Yankee Stadium, nel Bronx, i giocatori di baseball indossavano per la prima volta le divise numerate: Lou Gehrig aveva il numero 4, Babe Ruth, che stava per mettere a segno il suo cinquecentesimo home run, il 3. A Wall Street i prezzi delle azioni stavano schizzando verso i massimi di sempre.
Dopo un lento giro intorno alla Statua della Libert, lo Zeppelin vir verso nord e affront l'Atlantico. Poi a tempo debito sotto di esso ricomparve la terraferma: la Francia, la Svizzera, la Germania. L'aeronave sorvol Norimberga, dove Adolf Hitler, un politico marginale e di secondo piano il cui Partito nazionalsocialista aveva subito una batosta alle elezioni del 1928, aveva appena tenuto un discorso a favore dell'infanticidio selettivo.2 Lo Zeppelin vol poi a est di Francoforte, dove una donna ebrea di nome Edith Frank si stava prendendo cura di Anne, la sua neonata. Facendo rotta in direzione nordest, il dirigibile sorvol l'Unione Sovietica. A quella visione, i contadini siberiani, cos isolati da non avere mai visto neppure un treno, caddero in ginocchio.
Il 19 agosto, mentre qualcosa come quattro milioni di giapponesi agitavano i fazzoletti gridando: Banzai!, lo Zeppelin sorvol tutta Tokyo per poi atterrare in un campo di volo. Quattro giorni dopo, al suono degli inni nazionali giapponese e tedesco, il dirigibile moll di nuovo gli ormeggi e, afferrato dalla morsa di un tifone, attravers il Pacifico a velocit pazzesca, diretto verso l'America. I passeggeri che guardavano dalle vetrate vedevano solo l'ombra del velivolo, che li seguiva sulle nuvole come un enorme squalo che nuotava a fianco.3 Quando le nubi si aprirono, i passeggeri intravidero creature gigantesche simili a mostri fare capriole nell'oceano.4
Il 25 agosto lo Zeppelin arriv a San Francisco. Dopo essere stato applaudito lungo tutta la costa californiana, scivol via nel tramonto, poi nell'oscurit e nel silenzio della mezzanotte. Lento come il vento che lo sospingeva, pass sopra Torrance, dove tutto il suo pubblico fu una manciata di poche anime assonnate, tra le quali il ragazzo in pigiama dietro la casa in Gramercy Avenue.
Immobile sotto il dirigibile, a piedi nudi sull'erba, era come ipnotizzato. Fu un momento, avrebbe detto in seguito, spaventosamente bello.5 Sentiva il borbottio possente dei motori che solcavano l'aria, ma non riusciva a vedere la pelle argentata del dirigibile, le sue grandiose nervature, le pinne della coda. Vedeva soltanto il buio dello spazio occupato dallo Zeppelin. Quella del dirigibile non era una presenza, ma una maestosa assenza, un geometrico oceano di oscurit che sembrava ingoiare il cielo stesso.
Il ragazzo si chiamava Louis Silvie Zamperini. Figlio di immigrati italiani, era venuto al mondo a Olean, New York, il 26 gennaio 1917, quattro chili e trenta grammi di neonato sotto una massa di capelli neri ispidi come filo spinato. Suo padre, Anthony, aveva dovuto cavarsela da solo fin dall'et di quattordici anni, prima come minatore e pugile, poi come operaio edile. La madre, Louise, era una bellezza minuta dal carattere allegro, sedicenne all'epoca del matrimonio e diciottenne alla nascita di Louie. A casa, dove si parlava solo italiano, Louise e Anthony chiamavano il loro bambino Toots.6
A partire dal momento in cui Louie impar a camminare, non fu pi possibile contenerlo. Fratelli e sorelle lo ricordano sfrecciare dappertutto, travolgendo flora, fauna e mobilio. Nell'attimo stesso in cui sua madre lo piazzava su una sedia e gli diceva di starsene tranquillo, lui spariva. Se Louise non teneva ben stretto tra le mani il suo irrequieto bambino, di solito non aveva la minima idea di dove fosse.7
Nel 1919 Louie aveva due anni. A letto con la polmonite, si arrampic sulla finestra della camera da letto, si cal al piano terra e si mise a correre praticamente nudo in strada, inseguito da un poliziotto sotto gli occhi dei passanti stupefatti. Poco tempo dopo, su consiglio del pediatra, Louise e Anthony decisero di trasferirsi con i figli nel clima pi mite della California. Il treno aveva lasciato da poco Grand Central Station quando Louie scatt in piedi, corse per tutta la lunghezza del convoglio e salt gi dal vagone di servizio. In piedi accanto alla madre agitatissima, mentre il treno faceva marcia indietro alla ricerca del bambino perduto, Pete, il fratello maggiore, vide Louie che camminava lungo il binario in perfetta serenit. Sollevato da terra, tra le braccia della madre, il piccolo sorrise. Sapevo che saresti tornata disse in italiano.
In California Anthony riusc a trovare lavoro come elettricista alle ferrovie e acquist un terreno di duemila metri quadrati alla periferia di Torrance, una cittadina di milleottocento abitanti. Con l'aiuto di Louise, tirarono su una baracca di una sola stanza, senza acqua corrente, con un gabinetto esterno sul retro e un tetto che, quando pioveva, li costringeva a sistemare dei secchi sui letti. Avendo come serrature soltanto dei semplici chiavistelli, Louise prese l'abitudine di starsene a sedere su una cassetta per le mele accanto alla porta con un matterello in mano, pronta a spaccare la testa a qualunque malintenzionato potesse minacciare i suoi figli.
Nella baracca, e poi nella casa di Gramercy Avenue dove la famiglia si trasfer un anno dopo, Louise teneva alla larga gli intrusi, ma non riusciva a tenere sotto controllo Louie. Attraversando di corsa una superstrada trafficata, per un soffio il bambino non venne investito da una vecchia auto. A cinque anni cominci a fumare, raccogliendo mozziconi dal marciapiede mentre andava all'asilo. A otto cominci a bere: una sera si nascose sotto la tavola della cena, sottrasse di nascosto alcuni bicchieri pieni di vino, li vuot tutti fino all'ultima goccia, infine usc barcollando di casa e croll in mezzo a un cespuglio di rose.
Un giorno Louise scopr che Louie si era trafitto una gamba con una canna di bamb; un'altra volta dovette chiedere a una vicina di ricucirgli l'alluce, praticamente reciso. E quando Louie torn a casa fradicio di petrolio, dopo essersi arrampicato su un impianto di trivellazione per tuffarsi in un pozzo ed essere quasi annegato, ci vollero cinque litri di acquaragia e un bel po' di strofinamenti prima che Anthony potesse riconoscere suo figlio.
Louie si esaltava a superare, a sfondare i limiti. Era indomabile. A mano a mano che cresceva e sviluppava una mente eccezionalmente intelligente, le semplici prove di coraggio non bastarono pi. A Torrance stava per iniziare la rivolta solitaria.
Se qualcosa era commestibile, Louie lo rubava. Con in tasca un rotolo di fil di ferro che usava per aprire i lucchetti, si appostava nei vicoli. Le casalinghe che si allontanavano un attimo dalla cucina al ritorno scoprivano che la cena era sparita. I vicini che per caso guardavano fuori dalle finestre sul retro potevano forse intravedere per un istante un ragazzo dalle lunghe gambe che sfrecciava lungo il vicolo con un'intera torta tenuta in equilibrio fra le mani. Una volta, escluso dalla lista degli invitati a una cena, Louie si introdusse nella casa, corruppe l'alano della famiglia con un osso e ripul la ghiacciaia. In occasione di un altro party, se ne and con un intero barilotto di birra. Quando scopr che i tavoli di raffreddamento del forno Meinzer si trovavano a debita distanza dalla porta posteriore, cominci ad aprire la serratura con il fil di ferro, ad afferrare dolci e torte e a mangiarne a volont, conservando gli avanzi come munizioni per le sue imboscate. Quando una squadra di ladri rivale si impossess del racket delle torte, Louie sospese i furti finch i colpevoli non furono catturati e i proprietari del forno abbassarono la guardia. Poi ordin ai suoi amici di riprendere i furti da Meinzer.
Una conferma della particolare infanzia di Louie  il fatto che le sue storie di solito si concludono con ... e poi sono scappato via correndo come un matto. Veniva spesso inseguito da persone che aveva derubato e almeno due minacciarono di sparargli. Per ridurre al minimo il rischio di farsi trovare prove addosso quando, come d'abitudine, la polizia si presentava a casa sua, organizz una serie di nascondigli in giro per la citt, tra i quali una specie di grotta per tre persone che scav nel bosco vicino. Sotto le gradinate del campo sportivo del liceo di Torrance, una volta Pete trov un barilotto di vino che Louie aveva rubato e nascosto l. Brulicava di formiche ubriache.
Nell'atrio del cinema di Torrance, Louie otturava con la carta igienica le fessure per le monete dei telefoni pubblici. Poi passava regolarmente a infilare del fil di ferro per tirar su le monete ammucchiate all'interno, agganciando la carta e riempiendosi le mani di spiccioli. Un commerciante di metalli non immagin mai che il sorridente ragazzino di origine italiana che si presentava spesso da lui per vendergli bracciate di rottami di rame avesse rubato quegli stessi rottami dal suo deposito la sera prima. Avendo scoperto in occasione di una zuffa con un suo avversario davanti a un circo che gli adulti erano disposti a regalare quarti di dollaro ai ragazzini purch facessero la pace, Louie dichiar una tregua con il nemico e i due cominciarono ad andare in giro insieme, inscenando finte risse davanti agli estranei.
Per regolare i conti con un tramviere che non si era fermato per farlo salire, Louie spalm del grasso sulle rotaie. Quando un'insegnante lo mand in castigo in un angolo perch aveva sparato palline di carta masticata con la cerbottana, le sgonfi le gomme dell'auto con degli stuzzicadenti. Dopo avere onestamente stabilito il record dei boy scout dello Stato nell'accensione del fuoco per sfregamento, batt il suo stesso record impregnando la legna di benzina, miscelandola a capocchie di fiammiferi e provocando una piccola esplosione. Una volta rub il tubo della caffettiera a filtro di un vicino, prepar una postazione da cecchino su un albero, si riemp la bocca di bacche dell'albero del pepe e cominci a spararle attraverso il tubo, mettendo in fuga le ragazze del quartiere.
Il suo capolavoro divenne leggenda. Una notte Louie sal sul campanile della chiesa battista, fiss alla campana l'estremit di una corda da pianoforte, tese la corda legandola al ramo di un albero vicino scosso dal vento, e mise in allarme polizia, vigili del fuoco e tutta Torrance con quello che sembrava un inspiegabile scampanio spontaneo. I pi creduloni dissero che era un segno divino.
Solo una cosa spaventava Louie. Era ormai nella tarda adolescenza quando un pilota atterr vicino a Torrance e lo port a fare un volo. C'era da aspettarsi che un bambino cos intrepido rimanesse estasiato dall'esperienza, ma la velocit e l'altezza lo terrorizzarono. Da quel giorno in poi non volle avere pi niente a che fare con gli aerei.
Nel corso di un'infanzia di geniali fughe e stratagemmi, Louie fece qualcosa di pi che combinare marachelle. Plasm l'uomo che sarebbe diventato da adulto. Sicuro di essere intelligente, pieno di risorse e abbastanza audace da riuscire a cavarsela in qualsiasi situazione di pericolo, era quasi incapace di provare sconforto. Quando la storia lo port in guerra, fu proprio quell'indistruttibile ottimismo a contraddistinguerlo.
Louie aveva venti mesi meno di suo fratello, che era tutto ci che lui non era. Pete Zamperini era bello, ben voluto, sempre vestito in modo impeccabile, gentile con gli anziani e fraterno con i giovani, affascinante con le ragazze e talmente dotato di buon senso che, anche da bambino, i genitori lo consultavano in occasione di decisioni difficili. A cena aiutava sua madre ad accomodarsi a tavola, andava a dormire alle sette e metteva la sveglia sotto il cuscino per non svegliare Louie, con il quale divideva il letto. Alle due e mezzo si alzava e passava tre ore a consegnare i giornali a domicilio. Depositava tutti i suoi guadagni in banca, che con la Grande Depressione si sarebbe mangiata tutto, fino all'ultimo centesimo. Cantava benissimo e aveva la galante abitudine di tenere appuntate delle spille nei risvolti dei pantaloni, nel caso una spallina dell'abito della ragazza con cui ballava avesse ceduto. Una volta salv una ragazza che stava annegando. Pete irradiava un'aura di gentile ma indiscutibile autorevolezza che spingeva chiunque lo incontrasse, anche gli adulti, a lasciarsi influenzare dalle sue opinioni. Perfino Louie, che del non ascoltare nessuno aveva fatto una religione, gli dava retta.
Louie idolatrava suo fratello, che vegliava su di lui e sulle sorelle minori, Sylvia e Virginia, con un atteggiamento paterno e protettivo. Al tempo stesso per era eclissato da Pete e si sentiva continuamente rinfacciare le differenze tra loro due. Sylvia ricorda sua madre che, in lacrime, diceva a Louie quanto avrebbe voluto che assomigliasse di pi a suo fratello. La cosa pi irritante era che la reputazione di Pete era in parte un mito. Anche se a scuola otteneva voti solo un po' migliori di quelli scarsi di Louie, il preside dava per scontato che fosse uno studente da dieci e lode. La notte del miracolo della campana di Torrance, una torcia ben indirizzata avrebbe illuminato le gambe di Pete che dondolavano da un ramo dell'albero accanto a quelle di Louie. E non sempre Louie era l'unico ragazzo Zamperini che sfrecciava nel vicolo con generi commestibili che fino a poco prima erano appartenuti a vicini di casa. Ma non accadeva mai che qualcuno sospettasse di Pete. Pete non si faceva mai prendere racconta Sylvia. Louie sempre.8
Niente in Louie si armonizzava con gli altri bambini. Era un ragazzino gracile e, nei primi anni a Torrance, i suoi polmoni erano ancora cos compromessi dalla polmonite che nelle gare podistiche in campagna qualsiasi ragazza del posto poteva fargli mangiare la polvere. I suoi lineamenti, che in seguito si sarebbero assestati in un gradevole insieme, si sviluppavano a ritmi diversi, conferendogli una strana faccia che sembrava il brutto risultato di uno scoordinato lavoro di gruppo. Le orecchie sporgevano dalla testa come due pistole nelle fondine ed erano sormontate da un ingovernabile disastro di capelli neri che lo mortificava. Louie attaccava la sua capigliatura con il ferro caldo della zia Margie, ogni notte la imprigionava in una calza di seta e la mattina ci spalmava sopra talmente tanto olio di oliva che le mosche lo seguivano fino a scuola. Niente pareva funzionare.
E poi c'era il fattore etnico. Nei primi anni Venti gli italiani a Torrance erano cos disprezzati che quando gli Zamperini arrivarono in citt, i vicini presentarono una petizione al comune perch venissero allontanati. Louie, che prima di cominciare le elementari conosceva solo qualche parola di inglese, non poteva nascondere il suo pedigree. Sopravvisse all'asilo restando sempre in silenzio, ma poi in prima elementare gli capit di urlare Brutto bastardo! a un compagno e gli insegnanti si resero conto della situazione. E aggravarono il disagio del bambino facendogli ripetere l'anno.9
Era un ragazzino segnato. I bulli, attirati dalla sua diversit e sperando di costringerlo a imprecare in italiano, lo prendevano a sassate, lo insultavano, lo pestavano con pugni e calci. Louie una volta tent di comprare la loro compassione offrendo il suo pranzo, ma i ragazzi lo picchiarono comunque, lasciandolo sanguinante. Avrebbe potuto porre fine ai pestaggi scappando o mettendosi a piangere, ma rifiutava entrambe le alternative. Potevi picchiarlo a morte dice Sylvia e lui non diceva neppure ahi e nemmeno versava una lacrima. Si limitava a coprirsi la faccia con le mani e a prenderle.10
Verso i tredici anni, Louie prese una piega pi dura. Solitario e scontroso, vagava ai margini di Torrance, e le sue uniche, instabili amicizie erano altri ragazzini difficili che accettavano la sua guida. Svilupp una tale fobia dei germi da non tollerare che qualcuno si avvicinasse al suo cibo. Anche se poteva essere un ragazzo dolce, era spesso irascibile e turbolento. Fingeva durezza, ma era intimamente tormentato. I ragazzini che partecipavano alle feste lo vedevano sovente ciondolare fuori, incapace di trovare il coraggio di entrare.
Frustrato dalla propria incapacit di difendersi, ne fece una materia di studio. Suo padre gli insegn come allenarsi al sacco e gli costru un bilanciere con due barattoli di caff riempiti di piombo e saldati a un tubo. Quando capit di nuovo che un bullo lo attaccasse, Louie evit un sinistro e colp con un destro la bocca del ragazzo, che url di dolore e scapp di corsa con un dente rotto. Louie non avrebbe mai dimenticato la sensazione di leggerezza che prov mentre tornava a casa.
Con il passare del tempo il suo carattere si fece sempre pi selvaggio, la miccia dell'irritabilit sempre pi corta, le azioni sempre pi gravi. Picchi una ragazza. Prese a spintoni un insegnante. Scagli pomodori marci contro un poliziotto. I ragazzini che in qualche modo lo contrariavano si ritrovavano con le labbra gonfie e i bulli impararono a stargli alla larga. Una volta trov Pete nel cortile davanti a casa, immobile davanti a un altro ragazzo. Tutti e due tenevano i pugni davanti al mento, tutti e due aspettavano che l'altro colpisse. Louie non poteva sopportarlo ricorder Pete.11 Stava l in piedi e urlava: Colpiscilo, Pete! Colpiscilo, Pete!. Io invece aspetto e tutto a un tratto Louie si volta e molla un pugno nella pancia del ragazzo. E poi scatta e corre via!
Anthony Zamperini non ne poteva pi.12 Gli sembrava che i poliziotti fossero sempre sulla veranda di casa sua, intenti a cercare di far ragionare Louie. C'erano vicini con i quali scusarsi e danni da risarcire con soldi che Anthony non aveva. Pur adorando il figlio, era esasperato dal suo comportamento e gli rifilava frequenti, energiche ripassate. Una volta, dopo avere sorpreso Louie che si calava da una finestra nel cuore della notte, gli sferr un calcio nel sedere cos potente da sollevarlo da terra. Louie subiva le punizioni in silenzio e senza lacrime, poi tornava a compiere le stesse malefatte, solo per dimostrare che poteva farlo.
Louise, sua madre, preferiva un approccio diverso. Louie era praticamente la sua copia in tutto e per tutto, occhi azzurri compresi. A una spinta, lei reagiva con uno spintone. Se la carne che aveva comprato non era buona, tornava a passo di marcia dal macellaio impugnando una padella. Amante degli scherzi, una volta ricopr di glassa una scatola di cartone, che poi offr come dolce di compleanno a un vicino di casa. Un'altra volta Pete le disse che, per una scatola di cioccolatini, avrebbe bevuto l'olio di ricino; Louise accett, lo guard bere e poi gli porse una scatola vuota. Mi avevi chiesto solo la scatola, tesoro disse con un sorriso.13  tutto quello che sono riuscita a procurarmi. E comprendeva l'irrequietezza di suo figlio Louie. Una sera di Halloween si vest come un ragazzo e se ne and in giro per la citt con Louie e Pete, bussando alle porte per il tradizionale dolcetto o scherzetto. Una banda di ragazzini, pensando che Louise fosse uno dei duri locali, la placc e cerc di rubarle i pantaloni. La piccola Louise Zamperini, madre di quattro figli, era in piena zuffa quando i poliziotti la fermarono per disturbo alla quiete pubblica.
Consapevole che le punizioni non facevano che provocare la ribellione in Louie, sua madre scelse un percorso pi astuto e tortuoso. A caccia di un informatore, si lavor i compagni di scuola di suo figlio con una serie di torte fatte in casa e alla fine arruol un ragazzino malleabile di nome Hugh, il cui amore per i dolci segn la rovina di Louie. Tutto a un tratto Louise sapeva sempre quello che Louie stava combinando e i suoi figli cominciarono a chiedersi se non avesse sviluppato qualche potere extrasensoriale. Sicuro che la spia fosse Sylvia, Louie si rifiut di sedere allo stesso tavolo con lei e prese a consumare i pasti in astiosa solitudine accanto allo sportello aperto del forno. Una volta si infuri talmente con sua sorella che la insegu per tutto l'isolato. Correndo pi veloce di Louie per l'unica volta nella sua vita, Sylvia sfrecci lungo il vicolo e si tuff nel capanno degli attrezzi del padre, da dove Louie la stan facendo entrare nel capanno il suo animaletto domestico, un serpente lungo un metro. A quel punto la ragazza corse a chiudersi dentro l'auto di famiglia, dove rimase per l'intero pomeriggio. Era una questione di vita o di morte dir Sylvia circa settantacinque anni dopo.14
Nonostante tutti i suoi sforzi, Louise non riusc a cambiare il figlio. Louie scapp di casa e vag per giorni a San Diego, dormendo sotto i viadotti dell'autostrada. Cerc di cavalcare un manzo al pascolo e, disarcionato, fin sulla ruvida corteccia di un albero caduto; torn a casa zoppicando, con il ginocchio ferito fasciato con un fazzoletto da naso. I ventisette punti che gli diedero non lo calmarono. Colp un ragazzo con un pugno cos potente da fratturargli il naso. Mand al tappeto un altro ragazzo e gli riemp la bocca di fazzoletti di carta. I genitori proibivano ai figli anche solo di avvicinarsi a lui. Un agricoltore, furioso per le continue ruberie, caric il suo fucile da caccia con sale grosso e gli spar nel sedere. Louie picchi un compagno con tanta violenza da lasciarlo privo di sensi in un fosso, cosa che gli fece temere di averlo ucciso. Quando Louise vide il sangue sulle nocche del figlio scoppi in lacrime.15
Mentre si preparava a iniziare il liceo alla Torrance High School, Louie sembrava sempre meno un ragazzino scapestrato e sempre pi un giovane uomo pericoloso. Con il liceo si sarebbe conclusa la sua carriera scolastica. Non c'era denaro per il college: il salario di Anthony si esauriva prima che finisse la settimana, costringendo Louise a improvvisare pasti a base di melanzane, latte, pane raffermo, funghi selvatici e di conigli che Louie e Pete riuscivano a cacciare nei campi.16 Con voti da bocciatura e nessuna particolare abilit, Louie non aveva alcuna speranza di ottenere una borsa di studio. Ed era improbabile anche che riuscisse a trovarsi un lavoro. Era arrivata la Grande Depressione e il tasso di disoccupazione si stava avvicinando al venticinque per cento.17 Louie non aveva vere ambizioni. Quando gli chiedevano cosa avrebbe voluto fare, di solito rispondeva: Il cowboy.
Negli anni Trenta l'America si era infatuata dell'eugenetica, la pseudoscienza che si proponeva di rafforzare e migliorare la specie umana eliminando gli inadatti dal pool genetico.18 Oltre ai ritardati mentali, ai pazzi e ai criminali, la categoria inadatti comprendeva le donne che avevano rapporti sessuali al di fuori del vincolo del matrimonio (sintomo di malattia mentale), gli orfani, i disabili, i poveri, i senzatetto, gli epilettici, i soggetti dediti alla masturbazione, i ciechi e i sordi, gli alcolisti e le donne i cui genitali eccedessero determinate misure. Alcuni eugenisti erano fautori dell'eutanasia, che negli ospedali psichiatrici veniva silenziosamente praticata su una quantit di persone che venivano lasciate in stato di abbandono letale o eliminate mediante veri e propri omicidi. In un istituto psichiatrico dell'Illinois, ai nuovi pazienti veniva somministrato latte prodotto da mucche tubercolotiche, nella convinzione che solo gli indesiderabili sarebbero morti.19 In effetti morirono quattro pazienti ogni dieci. Uno strumento pi diffuso dell'eugenetica fu la sterilizzazione forzata, imposta a una massa di disgraziati che, per comportamento deviante o sfortuna, erano finiti nelle mani dei governi statali. Nel 1930, quando Louie aveva da poco compiuto i tredici anni, la California era entusiasta dell'eugenetica e avrebbe finito con lo sterilizzare qualcosa come ventimila persone.
Louie era ancora un ragazzino quando a Torrance accadde un fatto che fece aprire gli occhi sulla realt. Un ragazzo del quartiere venne giudicato mentalmente ritardato e ricoverato in un istituto; si riusc a salvarlo per un soffio dalla sterilizzazione solo grazie ai frenetici sforzi dei suoi genitori, aiutati anche dai concittadini di Torrance. Seguito negli studi dal fratello e dalle sorelle di Louie, in seguito il ragazzo ottenne il massimo dei voti a scuola. Louie non era mai a pi di un passo dal riformatorio o dal carcere e, quale creaguai seriale, pessimo studente e sospetto italiano, era esattamente il tipo di delinquente che gli eugenisti volevano eliminare.20 Rendendosi conto all'improvviso del rischio che correva, Louie si sent profondamente scosso.
La persona che era diventato non era, e lui lo sapeva, il suo vero io. Cominci a fare piccoli, incerti tentativi per entrare in contatto con gli altri. Lav e strofin il pavimento della cucina per fare una sorpresa a sua madre, la quale per diede per scontato che fosse stato Pete. Mentre il padre era fuori citt, Louie revision e mise a punto il motore della berlina di famiglia, una Marmon Roosevelt otto cilindri. Infornava biscotti per poi regalarli e quando sua madre, stanca della confusione, lo cacci dalla sua cucina, riprese a fare biscotti a casa di una vicina. Regalava quasi tutto quello che rubava. Aveva un cuore grande dir Pete.21 Louie regalava tutto, che fosse suo o no.
Qualsiasi tentativo facesse per emendarsi finiva male. Prese a starsene rintanato da solo, a leggere romanzi di Zane Grey e a sognare di viverli: un uomo e il suo cavallo nelle terre della frontiera, lontano dal resto del mondo. Andava costantemente a caccia di film western, di cui perdeva il filo della trama per immergersi negli scenari. C'erano notti in cui trascinava le coperte in giardino per dormire da solo e altre in cui restava sveglio a letto, sotto le foto del cowboy cinematografico Tom Mix e del suo meraviglioso cavallo Tony, e si sentiva rodere da qualcosa che non riusciva a scrollarsi di dosso.
Nella camera da letto sul retro sentiva passare i treni. Disteso accanto al fratello addormentato, ascoltava quel suono basso e ritmico: prima debole, poi pi forte, poi di nuovo debole, poi un alto fischio che sembrava chiamarlo e infine pi nulla. Era un suono che gli faceva venire la pelle d'oca. Perso in desideri inespressi, Louie si immaginava su un treno e si vedeva diventare sempre pi piccolo e sempre pi distante, fino a scomparire.22
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2.
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Correre come un pazzo.
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La riabilitazione di Louie Zamperini cominci nel 1931, con una chiave. Il quattordicenne Louie si trovava nella bottega di un fabbro quando sent qualcuno dire che, se inserisci una chiave qualsiasi in una qualsiasi serratura, hai una probabilit su cinquanta che la chiave apra la serratura. Ispirato da quelle parole, Louie cominci a collezionare chiavi e a provarle nelle serrature. Non ebbe fortuna finch non prov la chiave di casa sua nella porta posteriore della palestra della Torrance High. Quando la stagione del campionato di basket inizi, venne rilevata un'inspiegabile discrepanza tra il numero di biglietti da dieci centesimi venduti e quello considerevolmente maggiore di ragazzi seduti in gradinata. Verso la fine di quell'anno qualcuno cap il trucco e Louie, per l'ennesima volta, venne trascinato nell'ufficio del preside. In California, gli studenti nati in inverno passavano alla classe superiore in gennaio, per cui Louie stava per iniziare la nona. Il preside lo pun escludendolo da ogni attivit atletica e sociale. Louie, che non aveva mai preso parte a nulla di tutto ci, rimase del tutto indifferente.
Non appena venne a conoscenza dell'accaduto, Pete si present immediatamente dal preside. Per dare maggior peso alla sua perorazione, port con s anche la madre, nonostante il suo inglese fosse ancora molto scarso. Pete spieg al preside che Louie chiedeva disperatamente attenzione, ma dato che non l'aveva mai ottenuta sotto forma di lode, la cercava sotto forma di punizione. Se solo avesse ricevuto un riconoscimento positivo, sostenne Pete, suo fratello avrebbe cambiato completamente la propria vita. Chiese al preside di permettere a Louie di praticare uno sport. Il preside rifiut e Pete gli domand se avrebbe potuto vivere con il peso del fallimento di Louie sulla coscienza. Per un sedicenne era una cosa insolente da dire al proprio preside, ma Pete era l'unico ragazzo di Torrance che potesse permettersi un'osservazione del genere e che fosse anche in grado di renderla persuasiva. Louie venne riammesso all'atletica per l'anno 1932.1
Pete aveva grandi progetti per suo fratello. Studente dell'ultimo anno nel 1931-32, lui si sarebbe diplomato con dieci varsity letters (i monogrammi da cucire sulle giacche con cui le scuole premiano l'eccellenza degli studenti), di cui tre per il basket e tre per il baseball. Ma il suo forte era l'atletica, per la quale aveva ottenuto quattro varsity letters, uguagliando tra l'altro il primato della scuola sul mezzo miglio e stabilendo il record sul miglio con 5'06. Guardando Louie, la cui unica buona qualit era la velocit di fuga, Pete pens di vedere lo stesso talento emergente.2
Per come andarono le cose, non fu Pete a spingere per la prima volta suo fratello su una pista d'atletica.3 Fu il debole di Louie per le ragazze. In febbraio le studentesse della nona cominciarono a organizzare una squadra per una riunione di atletica della scuola e, in una classe che contava solo quattro maschi, Louie era l'unico che desse l'impressione di poter correre. Le ragazze fecero leva sul loro fascino e Louie si ritrov in pista, a piedi nudi, per correre i seicento metri. Tutti scattarono sulla pista e lui li segu, arrancando con i gomiti in fuori e restando di gran lunga staccato. Tagli per ultimo il traguardo e sent ridacchiare. Ansimante e umiliato, lasci immediatamente la pista e and a nascondersi sotto le tribune. L'allenatore borbott qualcosa su come quel ragazzo potesse fare tutto quello che voleva, tranne che correre.  mio fratello replic Pete.
Da quel giorno in poi Pete non smise mai di stare addosso a Louie, costringendolo ad allenarsi e, dopo qualche tempo, trascinandolo di nuovo in pista per una seconda riunione. Incitato dai compagni in tribuna, Louie si impegn abbastanza da arrivare terzo. Detestava correre, ma gli applausi erano inebrianti e la prospettiva di averne altri fu un incentivo sufficiente perch diventasse relativamente accondiscendente. Pete lo costringeva ad allenarsi tutti i giorni, seguendolo in bicicletta e pungolandolo con un bastone.4 Louie trascinava i piedi, si lamentava e si fermava al primo sintomo di affaticamento. Suo fratello lo convinceva a rialzarsi e a continuare. Louie cominci a vincere. A fine stagione, fu il primo ragazzo di Torrance a disputare le All City Finals. Si classific quinto.
Pete aveva avuto ragione a proposito del talento di Louie, al quale per l'allenamento sembrava solo l'ennesima costrizione. La notte ascoltava sempre il fischio dei treni di passaggio e un giorno, nell'estate del '32, non resistette pi.
Tutto cominci con un lavoretto che suo padre gli chiese di sbrigare. Louie si rifiut e ne segu una lite. Il ragazzo gett qualche indumento in una borsa e si precipit infuriato verso la porta. I genitori gli ordinarono di fermarsi, ma Louie ormai era al di l di ogni possibilit di persuasione. Mentre stava uscendo, sua madre corse in cucina e torn con un sandwich avvolto nella carta oleata. Louie lo cacci nella borsa e se ne and. Era a met del sentiero che portava in strada quando si sent chiamare. Si volt e vide suo padre che, accigliato, gli tendeva due dollari. Erano parecchi soldi per un uomo il cui salario non arrivava a coprire le spese della settimana. Louie prese il denaro e si allontan.
Convinse un amico a unirsi a lui e, dopo avere raggiunto Los Angeles in autostop, i due forzarono le portiere di un'auto e dormirono sui sedili. Il giorno dopo saltarono su un treno, si arrampicarono sul tetto e cominciarono a viaggiare in direzione nord.
Quel viaggio fu un incubo. I due ragazzi a un certo punto si ritrovarono rinchiusi in un carro merci cos caldo e soffocante che ben presto furono presi dalla frenesia di uscirne. Louie trov un pezzo di metallo, sal sulle spalle dell'amico, forz un'apertura di ventilazione, riusc a uscire contorcendosi e poi aiut il suo amico, procurandosi seri tagli nel corso dell'operazione. Poi vennero scoperti da un ispettore delle ferrovie che, pistola in pugno, li costrinse a saltare dal treno in corsa. Dopo diversi giorni di marcia e di fughe da frutteti e negozi di alimentari dove avevano cercato di rubare qualcosa da mangiare, si ritrovarono a sedere per terra in uno scalo ferroviario. Sporchi, ammaccati e bruciati dal sole, si divisero il barattolo di fagioli che avevano rubato. Pass un treno e Louie alz gli occhi. Ho visto... tavoli con belle tovaglie bianche e cristalli, e cibo, e gente che rideva, si divertiva e mangiava dir in seguito. E io me ne stavo seduto tremante con un miserabile barattolo di fagioli. Ripens alle banconote nella mano di suo padre, alla paura negli occhi di sua madre quando gli aveva dato il sandwich. Si alz in piedi e si avvi verso Torrance.
Non appena entr in casa, Louise gli gett le braccia al collo, controll le lesioni, lo port in cucina e gli diede un biscotto. Anthony rientr, vide Louie e si lasci cadere su una sedia, con un'espressione di sollievo in viso. Dopo cena Louie sal di sopra, croll sul letto e sussurr la sua resa a Pete.
Nell'estate del 1932 Louie in pratica non fece altro che correre. Su invito di un amico, and a stare in una capanna di tronchi nella riserva indiana Cahuilla, nel deserto in quota della California meridionale.5 Ogni mattina si alzava con il sole, afferrava il suo fucile e correva nella steppa desertica. Correva su e gi per le colline, nel deserto, attraverso le gole. Inseguiva i cavalli selvaggi, sfrecciando in mezzo alle mandrie vorticanti e tentando invano di aggrapparsi a una criniera per issarsi sulla groppa dell'animale. Andava a nuotare in una sorgente sulfurea, osservato dalle donne Cahuilla che strofinavano il bucato sulle rocce, e poi si distendeva a terra per asciugarsi al sole. Ogni pomeriggio, mentre tornava correndo alla capanna, cacciava un coniglio per la cena. Ogni sera si arrampicava sul tetto e si rilassava leggendo i romanzi di Zane Grey. Quando il sole tramontava e le parole svanivano, lasciava vagare lo sguardo sul paesaggio, commosso dalla sua bellezza, e lo osservava scivolare dal grigio al porpora prima che il buio fondesse terra e cielo. Al mattino si alzava per correre di nuovo. Non correva via da qualcosa o verso qualcosa, non correva per qualcuno o a dispetto di qualcuno: correva perch era quello che il suo corpo desiderava fare. L'irrequietezza, l'insicurezza e il bisogno di contrapporsi scomparvero. Tutto quello che sentiva era pace.6
Torn a casa con la smania di correre. Tutto l'impegno un tempo dedicato ai furti venne riversato sulla pista. Dietro istruzioni di Pete, copriva di corsa l'intero percorso di consegna del Torrance Herald, l'andata e ritorno da scuola, il tratto fino alla spiaggia e ritorno. Raramente restava sul marciapiede, deviando nei prati delle case per saltare le siepi. Smise di bere e di fumare. Per aumentare la capacit polmonare, correva alla piscina pubblica di Redondo Beach, si tuffava e toccava il fondo, dove artigliava il tappo dello scarico e restava a fluttuare sott'acqua, ogni volta un po' pi a lungo. Con il tempo arriv a resistere in apnea per tre minuti e quarantacinque secondi. C'era sempre gente che si tuffava pensando di doverlo salvare.
Louie trov anche un modello di comportamento. Negli anni Trenta l'atletica era estremamente popolare e i suoi esponenti di spicco erano famosissimi. Uno di loro era un mezzofondista della Kansas University che si chiamava Glenn Cunningham.7 Da bambino Cunningham si era trovato all'interno di una scuola che era saltata in aria; l'incidente aveva ucciso suo fratello e gli aveva provocato gravi ustioni alle gambe e al torace. C'era voluto un mese e mezzo prima che potesse tornare a sedersi e ancora pi tempo prima che fosse in grado di reggersi in piedi. Non riuscendo a distendere le gambe, aveva imparato a spostarsi tenendosi appoggiato a una sedia, trascinando le gambe dietro di s. Era poi passato alla coda del mulo di famiglia e in seguito, aggrappato alla coda di un docile cavallo di nome Paint, aveva cominciato a correre, cosa che all'inizio gli aveva causato dolori atroci. Nel giro di pochi anni stava gi gareggiando, stabiliva record sul miglio e batteva gli avversari di un'intera dirittura d'arrivo. Nel 1932 il modesto, gentile Cunningham, che aveva gambe e schiena segnate da un irregolare reticolo di cicatrici, stava acquistando una risonanza nazionale ed entro breve sarebbe stato acclamato come il pi grande specialista sul miglio della storia americana. Louie aveva il suo eroe.
Nell'autunno del 1932 Pete inizi i suoi studi a Compton, un piccolo college completamente gratuito per i borsisti, dove divent una star della corsa.8 Quasi ogni pomeriggio tornava a casa per allenare Louie, correndo di fianco a lui, correggendogli l'impostazione dei gomiti e insegnandogli la strategia di gara. Louie aveva un raro vantaggio biomeccanico, e cio le anche che ruotavano mentre correva: quando una gamba si tendeva in avanti, contemporaneamente ruotava in avanti anche l'anca corrispondente, il che gli garantiva un passo eccezionalmente efficiente di oltre due metri.9 Dopo averlo osservato dalla recinzione del campo della Torrance High, alla cheerleader Toots Bowersox venne in mente una sola parola per descriverlo: Scioooooltezza!.10 Pete riteneva che le gare di velocit che Louie stava disputando fossero su distanze troppo brevi. Suo fratello avrebbe corso il miglio, esattamente come Glenn Cunningham.
Nel gennaio del 1933 Louie inizi la decima classe. Aveva perso i vecchi modi scostanti e spinosi ed era ormai ben accetto nei gruppi studenteschi d'lite. Veniva invitato ai picnic a base di salsicce11 di fronte al Kellow's Hamburg Stand, dove cantava in coro con gli altri alla musica di un ukulele, e partecipava a partite di touch football giocate con un asciugamano annodato, competizioni che finivano inevitabilmente con una cheerleader incastrata in un bidone della spazzatura. Mettendo a frutto l'improvvisa popolarit, Louie si candid alla carica di capoclasse e vinse, utilizzando il discorso che Pete aveva scritto per aggiudicarsi lo stesso titolo a Compton. Ma la cosa migliore era che tutto a un tratto le ragazze lo trovavano affascinante. Il giorno del suo sedicesimo compleanno stava tranquillamente camminando da solo quando cadde nell'imboscata che gli era stata tesa da una banda di cheerleader ridacchianti. Una ragazza si mise a sedere su di lui mentre le altre gli davano sedici sculacciate sul sedere, pi una per puro diletto.
Quando in febbraio cominci la stagione di atletica, Louie era curioso di vedere i frutti dell'allenamento. La trasformazione era stupefacente. Gareggiando in short di seta nera, che sua madre aveva ricavato da una gonna, vinse una prova sugli 800 metri, battendo di oltre due secondi il record della scuola, detenuto anche da Pete. Una settimana dopo sbalord tutti correndo il miglio in 5'3, tre secondi meno del record di Pete.12 In un'altra riunione blocc i cronometri a 4'58. Tre settimane pi tardi stabil il record dello Stato in 4'50,6. A inizio aprile scese a 4'46 e a fine mese a 4'42. Accidenti! Oh accidenti! scrisse un giornale locale. Ma quel ragazzo vola? S,  il giovane Zamperini!13
Louie corse il miglio quasi ogni settimana, saettando per tutta la stagione imbattuto e senza rivali. Quando esaur i liceali da massacrare, sfid Pete e altri tredici atleti di college in una corsa di due miglia a Compton.14 Sebbene avesse solo sedici anni e non si fosse mai allenato su quella distanza, vinse con quasi cinquanta metri di distacco dal secondo. Poi partecip alla corsa campestre di due miglia nel quadro del meeting Southern California Cross Country organizzato dall'UCLA.15 Correndo tanto in scioltezza da non sentire neppure i piedi toccare terra, Louie and subito in testa e continu ad allungare. A met gara aveva un vantaggio di duecento metri e gli osservatori cominciarono a chiedersi quando sarebbe crollato il ragazzo con i calzoncini neri. Louie non croll. Dopo avere tagliato il traguardo, riscrivendo il record della corsa, si volt a guardare il lungo rettilineo. Non si vedeva ancora nessuno degli altri partecipanti. Louie aveva vinto dando pi di quattrocento metri di distacco agli altri corridori.
Louie vince la corsa campestre di due miglia dell'UCLA un vantaggio di oltre quattrocento metri sui rivali. Alle sue spalle, il fratello Pete sta correndo verso di lui per congratularsi. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Si sent quasi sul punto di svenire, ma non per lo sforzo. Per la consapevolezza di essere ci che era.
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3.
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Il Tornado di Torrance.
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Succedeva ogni sabato. Louie andava alla pista di atletica, faceva il riscaldamento, si sdraiava sulla pancia nel prato all'interno della pista, visualizzava l'imminente gara, poi raggiungeva la linea di partenza, aspettava lo sparo dello starter e scattava. Pete sfrecciava avanti e indietro sul prato, tenendo d'occhio il cronometro, gridando incoraggiamenti e istruzioni. E quando Pete dava il segnale, Louie distendeva le lunghe gambe e i suoi avversari cominciavano a restare indietro, staccati e, per usare le parole di un giornalista, mestamente scoraggiati e disillusi.1 Louie tagliava il traguardo, Pete l'abbracciava e i ragazzi sulle gradinate applaudivano e pestavano i piedi. Poi c'erano le ondate di ragazze che chiedevano l'autografo, il ritorno a casa, i baci della mamma e le foto sul prato con il trofeo in mano. Louie vinse cos tanti orologi da polso, tradizionale premio delle gare d'atletica, che cominci a regalarli in giro per la citt. Periodicamente spuntava un nuovo golden boy che veniva presentato come colui che lo avrebbe battuto, e che invece finiva regolarmente ridicolizzato. Una delle vittime di Louie, scrisse un giornalista, era stato descritto come il ragazzo che non sa ancora quanto pu essere veloce. L'ha scoperto sabato.2
Il momento supremo di Louie al liceo fu ai campionati di atletica leggera della Southern California del 1934.3 Al nastro di partenza c'era quello che veniva descritto come il miglior gruppo di specialisti sul miglio nella storia dei licei americani; Louie batt tutti e corse in 4'21,3, migliorando di oltre due secondi il record nazionale scolastico stabilito durante le Prima guerra mondiale.* L'avversario principale di Louie si sfianc talmente nel tentativo di reggerne il passo che dovette essere portato via di peso. Mentre trottava tra le braccia di Pete, Louie avvert una punta di rammarico. Si sentiva troppo fresco. Disse che, se avesse corso il secondo giro pi velocemente, avrebbe potuto arrivare a 4'18. Un giornalista predisse che il suo record avrebbe resistito vent'anni. Furono solo diciannove.
Louie e Pete. (Bettmann/Corbis)
Un tempo arcicanaglia della citt, Louie adesso era una superstar e Torrance gli perdonava tutto. Quando si allenava, la gente si schierava lungo la pista e lo incitava gridando: Forza, Uomo d'Acciaio!. Le pagine sportive del Times e dell'Examiner di Los Angeles erano piene di articoli sul ragazzo prodigio, che il Times chiamava la Tempesta di Torrance e che per tutti gli altri era il Tornado di Torrance.5 Secondo una fonte, gli articoli riguardanti Louie garantivano tali vendite al Torrance Herald che il giornale assicur le sue gambe per 50.000 dollari.6 I suoi concittadini organizzavano carovane di auto per assistere alle sue gare, affollando gli spalti. Imbarazzato da tutta quell'attenzione, Louie chiese ai genitori di non andare pi a vederlo correre. Louise per ci andava lo stesso e sgattaiolava di nascosto accanto alla pista per sbirciare attraverso la rete della recinzione. Le gare tuttavia la rendevano cos nervosa da costringerla a coprirsi gli occhi.
Non molto tempo prima la massima aspirazione di Louie consisteva nel chiedersi quale cucina razziare. Adesso aveva un obiettivo incredibilmente ambizioso: i Giochi Olimpici del 1936 a Berlino. Alle Olimpiadi la gara sul miglio non era prevista e di conseguenza gli specialisti avrebbero dovuto correre i 1500 metri, circa 110 metri meno del miglio. Era una corsa per uomini maturi: la maggior parte dei grandi specialisti del miglio toccava l'apice della carriera verso i venticinque anni, o addirittura pi tardi.7 Nel 1934 il favorito per i 1500 alle Olimpiadi era Glenn Cunningham, il quale aveva stabilito il record mondiale del miglio, 4'6,8 solo poche settimane dopo che Louie aveva ottenuto quello nazionale delle scuole superiori.8 Cunningham aveva cominciato a correre in quarta elementare e ai Giochi del 1936 avrebbe avuto poco meno di ventisette anni. Non avrebbe corso il suo miglio pi veloce fino ai ventotto. Nel 1936 Louie avrebbe avuto solo cinque anni di esperienza e soltanto diciannove anni.
Tuttavia sul miglio Louie era gi il pi veloce liceale della storia americana e stava migliorando cos rapidamente che in due anni aveva limato il suo tempo di quarantadue secondi. Il suo miglio del primato, corso a diciassette anni, era di tre secondi e mezzo pi veloce del miglior tempo ottenuto da studente da Cunningham a vent'anni.* Perfino i pi prudenti esperti di atletica cominciavano a pensare che Zamperini potesse essere quello che avrebbe polverizzato ogni precedente e, dopo averlo visto vincere tutte le gare della sua ultima stagione da liceale, si sentirono ulteriormente confortati in tale convinzione. Louie era certo di potercela fare, e lo era anche Pete. Louie desiderava correre a Berlino pi di qualsiasi altra cosa al mondo.
Nel dicembre 1935 si diplom; poche settimane dopo festeggi l'arrivo del nuovo anno con la mente rivolta a Berlino. Le finali dei trials di atletica si sarebbero svolte in luglio a New York e il comitato olimpico avrebbe selezionato i partecipanti in base ai risultati di una serie di corse di qualificazione. Louie aveva sette mesi per arrivare alla forma e ai tempi che gli avrebbero permesso di entrare in squadra. Intanto doveva anche decidere cosa fare in merito alle offerte di borse di studio che gli stavano arrivando da numerosi college. Pete ne aveva gi ottenuta una alla University of Southern California, dove era diventato uno dei dieci migliori specialisti del miglio nell'ambito dei college. Sollecit Louie ad accettare l'offerta della USC, posticipando per l'inizio degli studi all'autunno, in modo da potersi allenare a tempo pieno. Fu cos che Louie si trasfer nella sede della confraternita di Pete, sotto la cui guida si allen in modo ossessivo. Tutti i giorni, mattino, pomeriggio e sera, viveva e respirava i 1500 metri e Berlino.
In primavera cominci a rendersi conto che non ce l'avrebbe fatta. Anche se stava diventando ogni giorno pi veloce, non poteva costringere il suo corpo a migliorare abbastanza in fretta da raggiungere i suoi rivali pi anziani entro l'estate. Semplicemente, era troppo giovane. E affranto.
In maggio, sfogliando un quotidiano, Louie not un articolo sul Compton Open, un prestigioso meeting di atletica che si sarebbe tenuto al Los Angeles Coliseum il 22 di quello stesso mese.9 La star dei 5000 metri - ovvero tre miglia pi centosettanta metri - era Norman Bright, un insegnante ventiseienne. Bright aveva stabilito il record americano delle due miglia nel 1935 e sui 5000 era il secondo uomo pi veloce d'America, alle spalle del leggendario Don Lash, la ventitreenne macchina frantuma-record dell'Indiana University. Per i 5000 metri, gli Stati Uniti avrebbero mandato a Berlino tre atleti, e Lash e Bright erano considerati sicuri. Pete spinse Louie a partecipare al Compton Open per testare le gambe su una distanza maggiore. Se riesci a restare nella scia di Norman Bright disse al fratello entri nella squadra olimpica.10
Era un'idea con scarse possibilit di successo. La gara del miglio consisteva in quattro giri di pista, quella dei 5000 in pi di dodici e Louie la descriveva come una camera delle torture di quindici minuti. Si trattava di pi del triplo della sua distanza ottimale.11 Aveva corso solo due volte su una distanza superiore al miglio e i 5000, come il miglio, erano dominati da atleti molto pi anziani di lui. Aveva solo due settimane per prepararsi al Compton e, con i trials olimpici in luglio, solo due mesi per diventare il pi giovane atleta americano d'lite sui 5000 metri. Ma non aveva niente da perdere. Si allenava cos intensamente che un giorno si scortic un alluce, sporcando di sangue il calzino.12
La corsa, disputata davanti a diecimila tifosi, fu un evento straordinario. Louie e Bright decollarono insieme, staccando di molto gli altri partecipanti. Ogni volta che uno dei due prendeva la testa, l'altro lo sorpassava di nuovo e il pubblico ruggiva eccitato. Arrivarono appaiati sull'ultimo rettilineo, Bright all'interno e Zamperini all'esterno. Davanti a loro stava correndo John Casey, sul punto di essere doppiato. I commissari gli lanciarono segnali e Casey cerc di lasciare libero il tratto di pista, ma Bright e Louie gli furono addosso prima che potesse togliersi di mezzo. Bright riusc a passare all'interno, ma Louie dovette allargarsi sulla destra per aggirarlo. Confuso, Casey si port ancora pi a destra, spingendo Zamperini sempre pi all'esterno. Louie acceler per aggirarlo, ma acceler anche Casey, spingendolo verso le tribune. Poi Louie fece un mezzo passo per tagliare verso l'interno, ma perse l'equilibrio e pos una mano a terra. A quel punto Bright aveva un vantaggio che, agli occhi di Pete, sembrava essere di diversi metri. Louie si lanci all'inseguimento, guadagnando rapidamente terreno. Con il pubblico urlante tutto in piedi, raggiunse Bright sul nastro del traguardo. Ma con un attimo di ritardo: Bright vinse di un'inezia. I due avevano corso i 5000 pi veloci d'America del 1936. Il sogno olimpico di Louie aveva ripreso vita.13
Il 13 giugno Louie sbrig rapidamente la pratica di un'altra eliminatoria di qualificazione per i 5000 olimpici, ma la ferita all'alluce infortunato in allenamento si riapr. Zoppicava troppo per potersi allenare in vista della finale e questo gli cost caro: Bright lo batt con un distacco di quasi quattro metri. Louie comunque non se ne dovette vergognare, avendo fatto registrare il terzo miglior tempo sui 5000 in America dal 1931. Venne invitato alle finali dei trials olimpici.14
La sera del 3 luglio 1936 gli abitanti di Torrance andarono tutti a salutare Louie che partiva per New York. Gli regalarono un portafoglio gonfio di soldi, un biglietto del treno, abiti nuovi, un kit per la rasatura e una valigia su cui spiccava la scritta IL TORNADO DI TORRANCE. Temendo che la valigia gli desse un'aria un po' troppo pacchiana, Louie la port fuori vista, copr il soprannome con nastro adesivo e poi sal sul treno. In base a quanto riportato sul suo diario, pass tutto il tempo del viaggio presentandosi a ogni ragazza carina che vedeva, ben cinque solo tra Chicago e l'Ohio.
Quando all'arrivo a New York le porte del treno si aprirono, Louie ebbe la sensazione di entrare all'inferno. Era l'estate pi rovente che l'America ricordasse e New York era una delle citt pi colpite dall'afa. Nel 1936 l'aria condizionata era una rarit, disponibile solo in pochi teatri e qualche grande magazzino, per cui sfuggire al caldo era quasi impossibile. Quella settimana, con i tre giorni pi torridi nella storia della nazione, il caldo avrebbe ucciso tremila americani. A Manhattan, dove la temperatura avrebbe toccato i quarantuno gradi, morirono quaranta persone.15
Louie e Norman Bright divisero il costo di una camera al Lincoln Hotel. Come tutti gli atleti, dovevano allenarsi, quale che fosse la temperatura. Sudando copiosamente giorno e notte, allenandosi sotto il sole, inappetenti e impossibilitati a dormire in soffocanti camere d'albergo o della YMCA, tutti gli atleti dimagrirono moltissimo. Secondo una stima, nessuno di loro perse meno di cinque chili. Alla ricerca disperata di un po' di sollievo, uno dei ragazzi si install in pratica in un cinema con aria condizionata, comprando i biglietti per tutti gli spettacoli e dormendo durante le proiezioni. Louie stava male come tutti gli altri. Cronicamente disidratato, beveva quanto pi possibile: dopo avere corso gli 800 metri con una temperatura di quarantuno gradi, tracann otto aranciate e pi di un litro di birra. Ogni notte, sfruttando l'aria un po' pi fresca, camminava per dieci chilometri. Il suo peso calava precipitosamente.16
La copertura giornalistica prima della corsa lo irritava.17 Don Lash era considerato imbattibile: aveva appena conseguito per la terza volta il titolo NCAA sui 5000 metri, aveva stabilito un record mondiale sulle due miglia e un record americano sui 10.000 metri, e infine aveva battuto ripetutamente Bright, una volta con un distacco di 135 metri.18 Bright veniva dato per sicuro secondo, seguito da una serie di altri atleti per i piazzamenti dal terzo al quinto. Zamperini non veniva neppure menzionato. Come tutti, Louie era intimidito da Lash, ma i primi tre classificati sarebbero andati a Berlino e lui era convinto di poter essere tra loro. Se il caldo mi ha lasciato un po' di energia scrisse a Pete batter Bright e far prendere a Lash lo spavento della sua vita.
La notte prima della gara Louie rimase sveglio nella sua soffocante camera d'albergo, pensando a tutta la gente che avrebbe deluso se avesse fallito.
La mattina dopo Louie e Bright uscirono insieme dall'albergo. I trials si sarebbero svolti in un nuovo stadio sulla Randall's Island, alla confluenza dell'East River e dell'Harlem River. C'erano poco pi di trenta gradi in citt, ma una volta scesi dal traghetto, i due ragazzi trovarono lo stadio molto pi caldo, probabilmente sui quaranta gradi. Lungo tutta la pista, gli atleti crollavano a terra e venivano portati in ospedale. Louie si mise a sedere in attesa della sua gara, arrostendo sotto un sole cocente che, disse, mi trasform in un rottame.19
Finalmente arriv l'ordine di allinearsi. La pistola esplose un colpo, gli atleti si lanciarono avanti e la corsa ebbe inizio. Lash balz al comando, tallonato da Bright. Louie rimase indietro e il gruppo si assest in vista della lunga fatica.20
Dall'altra parte del continente, a Torrance, c'era una folla china intorno alla radio di casa Zamperini. Erano tutti in agonia. L'orario d'inizio della gara di Louie era gi passato, ma il commentatore della NBC continuava a parlare dei trials di nuoto. Pete era cos frustrato che prov l'impulso di sfondare la radio con un calcio. Finalmente l'annunciatore elenc le posizioni dei partecipanti ai 5000 metri, ma non cit Louie. Non riuscendo a sopportare la tensione, Louise and a rifugiarsi in cucina, dove non poteva sentire.
Gli atleti completarono il settimo giro, l'ottavo, il nono. Lash e Bright erano al comando. Louie se ne stava nascosto in mezzo al gruppo, in attesa del momento in cui fare la sua mossa. Il caldo era soffocante. Uno dei partecipanti croll a terra e gli altri non ebbero altra scelta se non quella di saltarlo come un ostacolo. Poi ne collass un secondo, saltato a sua volta dagli altri. Louie aveva la sensazione che i piedi stessero cuocendo: i chiodi delle scarpette convogliavano il calore della pista. Norman Bright si sentiva bruciare i piedi in modo particolarmente penoso. In preda a un dolore tremendo, fece un passo barcollante fuori pista, ruot pi volte il collo del piede e poi rientr. Ma il passo falso a quanto pareva l'aveva stroncato e perse il contatto con Lash. Quando Louie e il resto del gruppo lo raggiunsero, Bright non era pi in grado di opporre resistenza. Continu comunque a correre.
All'inizio dell'ultimo giro, Lash si concesse un attimo di respiro, portandosi alle spalle di Tom Deckard, suo compagno di squadra dell'Indiana. Molto pi indietro, Louie era pronto a entrare in azione. Entrando nella dirittura opposta all'arrivo, acceler. La schiena di Lash si fece sempre pi vicina, poi fu solo a un metro o due di distanza. Guardando sobbalzare nella corsa la testa del grande Don Lash, Louie si sent intimidito. Per alcuni passi sembr esitare. Poi comparve l'ultima curva e quella visione lo svegli come uno schiaffo. Corse alla massima velocit possibile.
Inclinandosi nella curva, Louie si affianc a Lash esattamente nell'attimo in cui quest'ultimo si allargava sulla destra per superare Deckard. Louie dovette spostarsi in terza corsia, perdendo terreno prezioso. Lasciandosi Deckard alle spalle, Louie e Lash entrarono fianco a fianco in dirittura d'arrivo. A novanta metri dal traguardo, nessuno dei due era pi in grado di accelerare.
Con la testa gettata indietro e le gambe che correvano scoordinate, Louie e Lash si lanciarono verso il nastro. Quando ormai mancavano pochi metri, Lash cominci a guadagnare qualche centimetro. I due atleti, entrambi con le gambe molli per lo sfinimento, sfrecciarono davanti ai giudici in un finale cos incerto che, dir in seguito Louie, tra noi non ci sarebbe stato spazio per un capello.21
La voce dell'annunciatore echeggi nel soggiorno a Torrance: Zamperini aveva vinto.
In piedi nella sua cucina, Louise all'improvviso sent urlare la gente nella stanza accanto. In strada i clacson cominciarono a suonare, la porta d'ingresso si spalanc e un fiume di vicini si rivers in casa. Mentre una ressa di concittadini festeggiava intorno a lei, Louise piangeva lacrime di gioia. Anthony stapp una bottiglia di vino e cominci a riempire bicchieri, a gridare brindisi e a sorridere, dir uno dei presenti, come un somaro che si mangia un cactus.22 Un momento dopo dalla radio usc la voce di Louie, che mandava un saluto a Torrance.
Ma l'annunciatore si era sbagliato. I giudici avevano stabilito che era stato Lash, e non Zamperini, a vincere. Deckard era rimasto aggrappato al suo terzo posto. L'annunciatore si corresse subito, ma questo di certo non rovin i festeggiamenti a Torrance. Il ragazzo di casa era entrato nella squadra olimpica.
Pochi minuti dopo la corsa, Louie era in piedi sotto il getto di una doccia fredda. Sentiva nelle piante dei piedi le fitte delle bruciature, che riprendevano la disposizione dei chiodi delle scarpette. Dopo essersi asciugato, si pes. Aveva perso quasi un chilo e mezzo. Si guard allo specchio e si vide restituire lo sguardo da un'immagine spettrale.
Sul lato opposto della stanza, Norman Bright sedeva su una panca con una caviglia sul ginocchio dell'altra gamba e si fissava il piede.23 Come l'altro, era cos infiammato che la pelle si era staccata dalla pianta. Era arrivato quinto, per due posti era fuori dalla squadra olimpica.*
Louie e Lash sul traguardo dei trials olimpici del 1936.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

A fine giornata Louie aveva ricevuto circa centoventicinque telegrammi. TORRANCE IMPAZZITA diceva uno. CITT FUORI DI TESTA informava un altro. Invi un telegramma perfino il locale dipartimento di polizia, indubbiamente sollevato dal fatto che adesso fosse qualcun altro a dover correre dietro a Zamperini.
Quella notte Louie studi i giornali della sera che avevano pubblicato foto del finale della corsa. In alcune fotografie sembrava essere alla pari con Lash, in altre sembrava essere davanti. In pista era stato sicuro di avere vinto. I primi tre sarebbero andati alle Olimpiadi, ma Louie si sentiva comunque defraudato.
Mentre lui esaminava i quotidiani, i giudici stavano rivedendo le foto e un filmato dei 5000 metri. Poco dopo, Louie avrebbe telegrafato a casa la notizia: GIUDICI CONFERMANO PARIT. PARTENZA BERLINO MERCOLED MEZZOGIORNO. CORRER PI VELOCE A BERLINO.25
Il giorno dopo, Sylvia torn dal lavoro e trov la casa piena di tifosi e giornalisti. Virginia, la sorella dodicenne, stringeva tra le mani uno dei trofei di Louie e informava la stampa della sua intenzione di diventare la prossima, grande mezzofondista di casa Zamperini. Anthony si ecliss al club Kiwanis, dove insieme al capo boy scout di Louie avrebbe brindato fino alle quattro del mattino. Pete se ne and in giro per la citt a godersi le congratulazioni e le pacche sulla schiena. Non sono mai stato cos felice scrisse a Louie.26 Devo andare in giro con la camicia sbottonata per dare spazio al petto gonfio.
Louie Zamperini stava per partire per la Germania, dove avrebbe partecipato alle Olimpiadi su una distanza nella quale aveva gareggiato solo quattro volte. Era il pi giovane mezzofondista mai entrato nella squadra olimpica.27
* Il record di Louie fu definito mondiale interscolastico, ma la definizione non era esatta.4 Non esisteva un record mondiale ufficiale delle scuole superiori. Fonti successive avrebbero indicato il tempo come 4'21,2, ma tutte le fonti del 1934 riportano 4'21,3. Dato che organizzazioni diverse hanno standard diversi per la verifica dei record, esiste una certa confusione sul primato di Louie, ma secondo i giornali dell'epoca il precedente detentore era stato Ed Shields con il tempo di 4'23,6 ottenuto nel 1916. Nel 1925 Chelsey Unruh era stato cronometrato in 4'20,5, ma il tempo non era stato omologato. Anche Cunningham era stato accreditato del record, ma il suo tempo di 4'24,7, ottenuto nel 1930, era molto pi alto di quelli di Unruh e Shields. Il record di Louie resistette fino al 1953, quando venne battuto da Bob Seaman.
* A quanto pare Cunningham, a causa delle ustioni, inizi il liceo a diciotto anni.
* Bright non avrebbe avuto un'altra chanche olimpica, ma avrebbe continuato a correre per tutta la vita, stabilendo in et avanzata record nella categoria master. Infine divent cieco, ma continu a correre, stringendo nella mano l'estremit di una fune trattenuta all'altro capo da una guida. L'unico problema era che la maggior parte delle guide non era in grado di correre veloce come mio fratello, anche quando era ormai prossimo agli ottant'anni scrisse la sorella, Georgie Bright Kunkel. Dopo gli ottanta, camminava con i pronipoti intorno alla sua casa di riposo e cronometrava la passeggiata con il suo cronografo.24
...
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4.
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Il saccheggio della Germania.
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Il lussuoso transatlantico Manhattan, che stava portando in Germania la squadra olimpica americana del 1936, aveva a malapena superato la Statua della Libert che Louie stava gi rubando.1 A sua difesa, va detto che non era stato lui a cominciare. Ben consapevole di essere solo un teenager novellino tra esperte divinit della pista come Jesse Owens e Glenn Cunningham, aveva soffocato i suoi impulsi e cominciato a farsi crescere i baffi.2 Ma si era accorto ben presto che praticamente tutti a bordo erano dediti al collezionismo di souvenir e si appropriavano di asciugamani, portacenere e qualsiasi altra cosa fosse facilmente asportabile. Non avevano niente su di me dir in seguito Zamperini.3 Io [ero] un Phi Beta Kappa nell'arraffare cose. I baffi vennero abbandonati. Mentre la traversata proseguiva, Louie e gli altri ladruncoli spogliarono silenziosamente il Manhattan.
Tutti erano all'affannosa ricerca di spazi per gli allenamenti.4 I ginnasti montarono le loro attrezzature, ma le oscillazioni e il rollio della nave li facevano cadere continuamente. I giocatori di basket provavano i loro schemi in coperta, ma il vento non faceva che scagliare i palloni nell'Atlantico. Gli schermidori barcollavano in giro per tutta la nave. I nuotatori e i pallanuotisti scoprirono che l'acqua salata della minuscola piscina di bordo si rovesciava violentemente da una parte all'altra, un momento profonda mezzo metro e il momento dopo pi di due metri, creando onde cos alte che un pallanuotista cominci a fare bodysurfing. Ogni ampio rollio faceva fuoriuscire l'acqua della piscina e gettava chiunque fosse nella vasca sulla coperta, tanto che gli allenatori dovettero legare i nuotatori ai bordi. La situazione non era molto migliore per i corridori. Louie scopr che l'unico modo di allenarsi era correre in cerchio sul ponte di prima classe, facendo lo slalom tra le sedie a sdraio, le stelle del cinema che riposavano e altri atleti. Quando il mare era agitato, i corridori barcollanti venivano sballottati tutti insieme prima da una parte, poi dalla parte opposta. Louie era costretto a correre cos lentamente da non riuscire a staccare il maratoneta che gli marciava di fianco.
Per un ragazzo dell'epoca della Grande Depressione, abituato a fare colazione con latte e pane raffermo e che aveva mangiato in un ristorante solo due volte in vita sua,* il Manhattan era un paradiso.5 Appena alzati, gli atleti sorseggiavano tazze di cioccolata e sceglievano il meglio dai vassoi di dolci. Alle nove in sala da pranzo venivano servite uova e bistecche. Seguivano in rapida successione la pausa caff, il pranzo, il t e la cena. Tra un pasto e l'altro, bastava suonare un campanello e un cameriere serviva qualsiasi cosa venisse in mente. E di notte gli atleti facevano scorrerie nelle cucine di bordo.6 Corricchiando sul ponte di prima classe, Louie scopr una piccola finestra alla quale comparivano magicamente pinte di birra, che lui provvedeva a fare magicamente sparire. Quando il mal di mare assottigliava le file dei commensali, sui tavoli rimanevano molti dessert non toccati e Louie, cui il moto ondoso non dava alcun fastidio, non lasciava certo che qualcosa andasse sprecato. La sua capacit di mangiare e bere divent leggendaria. Ricordando come la nave dovette fare uno scalo non programmato per reintegrare le provviste di bordo, il corridore James LuValle osserv scherzosamente: Naturalmente fu soprattutto a causa di Lou Zamperini. Louie prese l'abitudine di sedersi a tavola vicino all'enorme lanciatore del peso Jack Torrance, il quale aveva un appetito inspiegabilmente scarso.7 Quando Torrance non riusciva a finire ci che aveva davanti, Louie calava sul suo piatto come un avvoltoio.
Tessera olimpica di Louie per Berlino 1936.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

La sera del 17 luglio, dopo cena Louie torn in cabina cos colpito dalla propria capacit di abbuffarsi che sent il bisogno di immortalare sul retro di una lettera la lista delle portate ingurgitate:
1 pinta di succo d'ananas
2 tazze di brodo di carne
2 insalate di sardine
5 panini
2 bicchieri grandi di latte
4 cetriolini in agrodolce
2 porzioni di pollo
2 porzioni di patate americane
4 pezzi di burro
3 porzioni di gelato con cialde
3 grosse fette di ciambella con la glassa
700 grammi di ciliegie
1 mela
1 arancia
1 bicchiere di acqua ghiacciata8
Il pasto pi abbondante della mia vita scrisse e io stesso non riesco a crederci, ma ero l... Dove sia finita tutta quella roba, non lo so.
Lo scopr presto. Poco prima dell'arrivo ad Amburgo, un medico not che parecchi atleti si stavano espandendo. Un giavellottista era ingrassato di tre chili e mezzo in cinque giorni. Molti lottatori, pugili e sollevatori di pesi avevano mangiato cos tanto da avere sforato le rispettive categorie di peso, tanto che alcuni non erano assolutamente pi in grado di gareggiare. Don Lash era aumentato di quattro chili e mezzo. Louie batt tutti, recuperando completamente il peso che aveva perso a New York e aggiungendone parecchio altro. Quando sbarc dal Manhattan, pesava cinque chili e mezzo in pi di quando era salito a bordo nove giorni prima.9
Il 24 luglio gli atleti passarono dalla nave a un treno, fecero una sosta a Francoforte per una cena di benvenuto e risalirono in carrozza, portando con s non pochi degli inestimabili bicchieri da vino dei loro ospiti.10 I tedeschi inseguirono il convoglio, perquisirono i bagagli, si ripresero i bicchieri e fecero proseguire gli americani per Berlino. Nella capitale il treno venne preso d'assalto da ragazzini armati di forbici che scandivano in coro: Wo ist Jesse? Wo ist Jesse?.11 Owens scese dalla carrozza e venne sommerso dalla folla di adolescenti, che cominciarono a tagliuzzargli pezzetti degli abiti. Owens risal in tutta fretta sul treno.
Gli atleti vennero scortati al villaggio olimpico, un capolavoro di progettazione, opera di Wolfgang Frstner, un capitano della Wehrmacht.12 Annidato in un patchwork ondulato di laghi, radure e boschi di faggi, il villaggio comprendeva centoquaranta cottage, un centro commerciale, un salone di barbiere, un ufficio postale, un ambulatorio dentistico, una sauna, un ospedale, impianti per gli allenamenti e sale da pranzo. In mostra nell'ufficio centrale del villaggio c'era una novit tecnologica chiamata televisore. Si potevano fare passeggiate tra i boschi, allietate da una moltitudine di animali importati. Gli atleti giapponesi si affezionarono in modo particolare ai cervi e cominciarono a nutrirli con bocconcini prelibati in misura tale che i tedeschi fecero sparire con discrezione gli animali.13 Un bontempone inglese chiese ad alta voce come mai non ci fossero cicogne. Il giorno dopo ne comparvero duecento.14
Zamperini venne alloggiato in un cottage insieme a molti altri atleti, tra cui Owens. Il grande sprinter lo seguiva con occhio quasi paterno e Louie lo ripag fregandogli l'avviso DO NOT DISTURB e lasciandolo in balia dei cacciatori di autografi.15 Louie pass il tempo nuotando nei laghi, divorando spaventose quantit di cibo e socializzando. Il contingente di maggior successo del villaggio era quello giapponese, la cui tradizione di offrire a tutti splendidi regali ne aveva trasformato i componenti nel Babbo Natale collettivo dei Giochi.
Il 1o agosto Louie e gli altri atleti olimpionici attraversarono Berlino per recarsi alla cerimonia d'inaugurazione.16 Ogni veduta della citt suggeriva una potenza avvolgente. Bandiere e striscioni nazisti erano ovunque. Almeno un terzo della popolazione adulta maschile era in uniforme, cos come molti bambini. Unit militari facevano apertamente le loro esercitazioni e, sebbene il Trattato di Versailles proibisse alla Germania il possesso di aerei a motore, la forza della nascente Luftwaffe era ben visibile su un campo d'aviazione, dove gli alianti scendevano in picchiata su turisti affascinati e sulla Giovent Hitleriana.17 Gli autobus avevano supporti per mitragliatrici sul tetto e carrelli che potevano essere convertiti in cingoli tipo carro armato. La citt era immacolata. Perfino i cavalli che trainavano le carrozze non lasciavano traccia, dato che gli escrementi venivano istantaneamente raccolti da netturbini in divisa. Gli zingari e gli studenti ebrei di Berlino erano scomparsi: i primi erano stati scaricati in accampamenti e i secondi erano stati confinati nel campus dell'universit. Per le strade c'erano solo sorridenti ariani.18 L'unico accenno visibile di discordia erano le vetrine rotte dei negozi ebrei.
Gli autobus arrivarono allo stadio olimpico. Dopo avere sfilato suddivisi per nazioni ed essersi irrigiditi sull'attenti, gli atleti assistettero a un poderoso spettacolo che culmin con la liberazione di ventimila colombe.19 Mentre queste ultime svolazzavano sullo stadio, confuse e in preda al panico, i cannoni cominciarono a sparare, spaventandole e spingendole a defecare sulle teste degli atleti. A ogni salva, le colombe sganciavano. Louie rimase immobile sull'attenti, scosso dalle risate trattenute.
In quattro prove sui 5000 metri era progredito abbastanza da poter competere con Lash, ma sapeva di non avere alcuna chance di conquistare una medaglia olimpica. E non era solo perch era fuori forma dopo il lungo ozio sulla nave e quasi grasso dopo le abbuffate a bordo e nel villaggio. Poche nazioni avevano dominato un evento olimpico come aveva fatto la Finlandia nei 5000, vincendo l'oro nel 1912, 1924, 1928 e 1932. Lauri Lehtinen, medaglia d'oro nel 1932, era a Berlino per un altro tentativo, insieme ai suoi brillanti compagni di squadra Gunnar Hckert e Ilmari Salminen. Quando Louie li vide in allenamento, not un giornalista, aveva gli occhi fuori dalle orbite.20 Era troppo giovane e inesperto per battere i finlandesi, e lo sapeva. Era convinto che il suo momento sarebbe arrivato con i 1500 metri, quattro anni dopo.
Negli ultimi giorni che precedevano la sua batteria preliminare, Louie and allo stadio e vide Owens dominare nei 100 metri e Cunningham infrangere il record mondiale dei 1500, ma essere comunque battuto dal neozelandese Jack Lovelock. L'atmosfera era surreale. Ogni volta che Hitler entrava nello stadio, il pubblico scattava in piedi nel saluto nazista. A ogni vittoria di un atleta straniero, veniva eseguita una versione abbreviata del suo inno nazionale. Quando vinceva un atleta tedesco, nello stadio risuonavano tutte le strofe di Deutschland ber alles e gli spettatori strillavano all'infinito Sieg Heil! con il braccio teso. A parere della nuotatrice Iris Cummings, quel nazionalismo esasperato era una barzelletta per gli americani, ma non per i tedeschi.21 La Gestapo pattugliava lo stadio, tenendo d'occhio i tifosi. Una tedesca seduta di fianco alla Cummings si rifiut di fare il saluto nazista. Si rannicchi tra Iris e sua madre sussurrando: Fate in modo che non mi vedano! Fate in modo che non mi vedano!.22
Il 4 agosto vennero disputate tre batterie dei 5000 metri.23 A Louie capit l'ultima, la pi impegnativa dato che avrebbe dovuto vedersela con Lehtinen. I primi cinque classificati in ciascuna batteria avrebbero disputato la finale. Nella prima Lash arriv terzo. Nella seconda Tom Deckard, l'altro americano, manc la qualificazione. Louie arranc nella terza, sentendosi grasso e con le gambe di piombo. Acciuff a stento il quinto posto sulla linea d'arrivo. Si sentiva, scrisse nel suo diario, stanco da morire.24 Aveva tre giorni per prepararsi alla finale.
Mentre aspettava, gli arriv una busta da Pete. Dentro c'erano due carte da gioco, un asso e un jolly. Sul jolly il fratello aveva scritto: Cos'hai intenzione di essere? Il joker, che  un altro termine per dire culo d'asino, o il MASSIMO, l'asso di spade? L'asso  la carta migliore del mazzo. La pi alta. A te decidere!. Sull'asso Pete aveva scritto: Vogliamo vederti battere tutti come il migliore del mazzo. Se il joker non ti piace, gettalo via e tieni questa carta come portafortuna. Pete.
Il 7 agosto, disteso sulla pancia nel prato all'interno dello stadio olimpico, Louie si preparava alla finale dei 5000 metri. Intorno alla pista c'erano centomila spettatori. Era terrorizzato. Premette la faccia sull'erba, inspirando profondamente, cercando di calmare i nervi troppo tesi. Quando arriv il momento, si alz in piedi, si port sulla linea di partenza, si pieg in avanti e aspett. Il vento gli sbatteva sul petto il suo numero di carta, il 751.
Allo sparo dello starter, il corpo, elettrico di energia nervosa, avrebbe voluto scattare, ma Louie fece un consapevole sforzo per rilassarsi, sapendo quanta strada lo aspettava. Mentre altri si portavano subito davanti, mantenne un passo regolare, lasciando che i battistrada si sgranassero. Fu Lash a emergere al comando, seguito da vicino dalla troika dei finlandesi. Louie si spost gradualmente sulla sinistra e si sistem nel secondo gruppo di atleti.25
I giri si susseguivano. Lash era sempre in testa, tallonato dai finlandesi. Louie continuava a correre nel secondo gruppo. Cominci a sentire un tanfo nauseabondo. Si guard intorno e si rese conto che proveniva dal corridore davanti a lui, i cui capelli lisciati grondavano una pomata puzzolente. Colto da un'ondata di nausea, rallent e si spost leggermente verso l'esterno. La puzza svan. Lash e i finlandesi si stavano allontanando sempre di pi, fuori portata. Louie avrebbe voluto andare con loro, ma sentiva il corpo molle. Mentre i gruppetti si sgranavano fino ad assottigliarsi in una lunga fila spezzettata, Louie perse terreno, scivolando in dodicesima posizione. Dietro di lui c'erano solo tre ritardatari.
Davanti, i finlandesi accelerarono e si affiancarono a Lash, attaccandolo. L'americano non cedette. Ma all'ottavo giro Salminen sollev il gomito e lo piant con forza nel petto di Lash, che si pieg in due, chiaramente dolorante. I finlandesi presero il largo. Iniziarono l'undicesimo giro in un gruppetto serratissimo, certi di far man bassa di medaglie. Poi, per un istante, si avvicinarono troppo l'uno all'altro. La gamba di Salminen agganci quella di Hckert. Questi barcoll, invece Salminen cadde pesantemente a terra. Si rialz, stordito, e riprese a correre. La sua gara, come quella di Lash, era ormai finita.
Di tutto questo Zamperini non vide nulla. Super un Lash spompato, ma non aveva molta importanza. Louie era stanco. I finlandesi erano piccoli e distanti, troppo lontani per poterli raggiungere. Poi si sorprese a pensare a Pete, a qualcosa che suo fratello gli aveva detto una sera, anni prima, mentre erano seduti sul loro letto: Una vita di gloria vale un momento di dolore. Forza! pens Louie.
Mentre si avvicinava alla linea del traguardo per la penultima volta, fiss lo sguardo sulla testa luccicante dell'atleta impomatato, che lo precedeva di molte posizioni. Cominci una drammatica accelerazione. In curva e lungo la dirittura opposta all'arrivo, Louie part all'attacco, le gambe che si allungavano e spingevano, i chiodini che mordevano la pista, la velocit impressionante. Uno dopo l'altro, i corridori gli comparivano davanti per poi sparire alle sue spalle. Tutto quello che avevo dir in seguito Zamperini l'ho dato.
Mentre volava nell'ultima curva, Hckert aveva gi vinto, seguito da Lehtinen. Louie non li stava guardando. Stava inseguendo quella testa luccicante, ancora lontana. Sent il ruggito del pubblico e si rese conto che gli spettatori si erano accorti del suo recupero e lo stavano incitando. Perfino Hitler, che si era agitato in sintonia con gli atleti, lo stava osservando.26 Louie continu a correre, con le parole di Pete che gli martellavano nella mente e il corpo che gli sembrava bruciare. La testa luccicante non era pi cos lontana. Poi fu talmente vicina che Louie sent di nuovo il tanfo della pomata. Con le ultime forze, si lanci sulla linea del traguardo. Aveva recuperato quasi cinquanta metri nell'ultimo giro e battuto il suo primato personale di pi di otto secondi. Il suo tempo finale, 14'46,8, era di gran lunga il pi veloce 5000 corso in America nel 1936, quasi dodici secondi in meno del miglior tempo di Lash in quell'anno. Aveva mancato di pochissimo il settimo posto.
Ansimante, piegato in due sulle gambe esauste, si stup della spinta cui aveva costretto il proprio corpo. Aveva l'impressione di essere stato molto, molto veloce. Due allenatori gli si avvicinarono di corsa, fissando meravigliati i rispettivi cronometri con cui avevano preso il tempo del suo ultimo giro. Entrambi segnavano esattamente lo stesso tempo.
Nelle prove di fondo degli anni Trenta era estremamente raro che un atleta corresse l'ultimo giro in un minuto. La regola valeva anche per il miglio, una corsa relativamente breve: nelle tre prove pi veloci mai corse, l'ultimo giro del vincitore era stato cronometrato rispettivamente in 61,2, 58,9 e 59,1 secondi. Nessun giro in quelle tre storiche prestazioni era sceso sotto il tempo di 58,9. Nei 5000 metri, ben al di sopra delle tre miglia, correre l'ultimo giro in meno di 70 secondi era un'impresa monumentale. Nel suo record sui 5000 olimpici del 1932, Lehtinen l'aveva corso in 69,2 secondi.
Louie aveva corso il suo in 56 secondi.27
Dopo essersi lavato e cambiato, Zamperini sal in tribuna. A poca distanza da lui c'era il palco in cui sedeva Adolf Hitler con il suo entourage. Qualcuno indic a Louie un uomo cadaverico accanto al Fhrer e gli disse che quello era Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Reich. Louie non l'aveva mai sentito nominare. Impugn la sua macchina fotografica, si avvicin a Goebbels e gli chiese se per favore poteva scattargli una foto del Fhrer. Goebbels gli chiese come si chiamava e quale fosse la sua specialit olimpica, poi prese la macchina, si allontan, scatt una foto, parl con Hitler, torn e rifer a Louie che il Fhrer voleva vederlo.
Louie venne accompagnato nell'area riservata a Hitler, il quale si sporse piegandosi dal suo palco, gli sorrise e gli tese la mano. Louie, pi in basso, dovette alzarsi in punta di piedi. Le dita dei due si sfiorarono appena. Hitler disse qualcosa in tedesco. Un interprete tradusse.
Ah, lei  il ragazzo con il finale veloce.28
Soddisfatto della sua prestazione, Louie non vedeva l'ora di fare baldoria e scatenarsi. Aveva sperato di andare in giro a divertirsi con Glenn Cunningham, ma il suo eroe risult essere troppo maturo per lui. Comunque si trov un compagno adeguatamente irresponsabile, indoss la sua uniforme olimpica e cal su Berlino. I due batterono i bar, corteggiarono ragazze, salutarono con un Heil Hitler! chiunque fosse in uniforme e rubarono tutto ci che di germanico fosse possibile portare via. A un distributore automatico scoprirono la birra tedesca. La dose servita era di un litro e Louie impieg un bel po' a berla. Leggermente alticci, i due ragazzi ripresero la passeggiata, ma poi tornarono indietro per un secondo litro, che and gi pi facilmente del primo.
Gironzolando per la citt, si ritrovarono sul marciapiede di fronte alla Cancelleria del Reich. Un'auto si ferm e ne scese Hitler, che entr nel palazzo. Studiando l'edificio, Louie not una piccola bandiera nazista vicino alle porte. Sarebbe stato un magnifico souvenir e non sembrava difficile da prendere. Nell'estate del 1936 quella bandiera non aveva ancora un grande significato simbolico per lui, n per molti altri americani. Louie semplicemente aveva in testa una gran voglia di rubare, e due convincenti litri di birra tedesca nella pancia.
Erano due le guardie che marciavano avanti e indietro davanti alla Cancelleria. Osservandole, Louie not che a ogni passaggio c'era un attimo in cui entrambe voltavano la schiena alla bandiera. Non appena i due soldati si girarono, Louie corse fino alla bandiera, ma si rese subito conto che era molto pi in alto di quanto gli fosse sembrato. Cominci a saltare, cercando di afferrarne un lembo. Si concentr talmente nel suo compito da dimenticarsi delle guardie, che adesso stavano gridando e correvano verso di lui. Con un ultimo salto, Louie afferr il bordo della bandiera e ricadde a terra con il suo bottino, poi si rialz e scatt a correre come un matto.
Sent un suono simile a un crack! Una guardia lo stava inseguendo, la pistola puntata verso il cielo, e gridava: Halten Sie!. Erano due parole tedesche, ma Louie le cap. Si ferm. La guardia lo afferr per una spalla, lo fece voltare, vide la divisa olimpica ed esit. Chiese a Louie come si chiamava. L'unica cosa che Louie sapeva dei nazisti era che erano antisemiti, per cui scand il suo cognome con un'esagerata pronuncia italiana, arrotando la r, come racconter in seguito, per circa due minuti.
Le guardie si consultarono tra loro, entrarono nel palazzo e ne uscirono con qualcuno che sembrava pi importante di loro. Il nuovo arrivato chiese a Zamperini perch volesse rubare la bandiera. Improvvisando, Louie rispose che aveva voluto un souvenir dei giorni felici che aveva trascorso nella bella Germania. I tedeschi gli diedero la bandiera e lo lasciarono andare.29
Quando i giornalisti vennero a sapere dell'avventura di Louie, si concessero ampie libert creative. Zamperini aveva fatto irruzione nel palazzo di Hitler per rubare la bandiera, sfidando una tempesta di colpi d'arma da fuoco che gli erano sibilati vicino alla testa. Saltando da un'altezza di cinque metri e mezzo era scappato correndo, inseguito da due colonne di guardie armate che alla fine l'avevano placcato e percosso. Proprio un attimo prima che il calcio di un fucile tedesco gli spaccasse la testa, il comandante in capo dell'esercito germanico aveva fermato l'aggressione e Louie l'aveva convinto a risparmiargli la vita. Secondo un'altra versione, era stato Hitler in persona a consentirgli di tenersi la bandiera. Una terza versione sosteneva che Louie aveva nascosto la bandiera cos abilmente che non era stato possibile ritrovarla. Zamperini aveva fatto tutto questo, proseguiva la storia, per conquistare il cuore di una ragazza.
L'11 agosto Louie mise in valigia i suoi effetti personali, la bandiera, un assortimento di vari oggetti teutonici rubati e lasci la sua stanza al villaggio olimpico. I Giochi stavano per concludersi e gli atleti della pista partivano in anticipo per partecipare a meeting in Inghilterra e Scozia. Qualche giorno pi tardi i fuochi d'artificio segnarono la rumorosa fine dei Giochi. Il grande spettacolo di Hitler si era svolto senza il minimo intoppo. Il mondo non aveva che lodi per la Germania.
Frank Lubin, della squadra americana di basket, si trattenne ancora un po' a Berlino. Un giorno i suoi ospiti tedeschi lo invitarono a pranzo fuori e il gruppo cominci a vagare per le strade della citt alla ricerca di un ristorante. Un locale simpatico attir l'attenzione di Lubin, ma la sua proposta venne respinta dagli amici tedeschi: c'era una stella di David sulla vetrina. Essere visti l dentro, gli spiegarono, pu essere pericoloso per noi. Pranzarono in un ristorante gentile, poi andarono a visitare una piscina pubblica. Quando entrarono, Lubin not un cartello con la scritta FR JUDEN VERBOTEN. Non aveva visto avvisi del genere durante i Giochi.30 In tutta Berlino stavano ricomparendo cartelli simili e il velenoso giornale antisemita nazista Der Strmer, che durante le Olimpiadi era scomparso, era di nuovo nelle edicole.31 A Berlino Lubin aveva vinto una medaglia d'oro, ma quando part prov solo una sensazione di sollievo. Stava per succedere qualcosa di terribile.
Il villaggio olimpico non rest deserto a lungo. I cottage diventarono alloggi militari. Ormai inutile ai fini propagandistici adesso che i Giochi si erano conclusi, il progettista del villaggio, capitano Frstner, venne informato che sarebbe stato espulso dalla Wehrmacht in quanto ebreo. Il capitano si suicid.32 A una trentina di chilometri di distanza, nella citt di Oranienburg, i primi prigionieri venivano fatti entrare nel campo di concentramento di Sachsenhausen.33
Al suo arrivo a Torrance la sera del 2 settembre, Louie venne immediatamente costretto a sedere su un trono sistemato sul pianale di un camion e poi fatto sfilare fino alla stazione degli autobus, dove quattromila persone, eccitate da una banda musicale, da sirene e dai fischi degli stabilimenti, lo accolsero applaudendo entusiaste.34 Louie strinse mani e sorrise per le foto. Non sono solo partito troppo lento dichiar, ho anche corso troppo lentamente.35
Ripresi i soliti ritmi di casa, Louie riflett su ci che l'aspettava. Correre i 5000 metri alle Olimpiadi del 1936 a soli diciannove anni, e con un'esperienza di sole quattro gare, era stato un tentativo impossibile. Ma correre i 1500 alle Olimpiadi del 1940 a ventitr anni, e dopo anni di allenamento, sarebbe stata tutta un'altra storia. Era esattamente ci che pensava anche Pete. Louie avrebbe potuto vincere l'oro nel 1940, e i due fratelli lo sapevano.36
Poche settimane prima era stato annunciato ufficialmente quale citt avrebbe ospitato i Giochi del 1940. Louie cominci a dar forma ai suoi sogni intorno a Tokyo, Giappone.37
* Louie ricorder in seguito di avere mangiato fuori casa una volta soltanto, quando un amico di famiglia gli offr un sandwich al bancone di una tavola calda. Ma secondo il suo diario olimpico, dopo il trial dei 5000 metri un tifoso lo invit a pranzo in un grattacielo di Manhattan. Il pasto cost sette dollari, una cifra sbalorditiva per Louie, il quale all'epoca cenava spendendo tra i sessantacinque centesimi e un dollaro e trentacinque, registrando accuratamente le uscite sul diario.
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5.
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In guerra.
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All'universit della Southern California, Louie si ritrov in un campus pullulante di atleti di classe mondiale. Trascorreva le mattinate assistendo alle lezioni e i pomeriggi ad allenarsi con il suo migliore amico, Payton Jordan.1 Scattista eccezionalmente veloce, Jordan aveva visto solo la schiena di Jesse Owens ai trials olimpici del 1936 e, come Louie, puntava all'oro a Tokyo. Alla sera, Louie, Jordan e altri compagni della squadra di atletica si stipavano nella Ford del 1931 di Louie e si trasferivano a Torrance per mangiare gli spaghetti di Louise Zamperini. Si consideravano tutti parte della famiglia, tanto che una volta Sylvia trov uno specialista del salto in alto che dormiva nel suo letto.2 Nel tempo libero, Louie si intrufolava non invitato nei matrimoni pi eleganti, lavorava come comparsa cinematografica e faceva scherzi ai suoi coinquilini, sostituendo la loro carne in scatola con cibo per gatti e il latte con latte di magnesia. Corteggiava le studentesse con ogni mezzo; una volta riusc a ottenere un appuntamento da un'autentica bellezza buttandosi contro una fiancata della sua auto e fingendo poi di essere stato investito.3
Tra una lezione e l'altra, Louie, Jordan e altri amici si riunivano vicino all'edificio dell'amministrazione e si sedevano ai piedi della statua di Tommy Trojan, il simbolo della USC. A volte si univa a loro un elegante emigrato giapponese, che restava sempre un po' ai margini del gruppo. Si chiamava Kunichi James Sasaki.4 Noto come Jimmie, era arrivato in America da adolescente e si era stabilito a Palo Alto, dove aveva subito l'umiliazione sociale di dovere frequentare da adulto la scuola elementare. Tra gli amici di Louie, nessuno ricorda cosa studiasse Sasaki alla USC, ma tutti rammentano la sua presenza silenziosa e anodina. Non parlava quasi mai e sorrideva ininterrottamente.
Sasaki era un grande appassionato di atletica e cerc l'amicizia di Louie, il quale era particolarmente colpito dagli studi del giapponese; prima di frequentare la USC, gli aveva detto Jimmie, si era gi laureato a Harvard, a Princeton e a Yale.5 Uniti da comuni interessi negli sport e nella musica, i due diventarono buoni amici.
Louie e Jimmie avevano qualcos'altro in comune. A un certo punto, nel corso della loro amicizia Louie venne a sapere che il giapponese andava a Torrance tutti i giorni. Gli domand se era l che abitava e Jimmie gli rispose di no. Gli spieg che, preoccupato dalla povert della sua madrepatria, vi andava per tenere conferenze agli abitanti di origine giapponese, incoraggiandoli a inviare in Giappone offerte in denaro e la carta stagnola dei pacchetti di sigarette e dei chewing gum. Louie ammir l'amico per l'impegno, ma trov comunque strano che si recasse quotidianamente a Torrance, dove vivevano pochissimi giapponesi.
Allenamento per le Olimpiadi, 1940. (Bettmann/Corbis)
Jimmie Sasaki non era quello che sembrava. Non aveva mai frequentato Harvard, Yale o Princeton. I suoi amici ritenevano che avesse circa trent'anni, ma in realt ne aveva quasi quaranta. Aveva una moglie e due figlie, sebbene n Louie n gli altri ne conoscessero l'esistenza. E nonostante trascorresse moltissimo tempo al campus e facesse credere a tutti di essere uno studente, Sasaki non lo era affatto. Si era laureato all'USC una decina di anni prima, in scienze politiche. Nessuno, tantomeno Louie, poteva immaginare che gli sforzi di Jimmie per farsi credere uno studente rientrassero, a quanto pareva, in un sofisticato inganno.
Nella squadra d'atletica dell'USC, Louie era una forza travolgente. Concentrato sulla vittoria a Tokyo nel 1940, frantumava un record dopo l'altro su diverse distanze e di solito infliggeva agli avversari distacchi enormi: una volta vinse una gara con un vantaggio di novanta metri. Nella primavera del 1938 aveva limato il suo tempo sul miglio portandolo a 4'13,7, cio a circa sette secondi dal record mondiale, sceso a 4'6,4.6 L'allenatore prevedeva che Zamperini avrebbe migliorato quel primato.7 L'unico in grado di battere Louie, sempre a parere dell'allenatore, era Seabiscuit, il leggendario cavallo purosangue.8
Un pomeriggio del 1938, Glenn Cunningham aveva appena vinto una corsa e stava parlando con i giornalisti negli spogliatoi del Los Angeles Coliseum. Ecco il prossimo campione del miglio dichiar, puntando lo sguardo sul lato opposto della stanza.9 Quando si concentrer su quella distanza, sar imbattibile. I giornalisti si voltarono per vedere chi stesse guardando Cunningham. Era Louie, che arross fino alla radice dei capelli.
Negli anni Trenta gli esperti di atletica cominciavano a prendere in considerazione la possibilit di correre il miglio in quattro minuti. Quasi tutti gli osservatori, Cunningham compreso, avevano ritenuto a lungo che non fosse possibile. Nel 1935, sotto il regno del record di Cunningham di 4'6,7, era scesa in campo la scienza. Studiando dati sui limiti strutturali umani elaborati da matematici finlandesi, il famoso allenatore Brutus Hamilton scrisse un articolo per la rivista Amateur Athlete decretando che correre un miglio in quattro minuti era impossibile. Il limite massimo raggiungibile da un essere umano su quella distanza, scrisse, era 4'1,6.10
Pete non era d'accordo. Fin dalle Olimpiadi, era sicuro che suo fratello avesse dentro di s il miglio in quattro minuti. Louie aveva sempre liquidato l'idea con noncuranza, ma nella primavera del 1938 cominci a ricredersi. Il suo allenatore gli aveva proibito di correre in salita, nell'erronea ma comune convinzione che tale pratica gli avrebbe danneggiato il cuore. Louie per non gli diede retta. Ogni sera di quel mese di maggio, scavalcava la recinzione del Coliseum, entrava nello stadio e saliva di corsa le scalinate fino a sentirsi le gambe intorpidite.11 In giugno il suo corpo era perfettamente a punto, capace di una velocit e di una resistenza quali non aveva mai conosciuto. Cominci a pensare che Pete avesse ragione, e non fu il solo. Esperti di atletica, tra i quali il velocista campione olimpico Charlie Paddock, pubblicarono articoli in cui affermarono che Louie poteva essere il primo uomo dei quattro minuti.12 Anche Cunningham aveva cambiato idea. Pensava che i quattro minuti fossero alla portata di Louie. A un giornalista disse che Zamperini aveva pi probabilit di infrangere quel muro di quante ne avesse lui stesso.
Nel giugno del 1938 Louie si present ai campionati NCAA (National Collegiate Athletic Association) di Minneapolis puntando ai quattro minuti. Sprizzando entusiasmo, cominci a parlare a ruota libera con altri atleti del suo nuovo regime di allenamento, della sua strategia di corsa e di quanto potesse correre veloce. Si sparse la voce che Zamperini avrebbe fornito una prestazione superlativa. La sera prima della corsa un allenatore di Notre Dame buss alla porta della sua camera d'albergo e, con espressione grave in volto, gli rifer che alcuni allenatori rivali avevano dato istruzioni ai rispettivi corridori di affilare i chiodi delle scarpette e di fargli male. Louie non prese sul serio l'avvertimento, certo che nessuno avrebbe fatto una cosa del genere intenzionalmente.13
Si sbagliava. A met corsa, proprio mentre stava per passare al comando, diversi atleti gli si strinsero intorno, ingabbiandolo. Louie tent pi volte di liberarsi, ma non riusc ad aprirsi un varco. All'improvviso l'uomo che gli correva di fianco scart verso l'interno e gli pest il piede, trafiggendogli un dito con i chiodi delle scarpe. Un attimo dopo il corridore che lo precedeva cominci a sferrare calci all'indietro e riusc a ferirgli entrambi gli stinchi. Un terzo atleta gli diede una gomitata nel petto con tale violenza da fratturargli una costola.14 Il pubblico guardava incredulo.15
Sanguinante e sofferente, Louie era in trappola. Per un giro e mezzo continu a correre stretto nel gruppetto che lo imprigionava, frenando l'andatura per evitare di andare a sbattere contro l'uomo che lo precedeva. Finalmente, ormai in vista dell'ultima curva, not un minuscolo varco davanti a s. Sfrecci attraverso quello spazio, super volando il leader della corsa e, con la scarpa rotta, gli stinchi sanguinanti e il petto dolorante, vinse in scioltezza.
Rallent fino a fermarsi, amareggiato e frustrato. Quando il suo allenatore gli chiese che tempo pensava di avere fatto, Louie rispose che non poteva essere sceso sotto i 4'20.
I tempi comparvero sul tabellone e dalle tribune si alz un immediato Woooo! Zamperini aveva corso in 4'8,3. Era il miglio pi veloce nella storia dell'NCAA e il quinto pi veloce mai corso outdoor. Louie aveva mancato il record mondiale di 1,9 secondi. Il suo tempo avrebbe resistito come record NCAA per quindici anni.
Qualche settimana dopo, il Giappone rinunci a ospitare le Olimpiadi del 1940 e i Giochi passarono alla Finlandia.16 Louie dirott le sue aspirazioni da Tokyo a Helsinki e prosegu nel suo percorso di avvicinamento. Nella stagione universitaria 1939 vinse ogni competizione alla quale prese parte. Nei primi mesi del 1940, gareggiando contro i migliori specialisti del paese in diverse corse indoor sul miglio sulla costa orientale fu magnifico, ottenendo due secondi e due quarti posti, molto vicini al terzo, battendo due volte Cunningham e migliorando costantemente. In febbraio al Boston Garden corse in 4'8,2, sei decimi di secondo meno del pi veloce miglio mai corso indoor.* Due settimane dopo, al Madison Square Garden, corse in 4'7,9, raggiunto poco prima del nastro del traguardo dal grande Chuck Fenske, il cui tempo uguagli il record mondiale indoor.17 Con le Olimpiadi distanti solo pochi mesi, Louie stava arrivando alla sua forma migliore nel momento ideale.
Mentre Zamperini brillava al college, molto lontano da lui la storia stava voltando pagina. In Europa, Hitler stava mettendo a punto i piani per conquistare il continente. In Asia, i leader giapponesi avevano progetti di pari portata e grandiosit.19 Privo di risorse naturali e con un commercio azzoppato da alte tariffe e scarsa domanda, il Giappone aveva enormi difficolt a provvedere a una popolazione in continua crescita. Ma le nazioni vicine erano ricche di risorse e in esse i leader giapponesi vedevano la prospettiva dell'indipendenza economica, e anche qualcosa di pi. Uno dei concetti centrali dell'identit giapponese era la convinzione che fosse diritto divino del Giappone dominare gli altri popoli asiatici, che consideravano intrinsecamente inferiori. Nel mondo ci sono razze superiori e inferiori disse il politico giapponese Nakajima Chikuhei nel 1940 ed  sacro dovere della razza dominante guidare e illuminare quelle inferiori.20 I giapponesi, continuava Chikuhei, erano l'unica razza superiore del mondo. Motivati dalla necessit e dal destino, i leader nipponici avevano in programma di impiantare il sangue della razza Yamato [giapponese] nel suolo delle nazioni vicine.21 Avrebbero soggiogato tutto l'Estremo Oriente.
Con una costola incrinata e ferite a entrambe le gambe e a un piede, Louie festeggia vittoria e record al campionato NCAA. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Era da molto tempo che il governo nipponico, dominato dai militari, si stava preparando a quell'impresa. Nel corso di decenni, aveva creato un esercito e una marina potenti e tecnologicamente avanzati. Inoltre, grazie a un sistema scolastico strutturato militarmente che indottrinava i ragazzi in modo implacabile e violento sul destino imperiale della nazione, aveva preparato il proprio popolo alla guerra.22 L'esercito infine, tramite ferrea disciplina, percosse e desensibilizzazione, coltivava e incoraggiava un'estrema brutalit nei suoi soldati. Impregnando la violenza di un significato sacro scrive la storica Iris Chang l'esercito imperiale giapponese fece della violenza un imperativo culturale potente quanto quelli che avevano motivato gli europei ai tempi delle Crociate e dell'Inquisizione spagnola.23 Chang cita un discorso del 1933 di un generale giapponese: Ogni singolo proiettile deve essere caricato con la Via Imperiale e la punta di ogni baionetta deve portare incisa in s la Virt Nazionale. Nel 1931 il Giappone saggi il terreno invadendo la provincia cinese della Manciuria e instaurando uno Stato fantoccio crudelmente oppressivo. Fu solo l'inizio.
Alla fine degli anni Trenta, sia la Germania che il Giappone erano pronti a muoversi. Fu il Giappone a colpire per primo nel 1937, facendo dilagare le sue armate nel resto della Cina. Due anni dopo Hitler invase la Polonia. Gli Stati Uniti, a lungo isolazionisti, si ritrovarono coinvolti in entrambi i conflitti: in Europa i loro alleati erano minacciati da Hitler; nel Pacifico la Cina, alleata da sempre, veniva saccheggiata dai giapponesi e i territori americani delle Hawaii, Wake, Guam e Midway, cos come il protettorato delle Filippine, erano in pericolo. Il mondo stava precipitando nella catastrofe.
In una cupa giornata d'aprile del 1940, Louie torn al suo bungalow e trov il campus della USC ronzante di nervose conversazioni. Hitler aveva scatenato la sua guerra lampo in tutta Europa, il suo alleato sovietico ne aveva seguito l'esempio e il continente era esploso in una guerra totale. La Finlandia, che avrebbe dovuto ospitare i Giochi, stava per cedere. Lo stadio olimpico di Helsinki era stato parzialmente distrutto, centrato dalle bombe sovietiche.24 Gunnar Hckert, che aveva battuto Louie e vinto l'oro olimpico per la Finlandia nei 5000 a Berlino, era morto combattendo per la difesa della sua patria.* Le Olimpiadi erano state annullate.
Louie croll. Si ammal, prima per intossicazione da cibo, poi di pleurite. La velocit l'abbandon e perse una corsa dopo l'altra. Quando termin il semestre primaverile della USC, pass a ritirare il suo anello universitario e lasci il campus. Gli mancavano pochi crediti per il conseguimento della laurea, ma aveva tutto il 1941 per recuperare. And a lavorare come saldatore alla Lockheed Air Corporation e pianse le sue perdute Olimpiadi.
Mentre Zamperini passava l'estate del 1940 al lavoro, l'America scivolava verso la guerra. In Europa, Hitler aveva ricacciato in mare gli inglesi e i loro alleati a Dunkerque. Nel Pacifico, i giapponesi imperversavano in Cina e avanzavano in Indocina. Nel tentativo di fermare il Giappone, il presidente Franklin D. Roosevelt impose misure di embargo sempre pi pesanti su alcune merci, come rottami ferrosi e carburante per l'aviazione. Nei mesi seguenti avrebbe proclamato l'embargo petrolifero, congelato i beni giapponesi in America e infine imposto un embargo commerciale totale. Il Giappone non si ferm.
La Lockheed era sul piede di guerra e sfornava aerei sia per gli Army Air Corps che per la Royal Air Force. Dall'hangar nel quale lavorava, Louie poteva vedere i caccia P-38 sfrecciare nel cielo. Dopo quell'unico volo da ragazzo, era sempre stato diffidente nei confronti degli aerei, ma osservando quei P-38 avvertiva una spinta interiore. Continuava ad avvertirla anche in settembre, quando il Congresso eman la legge sulla leva obbligatoria. Chi si fosse arruolato prima di essere richiamato avrebbe potuto scegliere l'arma in cui prestare servizio. All'inizio del 1941 Louie si arruol negli Army Air Corps.*
Spedito all'Hancock College dell'aeronautica a Santa Maria, California, Louie impar ben presto che volare su un aereo non era affatto come guardarlo da terra. Era nervosissimo e soffriva di mal d'aria.27 Si conged dagli Air Corps, firm documenti che non si prese la briga di leggere e trov lavoro come comparsa cinematografica. Stava lavorando sul set della Storia del generale Custer, con Errol Flynn e Olivia de Havilland, quando gli arriv una lettera. Era stato richiamato.
Louie in addestramento. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
La data in cui avrebbe dovuto presentarsi cadeva prima della conclusione delle riprese del film, ma Louie avrebbe avuto diritto a un bonus se fosse rimasto fino al termine della lavorazione. Poco prima della visita medica mangi una manciata di barrette dolci e, grazie al conseguente innalzamento della glicemia, non super l'esame fisico.28 Ricevuto l'ordine di ripresentarsi alcuni giorni dopo per ripetere il test, torn sul set e incass il suo bonus. Poi, il 29 settembre, entr nell'esercito.
Terminato l'addestramento di base, ebbe una spiacevole sorpresa. Dato che non aveva letto i documenti d'uscita dagli Air Corps, non aveva idea di avere accettato di rientrarvi in caso di futura necessit. Nel novembre del 1941 arriv a Ellington Field a Houston, Texas. Le forze armate avrebbero fatto di lui un puntatore-bombardiere.
Quell'autunno, mentre Louie si accingeva a diventare aviatore, una lettera urgente atterr sulla scrivania di J. Edgar Hoover, direttore dell'FBI.29 Era firmata da un generale di brigata presso il dipartimento della Guerra, divisione Intelligence Militare. La lettera diceva che un informatore attendibile aveva avvertito alcuni ufficiali che un californiano, ritenuto semplice collaboratore di un'innocua organizzazione giapponese locale, era in realt alle dipendenze della marina giapponese, in missione per raccogliere fondi a sostegno dello sforzo bellico nipponico. I suoi superiori della marina imperiale, sosteneva l'informatore, lo avevano recentemente trasferito a Washington perch continuasse a operare ai loro ordini. Secondo la fonte, l'uomo era conosciuto come Mr Sasaki. Era Jimmie, l'amico di Louie.
Nonostante i dati attualmente disponibili del rapporto dell'informatore non contengano dettagli sulle presunte attivit di Sasaki, secondo successive annotazioni di un capitano della polizia di Torrance aveva avuto l'abitudine di recarsi in un campo adiacente a una centrale elettrica, poco lontano da Torrance Boulevard,30 dove aveva allestito una potente radiotrasmittente di cui si era servito per comunicare informazioni al governo giapponese. Se l'ipotesi fosse vera, questo spiegherebbe i misteriosi viaggi di Sasaki a Torrance. Il buon amico di Louie era forse una spia.
In effetti Sasaki si era davvero trasferito a Washington, dove lavorava alle dipendenze della marina giapponese.31 Era impiegato all'ambasciata nipponica e abitava in un edificio di appartamenti molto frequentato dai membri del Congresso americano. Si era fatto conoscere nell'lite della capitale, socializzando con deputati e senatori ai cocktail party del palazzo in cui abitava, giocando a golf all'Army Navy Country Club, facendo amicizia con funzionari di polizia e del dipartimento di Stato e offrendosi come autista dopo le feste. Non  del tutto chiaro con quale parte fosse schierato: a un cocktail pass a un membro del Congresso informazioni riservate sull'industria aeronautica giapponese.
La lettera all'FBI fece scattare gli allarmi. Hoover, abbastanza preoccupato da pensare di informare il segretario di Stato, ordin un'indagine immediata su Sasaki.32
Poco dopo l'alba di una domenica di dicembre, un pilota volava sul Pacifico a bordo del suo piccolo aereo. Sotto di lui l'oceano scuro cedette il passo a piccole ciocche bianche; erano le onde che schiaffeggiavano l'estremit settentrionale dell'isola di Oahu. L'aereo fece il suo ingresso in una splendente mattinata hawaiana.33
Oahu stava cominciando a prendere vita. All'Hickam Field, alcuni soldati stavano lavando un'auto. In Hula Lane una famiglia si stava preparando per andare a messa. Al circolo ufficiali del Wheeler Field si era appena conclusa una partita a poker. In una caserma, due uomini stavano combattendo una battaglia a cuscinate. All'Ewa Mooring Mast Field, un sergente tecnico stava guardando il figlio di tre anni attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica. Quasi nessuno si era ancora presentato alle mense per la colazione. Molti stavano ancora dormendo nelle rispettive cuccette sulle navi da guerra che si cullavano nel porto. A bordo della USS Arizona, un ufficiale si stava cambiando per disputare la partita di baseball del campionato della flotta degli Stati Uniti. Sul ponte, gli uomini si stavano radunando per l'alzabandiera mentre una banda suonava l'inno nazionale, una tradizione della domenica mattina.34
Dal cielo, il pilota cont otto corazzate, l'intera flotta del Pacifico. C'era un leggero velo di nebbia a livello del suolo.
Il pilota si chiamava Mitsuo Fuchida. Sollev il tettuccio del suo aereo e fece esplodere un razzo che stri il cielo di verde, poi ordin all'operatore radio di trasmettere il grido di battaglia. I centottanta aerei giapponesi che seguivano Fuchida si lanciarono all'attacco di Oahu.* Gli uomini sul ponte dell'Arizona alzarono lo sguardo verso il cielo.35
In caserma, uno dei due partecipanti alla battaglia coi cuscini cadde improvvisamente a terra.36 Era morto, il collo trafitto da un foro di otto centimetri. Il suo amico corse alla finestra e vide un edificio sollevarsi in aria e poi ricadere sbriciolato. Un bombardiere in picchiata ci si era schiantato sopra. Su ognuna delle ali c'era un cerchio rosso.
Quella mattina Pete Zamperini si trovava a casa di un amico. Stava giocando qualche mano di seven up, poi sarebbe andato a farsi un giro di golf. Alle sue spalle, lo sfrigolio delle frittelle sulla griglia si fondeva con il cinguettio della radio. Una voce dal tono concitato interruppe la trasmissione. I giocatori posarono le carte sul tavolo.
In Texas, Louie era al cinema, in licenza per il fine settimana. Il teatro era gremito di militari che si concedevano una pausa dalle interminabili esercitazioni che costituivano la vita del soldato in tempo di pace. A met della proiezione lo schermo divent bianco, la luce inond la sala e un uomo sal di corsa sul palcoscenico. C' un incendio? si chiese Louie.37
L'uomo disse che tutti i militari dovevano rientrare immediatamente alle loro basi. Il Giappone aveva attaccato Pearl Harbor.
Louie avrebbe ricordato a lungo di essere rimasto seduto con gli occhi sbarrati e la mente confusa. L'America era in guerra. Afferr il suo berretto e corse fuori dal cinema.
* Poich le piste indoor sono pi corte di quelle all'aperto e costringono gli atleti a un numero maggiore di giri per coprire la stessa distanza, i tempi dei primati indoor sono in genere pi alti. Nel 1940 il record mondiale del miglio outdoor era di un secondo inferiore a quello indoor.18
* Lauri Lehtinen, compagno di squadra di Hckert e campione olimpico nei 5000 metri ai Giochi del 1932, don la sua medaglia a un altro soldato finlandese in onore di Hckert.25
* Anche molti altri grandi corridori si arruolarono. Quando Norman Bright ci prov, venne respinto a causa del suo battito cardiaco: ritenuto pericolosamente lento, era invece conseguenza di una forma fisica perfetta. Bright risolse il problema correndo per circa cinque chilometri e presentandosi immediatamente dopo a un altro ufficio di arruolamento. Cunningham cerc di entrare in marina, ma i reclutatori, vedendo le gambe orribilmente sfregiate, non lo ritennero idoneo a prestare servizio. Poi qualcuno entr nell'ufficio facendo il suo nome, i reclutatori si resero conto di chi era e lo arruolarono.26
* Nella prima delle due ondate vennero impiegati centottantatr aerei, ma due andarono persi in fase di decollo.
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PARTE SECONDA.
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B-24 Liberator.
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6.
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La Bara Volante.
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Mentre aerei giapponesi si lanciavano in picchiata sull'isola di Oahu, alcuni marines stavano per fare colazione nella tenda della mensa a Wake, oltre tremila chilometri pi a ovest. Minuscolo e totalmente privo d'acqua, Wake sarebbe stato un atollo del tutto inutile se non avesse avuto un unico, enorme pregio: era in una posizione avanzatissima nel Pacifico ed era quindi un luogo strategicamente ideale per una base aerea. Di conseguenza Wake ospitava una pista e circa cinquecento militari americani annoiati, per lo pi marines. A parte le occasionali soste per rifornimento degli aerei della Pan American World Airways, non succedeva mai niente di interessante. Ma quel mattino di dicembre, proprio mentre i marines cominciavano a mangiare i loro pancakes, la sirena dell'allarme inizi a suonare lamentosa.1 A mezzogiorno il cielo era striato di bombardieri giapponesi, gli edifici esplodevano e pochi uomini stupefatti, su meno di otto chilometri quadrati di corallo, si ritrovarono sul fronte della Seconda guerra mondiale.
Quel mattino accadde la stessa cosa in tutto il Pacifico. In meno di due ore, su Pearl Harbor il Giappone provoc la morte di oltre duemilaquattrocento persone e danni gravissimi alla marina americana. Quasi contemporaneamente, attacc la Thailandia, Shanghai, la Malesia, le Filippine, Guam, Midway e Wake. In un solo giorno di inaudita violenza, era iniziato un nuovo massacro giapponese.
In America ci si aspettava l'invasione da un momento all'altro. Meno di un'ora dopo l'attacco giapponese alle Hawaii, vennero posate mine nella baia di San Francisco. A Washington, Fiorello La Guardia, ministro della Difesa civile, sal su un'auto della polizia e, a sirene spiegate, prese a girare per tutta la citt urlando la parola: Calma! all'altoparlante.2 Alla Casa Bianca, Eleanor Roosevelt si precipit a scrivere alla figlia Anna, sollecitandola ad allontanare immediatamente i bambini dalla costa occidentale.3 Un cameriere sent il presidente chiedersi cosa avrebbe fatto nel caso in cui le forze giapponesi fossero penetrate all'interno del paese fino a Chicago.4 Nel frattempo, in Massachusetts Avenue, volute di fumo si alzavano dalla sede dell'ambasciata giapponese, dove lavorava Jimmie Sasaki. Il personale dell'ambasciata stava bruciando documenti nel cortile.5 Una folla osservava in silenzio dal marciapiede.
Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre ci furono quattro allarmi aerei a San Francisco. A Sheppard Field, l'accademia degli Air Corps in Texas, spaventati ufficiali corsero negli alloggi dei cadetti alle quattro di mattina, urlando che stavano arrivando aerei giapponesi e ordinando a tutti di precipitarsi fuori e gettarsi a terra. Nei giorni successivi vennero scavate trincee lungo la costa californiana e a Oakland vennero chiuse le scuole. Dal New Jersey all'Alaska, bacini artificiali, ponti, gallerie, fabbriche e porti vennero tutti posti sotto sorveglianza armata. A Kearney, Nebraska, ai cittadini venne insegnato come neutralizzare le bombe incendiarie usando i tubi di gomma per annaffiare i giardini. Tende per l'oscuramento vennero appese davanti a tutte le finestre d'America, dalle pi isolate fattorie alla Casa Bianca. Circolavano voci scioccanti: Kansas City stava per essere attaccata. San Francisco era gi sotto le bombe nemiche. I giapponesi si erano impadroniti del Canale di Panama.6
Quella dei giapponesi era una galoppata. Il 10 dicembre invasero le Filippine e conquistarono Guam. Il giorno seguente invasero la Birmania; alcuni giorni dopo il Borneo britannico. Hong Kong cadde il giorno di Natale. Il Borneo settentrionale, Rabaul, Manila e la base USA nelle Filippine caddero in gennaio. Gli inglesi furono cacciati dalla Malesia e costretti alla resa a Singapore in settanta giorni.
C'era un unico intoppo: Wake, ritenuto sicuramente una facile conquista, non voleva cedere. Per tre giorni i giapponesi bombardarono e mitragliarono a volo radente l'atollo. L'11 dicembre, una vasta forza, comprendente undici navi tra cacciatorpediniere e incrociatori, tent l'invasione. Il piccolo gruppo di difensori respinse l'attacco, affondando due cacciatorpediniere e danneggiando altre nove navi, abbattendo due bombardieri e costringendo i giapponesi a rinunciare all'operazione, la loro prima sconfitta della guerra. Fu solo il 23 dicembre che i giapponesi riuscirono finalmente a impadronirsi di Wake e a fare prigionieri gli uomini dell'atollo. Contro i 52 caduti americani, si stima siano stati uccisi 1153 giapponesi.7
Per parecchi giorni i prigionieri vennero lasciati sul campo di aviazione. Tremanti di freddo la notte e oppressi dal caldo di giorno, per tenersi su di morale cantavano carole natalizie.8 Inizialmente destinati all'esecuzione, dopo l'intervento di un ufficiale giapponese la maggior parte di loro venne ammassata nelle stive delle navi e spedita in Giappone o nella Cina occupata: erano tra i primi americani prigionieri di guerra dei giapponesi. All'insaputa dell'America, 98 prigionieri vennero trattenuti a Wake. I giapponesi avevano intenzione di utilizzarli come schiavi.
Nonostante fosse stato scontentissimo dell'assegnamento agli Air Corps, Louie scopr che dopo tutto non era poi cos male. Durante l'addestramento a Ellington Fields in Texas e poi alla Midland Army Flying School ottenne punteggi di valutazione altissimi.9 I voli erano di solito tranquilli e regolari, per cui il mal d'aria non era un problema. Ma la cosa migliore era che le donne trovavano irresistibile la divisa da aviatore. Un pomeriggio, mentre era a passeggio, una decappottabile carica di bionde lo affianc, si ferm, lo caric a bordo e lo port a una festa. Quando la stessa cosa accadde una seconda volta, Louie intu un trend positivo.
Veniva addestrato nell'uso di due diversi sistemi di puntamento. All'epoca si stavano sperimentando tattiche di bombardamento in picchiata per bombardieri pesanti.10 Nell'addestramento per i bombardamenti in picchiata, Louie utilizzava un dispositivo manuale, del valore di un dollaro, che consisteva in una piastra di alluminio con un gancio e un peso pendente. Per i bombardamenti normali, aveva in dotazione il sistema di puntamento Norden,11 un computer analogico estremamente sofisticato che costava ottomila dollari, vale a dire il doppio della casa americana media.12 In un bombardamento con il Norden, Louie visualizzava l'obiettivo, effettuava i calcoli necessari e inseriva nel dispositivo i dati relativi alla velocit dell'aereo, alla quota, al vento e ad altri fattori. A quel punto il sistema Norden prendeva i comandi dell'aereo, seguiva un preciso percorso fino all'obiettivo, calcolava l'angolo di caduta e sganciava le bombe al momento ottimale. Una volta terminato, Louie urlava: Bombe fuori! e il pilota riprendeva i comandi manuali. I sistemi di puntamento Norden erano cos segreti che venivano custoditi in caveau sorvegliati e trasportati sotto scorta armata. Agli uomini era proibito parlarne nelle loro lettere o fotografarli. Nel caso il suo aereo fosse stato abbattuto, Louie aveva l'ordine di sparare al dispositivo con la sua Colt calibro 45 per impedire che cadesse in mano al nemico e soltanto dopo avrebbe potuto pensare a salvarsi.
Nell'agosto del 1942, Louie, diplomatosi alla Midland, ricevette i gradi di sottotenente. Salt sulla Cadillac di un amico e guid fino in California per salutare la famiglia prima di partire per l'ultimo corso di addestramento e poi per la guerra. Anche Pete, adesso capo di terza classe in marina con base a San Diego, and a casa per salutare il fratello.
Nel pomeriggio del 19 agosto gli Zamperini si riunirono sugli scalini dell'ingresso di casa per un'ultima fotografia. Louie e Pete, elegantissimi in alta uniforme, erano sul primo scalino con la madre, minuscola tra loro due e sull'orlo delle lacrime. Il sole d'agosto le picchiava in faccia e sia lei che Louie tenevano gli occhi socchiusi, lo sguardo leggermente distolto dall'obiettivo, quasi che tutto ci che c'era davanti a loro fosse perso nel bagliore.
Un'ultima foto di famiglia in occasione della partenza di Louie per la guerra. Dietro, da sinistra a destra: il futuro marito di Sylvia, Harvey Flammer, Virginia, Sylvia e Anthony Zamperini. In primo piano: Pete, Louise e Louie. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Louie e suo padre raggiunsero la stazione in auto. Lungo il binario si ammassava una folla, giovani in uniforme e genitori in lacrime che si salutavano abbracciandosi. Anche Louie abbracci suo padre, e lo sent tremare.
Il treno part e Louie si affacci dal finestrino. Suo padre agitava una mano in aria, con un sorriso tremulo in viso. Louie si chiese se l'avrebbe mai pi rivisto.
Il treno lo port in una perpetua tempesta di sabbia conosciuta come Ephrata, Washington, dove al centro di un lago prosciugato sorgeva una base aerea.13 Sembrava che l'ex lago si fosse dato come missione quella di seppellire la base, gli uomini e tutti gli aerei, e che ci stesse riuscendo. L'aria era cos densa di polvere, terriccio e spazzatura portati dal vento che gli uomini arrancavano tra cumuli alti pi di mezzo metro. Gli indumenti dimenticati fuori dalle sacche militari si insudiciavano immediatamente e tutti i pasti, che gli equipaggi consumavano seduti per terra all'aperto, erano conditi con la sabbia. Il personale di terra, che in ventuno giorni fu costretto a sostituire ventiquattro motori d'aereo intasati, ricorse all'espediente di cospargere d'olio le piste di rullaggio per trattenere la polvere a terra. Togliersi di dosso sabbia e terriccio per gli uomini era problematico: l'acqua calda terminava molto prima della fila alle docce e, dato che lo spaccio della base non vendeva sapone da barba, praticamente tutti avevano un'ispida barba cattura-polvere.
Poco dopo l'arrivo alla base, un Louie sudato si stava guardando intorno disperato, quando venne avvicinato da uno squadrato sottotenente, che si present. Era Russell Allen Phillips e sarebbe stato il suo pilota.14
Nato a Greencastle, Indiana, nel 1916, Phillips aveva appena compiuto ventisei anni. Era cresciuto in una famiglia religiosissima a La Porte, sempre nell'Indiana, dove suo padre era stato pastore metodista. Da ragazzo, Phillips era cos silenzioso che gli adulti l'avevano ritenuto timido. In realt possedeva una segreta vena d'audacia. Si aggirava furtivamente nelle strade del suo quartiere con sacchetti pieni di farina, che lanciava in attacchi da guerrigliero contro i parabrezza delle macchine di passaggio. In un weekend del Memorial Day, si infil nel bagagliaio di un'auto per introdursi senza pagare nella zona prati dell'Indy 500. Aveva frequentato la Purdue University, dove si era laureato in agraria e conservazione ambientale. Al ROTC (Reserve Officers' Training Corps) il suo capitano l'aveva descritto come il soldato pi inadeguato e dall'aspetto pi orrendo che avesse mai visto. Ignorando la valutazione del capitano, Phillips si era arruolato negli Air Corps, dove aveva dimostrato di essere un aviatore nato. A casa, tutti lo chiamavano Allen; negli Air Corps, era Phillips.
Russell Allen Phillips. (Per gentile concessione di Karen Loomis)
La prima cosa che la gente tendeva a notare in lui era di non averlo notato affatto. Era talmente riservato che poteva trovarsi da molto tempo in una stanza prima che qualcuno si accorgesse della sua presenza. Era piuttosto basso, con le gambe corte. Alcuni lo chiamavano Sandblaster, sabbiatrice, perch, come disse un pilota, ha il culo vicinissimo al pavimento.15 Per motivi ignoti, aveva l'abitudine di indossare pantaloni con una gamba notevolmente pi corta dell'altra. Il viso era minuto, simpatico e da ragazzino, e tendeva a confondersi con lo sfondo. Questo probabilmente contribuiva alla sua invisibilit, ma l'elemento determinante era il silenzio. Phillips era una persona amabile e, a giudicare dalle sue lettere, estremamente complessa, ma preferiva non parlare. Lo si poteva parcheggiare in mezzo alla folla chiassosa di un party e, a fine serata, lui se ne andava senza avere detto una sola parola. La gente faceva lunghe conversazioni con lui, ma solo per poi rendersi conto che Phillips non aveva parlato.
Se aveva un punto di ebollizione, non lo raggiunse mai. Incassava con calma impassibile ogni ordine inspiegabile dei superiori, ogni gesto idiota dei suoi subordinati e ogni irritante personalit che la vita militare poteva scagliare contro un ufficiale. Affrontava ogni tipo di avversit con una calma accettazione adattativa. Louie avrebbe imparato che, in situazioni di crisi, nelle vene di Phillips scorreva acqua gelida.
Phillips aveva un'unica, divorante passione. All'epoca in cui aveva iniziato il college, suo padre aveva accettato una nuova parrocchia a Terre Haute e l sua sorella gli aveva presentato una ragazza che cantava nel coro della chiesa, una studentessa di college di nome Cecile Perry, detta Cecy.16 Aveva i capelli biondi, una figura armoniosa, un carattere allegro, un'intelligenza vivace e un gatto di nome Chopper. Studiava per diventare insegnante. A un ballo scolastico a Terre Haute, Phillips l'aveva baciata. Era innamorato cotto, e lei anche.
Un sabato sera nel novembre del 1941, in procinto di raggiungere gli Air Corps, Phillips pass gli ultimi cinque minuti con Cecy alla stazione di Indianapolis. Non appena la guerra fosse finita, le promise, si sarebbero sposati. Adesso teneva la foto della ragazza nel suo armadietto e le scriveva lettere d'amore, molte volte alla settimana. Quando Cecy comp ventun anni, Phillips le mand la sua paga e le disse di comprare un anello di fidanzamento, anello che ben presto fu al dito della ragazza.17
Nel giugno del 1942, poco dopo essersi laureata, Cecy raggiunse Phoenix per vedere Allen ricevere le sue ali di pilota. Innamoratissimi, parlarono della possibilit di sposarsi immediatamente, ma poi ci ripensarono: si sarebbero uniti in matrimonio nella successiva sede d'addestramento di Phillips e avrebbero vissuto insieme finch lui non fosse stato mandato al fronte. La sede successiva fu Ephrata e, non appena la vide, Phillips si prese mentalmente a calci. Vorrei cento volte che ci fossimo sposati quando eravamo a Phoenix scrisse a Cecy. Adesso non posso chiederti di venire qui, per vivere in una discarica come Ephrata.18 Di nuovo, posticiparono il matrimonio. In autunno l'addestramento di Allen sarebbe terminato. A quel punto, speravano, avrebbero avuto un'altra possibilit di vedersi prima che lui partisse per la guerra.
L'equipaggio di Phil. Da sinistra a destra: Phillips, il copilota temporaneo

Gross, Zamperini, Mitchell, Douglas, Pillsbury e Glassman.

Non compaiono Moznette, Lambert e Brooks.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

A Ephrata, Louie e Phillips fecero amicizia. Phillips si lasciava trascinare tutto contento dall'allegria chiacchierona di Louie e a Louie piaceva la tranquilla calma di Phillips, a suo parere la persona pi gentile che avesse mai conosciuto. Non ebbero mai una lite e non si separavano quasi mai. Phillips chiamava Louie Zamp e Louie chiamava Phillips Phil.
Si form il resto dell'equipaggio del bombardiere di Phil.19 Motorista e mitragliere alla torretta dorsale sarebbe stato il ventidueenne Stanley Pillsbury che, prima di arruolarsi, aveva gestito la fattoria di famiglia nel Maine. L'altro motorista era il virginiano Clarence Douglas, il quale sarebbe stato anche uno dei due mitraglieri laterali di fusoliera, dietro le ali. Navigatore e mitragliere alla torretta frontale sarebbe stato Robert Mitchell, figlio di un professore dell'Illinois. Il minuscolo Frank Glassman, che con i suoi capelli ricci era praticamente il sosia di Harpo Marx, sarebbe stato l'operatore radio e, in seguito, il mitragliere alla torretta ventrale; dato che veniva da Chicago, i compagni lo chiamavano Gangster. Ray Lambert del Maryland si sarebbe occupato della mitragliatrice di coda. Nell'equipaggio c'era un vero magnete per le ragazze: l'attraente Harry Brooks, esuberante operatore radio e mitragliere laterale di fusoliera. Il copilota sarebbe stato George Moznette Jr. Dato che i copiloti venivano assegnati a rotazione a differenti aerei al fine di qualificarsi come piloti, Moznette non sarebbe rimasto a lungo, ma fece rapidamente amicizia con Phil e Louie.
Moznette, Mitchell, Phil e Louie erano ufficiali; gli altri erano militari di leva. Erano tutti scapoli, ma Harry Brooks, come Phil, aveva una ragazza fissa a casa. Si chiamava Jeanette e, prima della guerra, aveva fissato con Harry la data del matrimonio: 8 maggio 1943.20
Gli uomini ricevettero in dotazione pesanti giacche di montone e capi di lana e poi vennero riuniti e fotografati. Sarebbero stati l'equipaggio numero 8 dei nove che componevano la 372 Squadriglia bombardieri del 307o Gruppo, Settimo Air Force. Tutto ci di cui ora avevano bisogno era un aereo.
Louie sperava di essere assegnato a una Fortezza Volante B-17. Era il tipo di aereo sul quale agli uomini piaceva farsi vedere: bello, maschio, agile, aggressivamente armato, affidabile, robusto e praticamente indistruttibile. L'aereo che nessuno voleva era un nuovo bombardiere, il B-24 Liberator della Consolidated Aircraft. Sulla carta era complessivamente paragonabile al B-17, ma presentava un importante vantaggio. Grazie ai serbatoi ausiliari e alle slanciate, ultraefficienti ali Davis, poteva volare letteralmente per un giorno intero, un elemento decisivo nei teatri sempre pi estesi della Seconda guerra mondiale.21
Rettangolare, tetro e con il muso schiacciato, il B-24 aveva un aspetto che soltanto una madre miope avrebbe potuto amare. Gli equipaggi gli avevano affibbiato una valanga di soprannomi, tra i quali Mattone Volante, Vagone Volante e Constipated Lumberer, il boscaiolo costipato, un gioco di assonanze, in inglese, con Consolidated Liberator. La cabina di pilotaggio era angusta e oppressiva, tanto da costringere pilota e copilota a vivere praticamente guancia a guancia durante missioni che potevano protrarsi anche per sedici ore. Tendendo al massimo il collo al di sopra del monumentale cruscotto, il pilota aveva una vista panoramica del muso dell'aereo e poco altro. Percorrere la passerella larga ventitr centimetri che sovrastava la stiva bombe poteva essere problematico, specie in situazioni di turbolenza: un passo falso e vi si precipitava dentro, e i suoi fragili portelli d'alluminio avrebbero ceduto al peso di un uomo in caduta.
Rullare sulla pista era un'avventura. Le ruote del B-24 non erano dotate di sterzo, per cui il pilota doveva convincere l'aereo a muoversi nel modo voluto dando potenza ai motori di un lato e poi a quelli dell'altro lato, agendo alternativamente sui freni di destra e di sinistra, uno dei quali di solito era pi sensibile dell'altro. Tutto questo rendeva le piste di rullaggio teatri all'aperto per spettacoli di aerei che sbandavano e che, prima o poi, finivano tutti con il deviare in posti lontanissimi da dove volevano portarli i rispettivi piloti e dai quali dovevano spesso essere liberati con i badili.
Un pilota scrisse a casa che la prima volta che si era ritrovato nella cabina di un B-24 era stato come sedersi in veranda per fare volare tutta la casa.22 Era un'opinione diffusa. Il Liberator era uno degli aerei pi pesanti al mondo; il modello D allora in produzione pesava pi di trentadue tonnellate a pieno carico. Farlo volare era come lottare con un orso, un'impresa che lasciava i piloti esausti e indolenziti. Poich di norma tenevano la barra di comando con la mano sinistra e con la destra gestivano gli altri comandi, i piloti dei B-24, a torso nudo, erano riconoscibili a prima vista perch la muscolatura del braccio sinistro era di gran lunga pi sviluppata di quella del destro.23 L'aereo era poco maneggevole ed era quindi difficile mantenere quelle formazioni serrate che erano di importanza critica per difendersi da un attacco. Un accenno di turbolenza, o anche solo un membro dell'equipaggio che camminava all'interno della fusoliera, era sufficiente a inclinare l'aereo dal proprio asse.
Il B-24 era afflitto da problemi tecnici. Se uno dei quattro motori si bloccava, restare in volo era difficile; l'avaria di due motori era spesso un'emergenza. Poco dopo l'introduzione dell'aereo, si verificarono numerosi incidenti in cui il B-24 perse la coda in volo.24 E nonostante la guerra fosse ancora giovane, il bombardiere si stava facendo la reputazione di eccessiva delicatezza, in particolare per quanto riguardava le sottili ali, che, se colpite in combattimento, potevano staccarsi di netto. A Ephrata molti consideravano il B-24 una trappola mortale.
Dopo una lunga attesa, gli aerei della 372 Squadriglia arrivarono in volo a Ephrata. L'equipaggio di Phil usc a vedere, fissando l'orizzonte con gli occhi socchiusi. Anche da lontano, le sagome degli aerei non lasciavano spazio ai dubbi. Mentre gli uomini borbottavano lamentandosi, Louie sent una voce dire:  la Bara Volante.25
Vennero assegnati a un B-24D uguale a tutti gli altri. Per i tre mesi successivi - a Ephrata in agosto e settembre, a Sioux City in ottobre - vissero in pratica a bordo dell'aereo. Volarono in formazione, mitragliarono bersagli trainati da altri aerei, simularono combattimenti ed effettuarono bombardamenti in picchiata. Un giorno, in Iowa, si abbassarono talmente che le eliche alzarono una tempesta di sabbia, cosa che danneggi la verniciatura della pancia dell'aereo e graffi le gambe di Pillsbury, il quale sedeva accanto al portellone di coda aperto e cercava di fotografare le loro finte bombe mentre precipitavano nelle reti-bersaglio. Per tutta la durata dell'operazione, Louie rimase appollaiato all'interno della serra nel muso dell'aereo, bombardando obiettivi. Il comando venne rapidamente informato delle prodezze della squadriglia: agricoltori arrabbiati si presentarono a protestare dopo che le bombe da quarantacinque chili avevano distrutto un gabinetto esterno e abbattuto una sfortunata mucca.26
L'equipaggio di Phil prov il suo primo spavento a Ephrata. Durante un volo di addestramento ebbero problemi con la radio, si persero e continuarono a volare per ore in una cieca confusione, finendo con l'atterrare verso mezzanotte a Spokane, a circa mezzo Stato di distanza dalla destinazione prevista. Erano stati considerati dispersi per tre ore e mezzo e tutti gli Air Corps della costa occidentale erano stati mobilitati nella loro ricerca. Quando Phil scese dall'aereo si prese una ripassata feroce da un colonnello. Rientrato a Ephrata, se ne prese un'altra, in stereofonia, da un colonnello e da un maggiore. Credimi, tesoro: quella notte sono diventato un po' pi vecchio scrisse a Cecy.27
Il panico a terra era stato giustificato, dato che gli incidenti erano frequenti e mortali. Prima di iniziare l'addestramento, Louie aveva ricevuto una lettera da un amico, cadetto degli Air Corps.
Immagino che avrai letto la notizia del cadetto e dell'istruttore rimasti uccisi la settimana scorsa. Quei due poveracci non hanno avuto scampo. L'aereo  andato in stallo mentre virava dal segmento di base a quello finale per l'approccio all'atterraggio. L'aereo ha fatto una giravolta e poi  precipitato a terra... L'impatto ha ridotto i corpi a pezzi. La cintura di sicurezza ha tagliato l'istruttore a met. All'interno dei rottami dell'aereo sembrava che qualcuno avesse schizzato dappertutto tre pentoloni di pomodori e cracker (sangue e carne). Erano ridotti a brandelli, impossibile identificarli guardandoli.28
Era il tipo di storia che riempiva le lettere di aspiranti aviatori in tutto il paese. Errori del pilota o del navigatore, guasti meccanici e sfortuna stavano uccidendo uomini in addestramento a un ritmo sorprendente. Nelle Army Air Forces (AAF)* si verificarono 52.651 incidenti in patria nel corso della guerra, incidenti in cui persero la vita 14.903 uomini. Anche se alcuni di quei caduti erano probabilmente in servizio di pattugliamento costiero o impiegati attivamente in altro modo, si pu presumere che la stragrande maggioranza fosse costituita da personale in addestramento, morto senza avere mai visto un teatro di guerra. Nei tre mesi durante i quali gli uomini di Phil vennero addestrati, 3041 aerei delle AAF - oltre 33 al giorno - subirono incidenti in patria, uccidendo nove uomini al giorno. Nei mesi seguenti, conteggi superiori a cinquecento vittime diventarono comuni. Nell'agosto del 1943, morirono in patria 590 aviatori, 19 al giorno.29
Louie, Phil e gli altri membri dell'equipaggio furono testimoni di episodi del genere. In luglio un caro amico di Phil era rimasto ucciso a bordo di un B-24 subito dopo che i due avevano cenato insieme.30 In un'altra occasione, l'equipaggio di Phil pass parte di una mattinata piovosa in una sala riunioni con un altro equipaggio, in attesa di ricevere ordini relativi ai rispettivi voli. Entrambi gli equipaggi raggiunsero i loro aerei, ma all'ultimo momento a quello di Phil venne ordinato di restare a terra. L'altro velivolo decoll, vol per due miglia e precipit, uccidendo pilota e navigatore. In ottobre, a Sioux City, un altro bombardiere del loro gruppo precipit in un campo e due uomini morirono. Appena seppe che la stampa stava divulgando la notizia della disgrazia senza fornire i nomi dei componenti l'equipaggio, Phil si allontan di corsa da una riunione per rassicurare la famiglia sul fatto che non si trovava a bordo di quell'aereo.31
Gli Air Corps fecero del loro meglio per insegnare agli uomini come sopravvivere a un incidente aereo.32 Gli equipaggi venivano addestrati alla preparazione dell'aereo in vista di un imminente impatto e ad attrezzarsi per la sopravvivenza postincidente. A ognuno veniva assegnata una specifica postazione d'emergenza; nel caso di Louie, era accanto al finestrino di fusoliera, dietro l'ala destra. Gli uomini effettuavano anche simulazioni di lancio con il paracadute, gettandosi da aerei fermi a terra. Alcuni dovevano saltare gi dalla passerella e lanciarsi attraverso i portelli aperti del vano bombe; altri dovevano lanciarsi dai finestrini delle postazioni laterali di fusoliera, chiedendosi come, saltando da un aereo in volo, avrebbero evitato di farsi tagliare in due dai timoni gemelli, posti immediatamente dietro i finestrini. Veniva inoltre insegnato come compiere un ammaraggio di fortuna o effettuare un atterraggio controllato sull'acqua. Phil studiava doverosamente, ma trovava l'idea di ammarare con un gigantesco bombardiere piuttosto stupida.33 I film utilizzati per l'addestramento non facevano che aumentare i suoi dubbi: in tutti i filmati, il B-24 che tentava l'ammaraggio andava in pezzi.
L'addestramento fu una prova durissima e trasform l'equipaggio di Phil. Non tutti sarebbero sopravvissuti a ci che li aspettava, ma i superstiti avrebbero sempre sottolineato la fortuna di avere prestato servizio con uomini cos ben preparati. Il gruppo lavorava insieme con fluida efficienza e, a giudicare dalle valutazioni dell'addestramento, nella squadriglia non c'era equipaggio migliore del loro per quanto riguardava il tetro campo delle bombe e dei proiettili. Tra i sopravvissuti dell'equipaggio e uomini di altri aerei, le lodi pi calorose sarebbero state tutte per Phil. I B-24 erano costruiti per piloti di alta statura, ma Phil, nonostante avesse bisogno di un cuscino per arrivare alla pedaliera e ad avere gli occhi sopra il cruscotto, in base a tutti i resoconti fu eccezionale nel suo ruolo. Louie dichiar a un giornalista che il suo amico era un pilota maledettamente in gamba.34
Il B-24 assegnato all'equipaggio di Phil aveva una sua personalit.35 Aveva una valvola che perdeva carburante nella stiva bombe, cosa che spinse Pillsbury a sviluppare l'irritante abitudine di camminare avanti e indietro nella fusoliera, annusando l'aria. C'era una bisbetica valvola del sistema di trasferimento del carburante che Pillsbury e Douglas dovevano fissare in posizione con la massima cura, altrimenti si sarebbe aperta, rallentando un motore o innescando un assordante battere in testa. Gli indicatori carburante erano affidabili solo fino a quando i serbatoi restavano semivuoti: a quel punto a volte indicavano che il carburante stava magicamente aumentando. Uno dei motori, per ragioni note solo all'aereo stesso, era pi assetato degli altri, per cui gli indicatori dovevano essere tenuti d'occhio costantemente.
Con il tempo la diffidenza degli uomini nei confronti del Liberator si attenu. In centinaia di ore di intenso addestramento, il loro aereo non li trad mai. Nonostante la sua bruttezza e le sue stranezze, era un oggetto nobile, robusto e instancabile.
Il personale di terra la pensava allo stesso modo, coccolando l'aereo di Phil con affetto e aspettandolo con ansia quando era in volo. Al rientro alla base, lo accoglievano con sollievo, rimproverando l'equipaggio per eventuali piccoli graffi. Gli altri aviatori parlavano di vagoni volanti, ma Phil e Louie non erano d'accordo. Louie si riferiva al loro aereo come alla nostra casa.
A terra l'equipaggio beveva insieme, nuotava nei laghi dei dintorni e se ne andava in giro per Ephrata e Sioux City. E fu a Sioux City che Louie scopr che gli uomini del personale di terra, che li avevano preceduti in citt, avevano convinto le ragazze del posto che i loro distintivi e mostrine indicavano che erano ufficiali. Mentre Louie decideva di rimediare a questa situazione, Phil era di servizio notturno all'ufficio operativo. Una notte fece un brutto sogno: tornava a casa dalla guerra, ma solo per scoprire che Cecy lo aveva lasciato.36
Un sabato pomeriggio di met ottobre 1942 gli uomini della 372 ricevettero l'ordine di preparare i bagagli. L'addestramento veniva interrotto e l'equipaggio doveva trasferirsi in California, a Hamilton Field, per poi essere mandato immediatamente oltremare. Phil era disperato: Cecy stava per andare a trovarlo. L'avrebbe mancata per soli tre giorni.37 Il 20 ottobre la squadriglia decoll dallo Iowa.
A Hamilton Field c'era un artista al lavoro: su ogni aereo dipingeva il nome e l'illustrazione esplicativa. Dare un nome ai bombardieri era una tradizione gloriosa. Molti equipaggi dei B-24 inventarono nomi deliziosamente bizzarri, tra cui E Pluribus Aluminum, Axis Grinder, The Bad Penny, Bombs Nip On. Parecchi altri aerei ebbero nomi vergognosamente osceni, accompagnati da figure femminili succintamente o per niente vestite. Un B-24 esibiva un marinaio che inseguiva una ragazza nuda intorno alla fusoliera; si chiamava Willie Maker. Louie si fece fotografare sorridente sotto uno degli esemplari pi ribaldi.38
Anche l'aereo di Phil aveva bisogno di un nome, ma nessuno riusciva a trovarne uno. Dopo la guerra i sopravvissuti avrebbero avuto ricordi diversi su chi l'aveva battezzato, ma in una lettera di quell'autunno Phil scrisse che era stato il copilota, George Moznette, a suggerire Super Man.39 Il nome piacque a tutti e venne dipinto sul muso dell'aereo, insieme alla figura del supereroe con una bomba in una mano e un mitra nell'altra. A Louie la figura non piaceva molto - nelle foto il mitra sembra un badile - ma Phil l'adorava. La maggior parte degli equipaggi parlava del proprio aereo al femminile, usando il pronome lei. Phil insistette nel dichiarare che il suo B-24 era assolutamente un maschio.40
Gli uomini erano gi destinati al combattimento, ma non erano ancora stati informati su dove avrebbero prestato servizio. Basandosi sul pesante equipaggiamento invernale, Louie concluse che la loro destinazione sarebbero state le isole Aleutine in Alaska, invase dai giapponesi alcuni mesi prima. Scopr con piacere di essersi sbagliato: sarebbero andati alle Hawaii. La sera del 24 ottobre telefon a casa per un ultimo saluto. Manc di poco Pete, il quale arriv in visita qualche minuto dopo che aveva riattaccato.
Dopo avere parlato con il figlio, Louise cerc dei fogli per appunti che usava per scrivere gli elenchi dei destinatari degli auguri di Natale. Dopo l'ultima visita a casa di Louie, aveva preso un foglio, aveva scritto la data e aveva buttato gi qualche parola sulla partenza del figlio. Quella sera scrisse un breve appunto sulla telefonata di Louie. Erano le prime due annotazioni in quello che sarebbe diventato il diario di guerra di Louise.
Prima di lasciare Hamilton Field, Louie sped per posta un pacchettino a sua madre. Quando lei lo apr, trov due ali da aviatore. Ogni mattina, da quel momento in poi, Louise avrebbe appuntato quelle ali all'abito. Ogni sera, prima di andare a letto, le avrebbe tolte dal vestito per appuntarle alla camicia da notte.
Il 2 novembre 1942 l'equipaggio di Phil sal a bordo del Super Man e si prepar ad andare in guerra. Stavano per prendere parte a una lotta disperata. Da nord a sud, il nuovo impero giapponese si allungava per ottomila chilometri, dalle innevate Aleutine a Giava, centinaia di chilometri sotto l'equatore. Da ovest a est, l'impero si estendeva per quasi diecimila chilometri, dal confine dell'India alle isole Gilbert e Marshall al centro del Pacifico. Nel Pacifico stesso, virtualmente tutto ci che si trovava al di sopra dell'Australia e a ovest della linea internazionale del cambio di data era stato conquistato dal Giappone.41 Solo poche isole a est erano state risparmiate: le Hawaii, le Midway, Canton, Funafuti e un minuscolo paradiso chiamato Palmyra. Era da questi avamposti che gli uomini delle AAF stavano tentando di conquistare il Pacifico, una maledetta isola dopo l'altra come si diceva allora.
Quel giorno il Super Man vol per la prima volta sul Pacifico. Era diretto all'Hickam Field di Oahu, dove per gli Stati Uniti la guerra era iniziata undici mesi prima e dove sarebbe presto iniziata anche per gli uomini dell'equipaggio. La costa della California scivol via sotto di loro e poi ci fu solo l'oceano. Da quel giorno in poi, e fino a quando la vittoria o la sconfitta, un trasferimento, il congedo, la cattura o la morte se li fossero portati via, il Pacifico sarebbe stato sotto e intorno a loro. Il fondo dell'oceano era gi disseminato di aerei abbattuti e dei fantasmi degli aviatori caduti. Ogni giorno di quella lunga guerra feroce altri si sarebbero uniti a loro.
Phil ai comandi del Super Man.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

* Nel giugno 1941 gli Air Corps diventarono un'arma subordinata delle Army Air Forces e rimasero una branca combattente delle forze armate fino al 1947.
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7.
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Ci siamo, ragazzi.
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Oahu portava ancora i segni dell'attacco giapponese.1 Il nemico aveva lasciato talmente tante buche nelle strade che le autorit non erano ancora riuscite a riempirle tutte e gli automobilisti erano costretti ad aggirare i crateri. C'erano ancora ampi squarci nel tetto della caserma di Hickam Field e, quando pioveva, gli uomini si infradiciavano. L'isola era in costante stato di allerta in vista di possibili bombardamenti o di un'invasione ed era talmente mimetizzata che un membro del personale di terra scrisse nel suo diario: Si vede solo un terzo di quello che c' effettivamente.2 Di notte l'isola scompariva: ogni finestra era nascosta da tende a prova di luce, le auto avevano i fari schermati e le pattuglie addette al controllo dell'oscuramento si attenevano a regole cos severe da non consentire neppure di accendere un fiammifero. Gli uomini avevano l'ordine di portare sempre con s la maschera antigas nell'apposita custodia appesa alla cintura. Per arrivare alle loro amate onde, i surfer locali dovevano strisciare sotto il filo spinato teso per l'intera lunghezza di Waikiki Beach.
La 372 Squadriglia venne mandata a Kahuku, una base sulla spiaggia ai piedi di una catena di montagne sulla costa nord. Louie e Phil, che avrebbero presto ricevuto i gradi di tenente, vennero assegnati a un alloggio insieme a Mitchell, Moznette, dodici altri giovani ufficiali e orde di zanzare.3 Ne uccidi una scrisse Phil e al suo funerale se ne presentano dieci.4 Visto dall'esterno, l'edificio era pittoresco; dentro, scrisse sempre Phil, dava l'impressione di un posto in cui avessero sguazzato nel fango una decina di sudici maiali del Missouri.5 I giochi e gli scherzi continui non alleggerivano la situazione. Dopo una prolungata, estenuante battaglia di gavettoni alle quattro di mattina, che aveva coinvolto tutti e sedici gli ufficiali, Phil si svegli con abrasioni da strisciamento ai gomiti e alle ginocchia.6 Un'altra notte, mentre si divertivano a lottare per la conquista di una birra, Louie e Phil finirono con l'andare a sbattere contro il fragile divisorio che separava la loro stanza da quella attigua.7 Il divisorio cedette e Phil e Louie, sullo slancio, continuarono a barcollare in avanti, sfondando altri due divisori prima di riuscire a fermarsi. Quando il colonnello William Matheny, comandante del 307o Gruppo bombardieri, vide il disastro, borbott qualcosa a proposito del fatto che sicuramente doveva entrarci Zamperini.
C'era un aspetto intrigante nella vita nella caserma. Il bagno era completamente rivestito di foto di pin-up, un'autentica Cappella Sistina della pornografia.8 Phil si stupiva davanti al distillato di libido frustrata che l'aveva ispirata. In quel santuario della pornografia, si sentiva molto, molto lontano dalla casa di suo padre, pastore nell'Indiana.
Louie, equipaggiato per il gelo in alta quota. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Erano tutti ansiosi di mettersi alla prova con il nemico, ma il momento di combattere non arrivava. C'erano invece infinite lezioni, infinite esercitazioni e, quando Moznette venne trasferito a un altro equipaggio, la comparsa di tutta una serie di copiloti temporanei. A un certo punto, quale sostituto di Moznette, all'equipaggio si un Charleton Hugh Cuppernell, originario di Long Beach, California. Brillante, gioviale ex giocatore di football e studente di legge, strutturato come un quarto di bue, Cuppernell andava d'accordo con tutti, dispensando battute attraverso i denti che stringevano sempre un sigaro semimasticato.
La prima volta che si alzarono in volo sopra le Hawaii, gli uomini rimasero sorpresi nello scoprire che gli indumenti da spedizione artica non erano stati consegnati per errore. A tremila metri di quota poteva fare veramente freddo, perfino ai tropici, e a volte i vetri della serra del bombardiere si coprivano di ghiaccio.9 Solo la cabina di pilotaggio era riscaldata, mentre dietro gli uomini si muovevano imbacuccati in giacche imbottite, stivali con l'interno di pelliccia e, a volte, tute riscaldate elettricamente. Il personale di terra utilizzava i bombardieri come freezer volanti, nascondendo a bordo bottiglie di bibite che poi recuperava ben ghiacciate al rientro dalle missioni.
Addestrandosi soprattutto nei cieli sopra Kauai, gli uomini scoprirono il loro talento. Anche se ebbero qualche disavventura (una volta Phil, sulla pista, mand a sbattere il Super Man contro un palo del telefono),10 nelle simulazioni di mitragliamento aereo colpivano i bersagli con una percentuale tripla rispetto alla media della squadriglia. I punteggi di Louie nei bombardamenti erano eccezionali.11 In un'esercitazione di bombardamenti in picchiata, colp il centro esatto del bersaglio sette volte su dieci. La parte pi dura dell'addestramento era vedersela con l'arrogante, pignolo e molto detestato tenente addetto alla supervisione dei loro voli. Una volta capit che uno dei motori del Super Man andasse in avaria durante un volo di routine; Phil vir e rientr a Kahuku. A bordo di una jeep lanciata a tutta velocit, il furioso tenente si affianc all'aereo e ordin di decollare di nuovo. Quando Louie acconsent a volare con tre soli motori, a condizione per che si unisse a loro, il tenente cambi bruscamente idea.
Quando non erano in addestramento, gli uomini del Super Man erano in perlustrazione e per dieci ore al giorno pattugliavano una fetta di oceano alla ricerca del nemico.12 Era un lavoro incredibilmente noioso. Louie ammazzava il tempo dormendo sul tavolo da navigatore di Mitchell o prendendo lezioni di volo da Phil. Durante alcuni voli, si sedette a leggere romanzi di Ellery Queen dietro i piloti. La cosa dava sui nervi a Douglas, che una volta, stufo di dovere sempre scavalcare le sue lunghe gambe, lo aggred con un estintore. Un'altra volta i mitraglieri si annoiavano cos tanto che cominciarono a sparare a un piccolo branco di balene. Phil url di smetterla immediatamente e le balene si allontanarono, illese. Si scopr cos che i proiettili, una volta entrati in acqua, conservavano una velocit letale solo per alcune decine di centimetri. Un giorno quella si sarebbe rivelata un'informazione molto utile.
Una mattina, durante un pattugliamento in mare, l'equipaggio di Phil sorvol un sottomarino americano che se ne stava placidamente in superficie, con i marinai che ciondolavano in coperta. Louie lampeggi tre volte il codice d'identificazione, ma l'equipaggio del sottomarino lo ignor. Louie e Phil decisero allora di spaventarli a morte. Mentre Louie apriva i portelli della stiva bombe, Phil si abbass con i motori urlanti sul sottomarino. La ritirata dalla coperta  stata cos veloce da dare l'impressione che tutti fossero stati risucchiati dentro scrisse Louie nel suo diario. Ho dato al capitano un tre per l'identificazione, ma un dieci e lode per l'immersione rapida.13
Il copilota Charleton Hugh Cuppernell. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Il tedio del pattugliamento in mare rendeva irresistibile la tentazione di fare scherzi.14 Quando un ufficiale di terra troppo chiacchierone si lament per la paga pi alta riconosciuta al personale di volo, l'equipaggio lo invit a pilotare personalmente l'aereo. Durante il volo, lo sistemarono al posto del copilota, mentre Louie se ne stava nascosto sotto il tavolo del navigatore, vicino alle catene che collegavano le barre di comando alle superfici di governo. L'ufficiale prese i comandi e Louie cominci a tirare le catene, facendo beccheggiare violentemente l'aereo. L'ufficiale cadde in preda al panico, Louie soffoc le risate e Phil mantenne un'espressione perfettamente impassibile. L'ufficiale di terra non si lament mai pi per la paga degli aviatori.
I due momenti di massimo orgoglio di Louie quale ideatore di burle comportarono entrambi l'uso di chewing gum. Dopo che Cuppernell e Phil gli avevano rubato la birra, Louie si vendic salendo di nascosto a bordo del Super Man e ostruendo con la gomma da masticare il tubo per la pip della cabina di pilotaggio. Durante il volo di quel giorno, al richiamo della natura seguirono un tubo per la pip inspiegabilmente intasato, turbolenze e almeno un aviatore bagnato. Per sfuggire alla rappresaglia, Louie rimase nascosto a Honolulu per due giorni. In un'altra occasione, per pareggiare i conti con Cuppernell e Phil che gli rubavano regolarmente il chewing gum, Louie sostitu la sua solita gomma da masticare con un'altra di tipo lassativo. Poco prima di decollare per una lunga giornata di pattugliamento in mare, Cuppernell e Phil rubarono tre pezzi a testa, cio il triplo della dose consigliata. Mentre il Super Man volava sul Pacifico, Louie osserv compiaciuto pilota e copilota che, sofferenti, si alternavano nelle corse verso la coda dell'aereo, gridando che qualcuno gli tenesse un sacchetto pronto. In occasione dell'ultima corsa, Cuppernell scopr che i sacchetti erano terminati. Dato che non c'era nessun altro posto dove andare, si abbass i pantaloni e sporse il sedere dal finestrino della fusoliera, mentre quattro membri dell'equipaggio lo tenevano per evitare che cadesse fuori. Alla vista dei risultati dell'operazione sulla coda del Super Man, il personale di terra si infuri. Sembrava un quadro astratto comment in seguito Louie.
L'antidoto di Phil alla noia era il volo acrobatico a bassa quota. Dopo ogni giornata di pattugliamento in mare, sincronizzava il rientro a Oahu con un altro pilota. Il primo sorvolava l'isola a bassissima quota e con il carrello rientrato per vedere quanto poteva scendere senza graffiare la pancia dell'aereo, poi sfidava l'altro a volare ancora pi basso. Phil si abbassava talmente con il Super Man da poter guardare direttamente dentro le finestre dei primi piani degli edifici. Era una manovra, diceva nella sua cadenza strascicata, abbastanza audace.15
Per ogni giorno di volo, l'equipaggio aveva una giornata libera.16 I ragazzi giocavano a poker, approfittavano tutti dei pacchi dono di Cecy e andavano al cinema. Louie correva lungo la pista, mantenendosi in condizioni di forma olimpiche. Sulla spiaggia di Kahuku, lui e Phil gonfiavano i coprimaterassi, si lanciavano tra le onde e riuscivano quasi ad annegare. Andando in giro per l'isola a bordo di un'auto presa in prestito, i due amici scoprirono numerosi campi d'aviazione, ma quando guardarono con maggiore attenzione si resero conto che tutti gli aerei e le attrezzature erano fasulli e fabbricati in compensato, un elaborato stratagemma studiato per ingannare gli aerei da ricognizione giapponesi. E a Honolulu trovarono il loro Everest: era la steakhouse di P.Y. Chong, dove per due dollari e cinquanta servivano una bistecca spessa quasi quanto un braccio e larga quanto una testa umana. Louie non vide mai un cliente di Chong riuscire a finire il pasto.
Per gli ufficiali dell'equipaggio, il paradiso era il North Shore, il circolo di Honolulu a loro riservato che offriva campi da tennis, belle ragazze con coprifuoco alle dieci e mezzo e ottimi bicchierini di whisky bevuti tra una birra e l'altra. Quando l'equipaggio ottenne il miglior punteggio di tutta la squadriglia in un'esercitazione di mitragliamento, Louie premi i ragazzi di leva appuntando i suoi distintivi e le sue mostrine alle loro uniformi e facendoli entrare nel club. Zamperini and a ballare con una ragazza e, subito dopo, il colonnello Matheny si sedette al suo posto e cominci a parlare con un terrorizzato Clarence Douglas, che fingeva di essere sottotenente. Quando Louie finalmente riusc a liberarsi e corse a salvare Douglas, l'ignaro colonnello si alz in piedi e lo inform che Douglas era un tipo maledettamente in gamba.
In attesa di volare.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

Un giorno Louie vide sulla pista da ballo il tenente che aveva ordinato al Super Man di decollare con tre soli motori. Trov un sacchetto di farina, reclut una ragazza e cominci a ballare in cerchio vicino al tenente, lasciandogli cadere un pizzico di farina all'interno del colletto ogni volta che gli passava accanto. Dopo un'ora, l'intero club osservava attento la scena. Finalmente Louie afferr un bicchiere d'acqua, si avvicin ballando alle spalle della sua vittima, gli rovesci l'acqua sulla camicia e tagli la corda. Il tenente si volt, la schiena gocciolante di quella specie di impasto. Impossibilitato a trovare il colpevole, se ne and infuriato. Il club festeggi e brind a Louie, che comment: Una ragazza in pi per noi.
Novembre divent dicembre e l'equipaggio non aveva ancora visto un solo giapponese. Si combatteva duramente a Guadalcanal e gli uomini si sentivano esclusi, frustrati ed estremamente curiosi di vedere un vero combattimento. Ogni volta che un B-17 rientrava da una missione, Louie e i suoi amici andavano al campo per esaminarlo. All'inizio tutti gli aerei sembravano uguali a quando erano partiti. Poi un aviatore indic un unico, solitario foro di proiettile. Accidenti! disse poi Louie. Ci si sono drizzati i capelli.
Tre giorni prima di Natale, finalmente arriv l'ora del Super Man. Il suo equipaggio e quelli di altri venticinque bombardieri ricevettero l'ordine di preparare indumenti per tre giorni e di imbarcarsi sui rispettivi aerei. Avvicinandosi al Super Man, Louie not che la stiva bombe, oltre a sei ordigni da duecentoventisette chili, ospitava anche due serbatoi supplementari. Basandosi appunto sui serbatoi supplementari, scrisse nel suo diario che probabilmente la loro destinazione era da qualche parte parecchio in l. Invece del sistema Norden, gli venne consegnato il mirino di puntamento manuale, possibile indicazione del fatto che avrebbero dovuto effettuare bombardamenti in picchiata.* All'equipaggio venne consegnato un plico di ordini da aprirsi solo una volta in volo.
Cinque minuti dopo il decollo, la busta venne aperta e gli uomini del Super Man seppero di doversi dirigere verso Midway. Quando atterrarono, otto ore pi tardi, vennero accolti con una cassetta di Budweiser e una grande notizia: i giapponesi avevano stabilito una base sull'atollo di Wake e, nel pi imponente raid mai organizzato fino a quel momento nella guerra nel Pacifico, le AAF l'avrebbero distrutta.
Il pomeriggio seguente l'equipaggio venne convocato in sala riunioni, che in realt era il teatro della base, al momento pavesato con tristi decorazioni natalizie. Quella notte avrebbero colpito Wake con bombardamenti in picchiata. La missione avrebbe avuto una durata nonstop di sedici ore, il pi lungo volo di combattimento che la guerra avesse mai visto. Tale durata avrebbe spinto i B-24 al limite massimo dell'autonomia di volo. Anche con i serbatoi supplementari, ce l'avrebbero fatta al pelo.
Prima di decollare, Louie and sul campo di volo. Il personale di terra stava preparando gli aerei, eliminando ogni grammo di peso in eccesso e passando una mano di vernice nera sulla pancia e le ali in modo che fosse pi difficile individuarli contro lo sfondo del cielo notturno. Raggiunto il Super Man, Louie si arrampic nella stiva bombe, gi a pieno carico. In onore del suo amico di college Payton Jordan, che aveva appena sposato la sua fidanzatina del liceo, scarabocchi i nomi Marge e Payton Jordan su uno degli ordigni.
Alle sedici del 23 dicembre 1942, ventisei B-24, con un carico complessivo di circa trecentotrentamila litri di carburante e trentaquattromila chili di bombe, decollarono da Midway. Il Super Man scivol verso il fondo della formazione. Per tutto il pomeriggio e parte della sera, gli aerei volarono in direzione di Wake. Il sole tramont e i bombardieri proseguirono il volo nella luce tenue della luna e delle stelle.
Alle ventitr, a circa duecentocinquanta chilometri da Wake, Phil spense le luci esterne del Super Man. Le nubi si chiusero intorno agli aerei. Teoricamente i bombardieri avrebbero dovuto avvicinarsi all'atollo in formazione, ma circondati dalle nubi e con le luci spente, i piloti non riuscivano a vedere i colleghi. Non potevano rischiare di rompere il silenzio radio, per cui ogni aereo prosegu per conto proprio. I piloti allungavano il collo nel buio, scartando all'improvviso per allontanarsi dalla debole ombra di altri aerei, cercando di evitare collisioni. L'atollo di Wake ormai era vicinissimo, ma non riuscivano a vederlo. Seduto nella torretta dorsale del Super Man, Stanley Pillsbury si chiedeva se sarebbe tornato vivo. Sotto, nella serra, Louie sentiva dentro di s una specie di formicolio, la stessa sensazione che provava prima delle gare. Davanti a loro, Wake dormiva.
A mezzanotte esatta, il colonnello Matheny, ai comandi dell'aereo guida, il Dumbo the Avenger, ruppe il silenzio radio.17
Ci siamo, ragazzi.
Matheny abbass il muso del Dumbo e si tuff fuori dalle nuvole. Sotto di lui c'era Wake, tre isolette sottili che si tenevano per mano intorno a una laguna. Mentre il copilota gridava i dati relativi a velocit e quota, Matheny spinse il suo aereo verso una serie di edifici a Peacock Point, la punta sud dell'atollo. Altri B-24 seguivano il Dumbo, fiancheggiandolo. Raggiunta la quota sganciamento bombe, Matheny alz il muso dell'aereo e grid al bombardiere-puntatore:
Quando pensi di mollare quelle incendiarie?
Andate, signore!
In quell'istante gli edifici di Peacock Point esplosero. Mezzanotte era passata da quarantacinque secondi.
Matheny inclin leggermente l'aereo e guard in basso. Peacock Point, centrata dalle bombe del Dumbo e da quelle degli aerei che lo avevano fiancheggiato, era divorata dalle fiamme. Matheny sapeva che avevano avuto fortuna: i giapponesi erano stati sorpresi nel sonno e nessuno si era ancora precipitato ai pezzi della contraerea. Mentre virava per rientrare a Midway, ondate di B-24 in successione si tuffarono su Wake. I giapponesi corsero alle loro postazioni.
A bordo del Super Man, molto pi indietro e pi in alto dell'aereo di Matheny, Louie vide ampie, rapide pulsazioni di luce nelle nuvole. Azion la valvola di controllo dei portelli della stiva bombe, che si aprirono rumorosamente. Fiss la rastrelliera portabombe sulla posizione seleziona, attiv gli interruttori delle bombe e stabil i parametri. Gli ordini di Phil erano di scendere a milleduecento metri prima di sganciare, ma quando l'aereo raggiunse quella quota era ancora perso tra le nuvole. L'obiettivo di Louie era la pista d'atterraggio, che per non riusciva ancora a vedere. Phil si abbass ulteriormente, a velocit terrificante. All'improvviso, a settecentocinquanta metri, il Super Man perfor lo strato nuvoloso e sotto di s scorse chiaramente Wake, nitida e brillante.
Pillsbury non avrebbe mai dimenticato ci che vide. Sembrava una tempesta di stelle dichiarer. Le isole, fino a un momento prima sigillate nel buio, erano un bagliore di luce violenta. Numerosi, vasti incendi dai quali si alzava fumo nero stavano bruciando le riserve di carburante dell'atollo. Ovunque le bombe colpivano gli obiettivi, creando funghi di fuoco. I fari della contraerea tagliavano l'aria avanti e indietro, riflettendo i fasci di luce sulle nuvole e facendoli rimbalzare a terra, dove illuminavano i numerosissimi giapponesi che, vestiti solo dei loro fundoshi, correvano in giro in preda alla confusione. Ci che n Pillsbury n nessun altro sapeva era che tra gli uomini l sotto c'erano anche i 98 americani che erano stati catturati e schiavizzati.
I mitraglieri di fusoliera e di coda aprirono il fuoco e, uno dopo l'altro, i riflettori della contraerea esplosero in frantumi. A Pillsbury sembrava che ogni arma da fuoco del mondo stesse sparando verso il cielo. I cannoni della contraerea scagliavano in una traiettoria ad arco i loro proiettili al di sopra degli aerei, dove esplodevano facendo piovere shrapnel. Traccianti dall'alto e dal basso striavano l'aria di giallo, rosso e verde. A Pillsbury quei colori vivaci fecero venire in mente il Natale. Poi ricord: avevano attraversato la linea internazionale del cambio di data e la mezzanotte era passata. Era Natale.
Phil effettu una cabrata per riprendere il Super Man dalla picchiata. Mentre l'aereo si portava in assetto di volo orizzontale, Louie not la luce di coda di uno Zero, il Mitsubishi A6M, che rollava lungo la pista nord-sud. Cominci la sincronizzazione con la luce, sperando di centrare il caccia nemico prima che potesse decollare. Sotto, molto vicino, qualcosa esplose e il Super Man trem. Un proiettile esplose accanto all'ala sinistra, un altro vicino alla coda. Louie vedeva traccianti incidere linee nette nel cielo, sulla destra. Sganci una bomba sull'estremit est della pista, cont due secondi, poi sganci le rimanenti cinque bombe sopra una serie di bunker e alcuni aerei parcheggiati di fianco alla pista.
Sgravato dei suoi milletrecentosessantadue chili di bombe, il Super Man schizz verso l'alto. Louie url Bombe andate! e Phil vir a sinistra, attraverso scie di fuoco della contraerea. Louie guard in basso. Le sue cinque bombe atterrarono in chiazze di fuoco sui bunker e sugli aerei. Aveva esitato un attimo di troppo per riuscire a centrare lo Zero: la bomba era caduta immediatamente dietro il caccia, illuminando la pista. Phil punt la prua del Super Man verso Midway. Wake era un mare di fuoco e di uomini in fuga.18
L'equipaggio era tesissimo, carico di adrenalina. C'erano numerosi Zero in volo, ma nel buio nessuno sapeva dove fossero esattamente. Da qualche parte in quella galassia di aerei, uno Zero apr il fuoco contro un bombardiere, che fece fuoco a sua volta. Lo Zero si dilegu. Pillsbury guard di lato e vide le linee gialle di proiettili traccianti puntare direttamente verso di loro: un mitragliere di un B-24 aveva scambiato il Super Man per un aereo nemico e lo stava bersagliando. Phil se ne accorse nello stesso istante e scart immediatamente. Il fuoco cess.
I portelli del vano bombe erano rimasti aperti, bloccati. Il meccanismo motorizzato, pur funzionante, non riusciva a chiuderli. Louie and a vedere. Quando Phil aveva cabrato per riprendere l'aereo dalla picchiata, l'enorme forza g aveva spostato i serbatoi supplementari, di poco, ma abbastanza da bloccare i portelli. Non ci si poteva fare niente. Con la stiva bombe spalancata che opponeva resistenza all'aria, il Super Man stava consumando molto pi carburante del normale. Dato che la durata della missione comportava arrivare al limite dell'autonomia dell'aereo, si trattava di una notizia sconfortante.
Gli uomini non potevano fare altro che aspettare e sperare. Fecero circolare succo di ananas e sandwich al roast beef. Louie era esausto, sia per il combattimento che per le incessanti vibrazioni dell'aereo. Guardava fuori, assonnato, osservando le stelle tra una nuvola e l'altra.
A centoventi chilometri da Wake, uno dei ragazzi si volt a guardare dietro di s. Riusciva ancora a vedere l'isola in fiamme.
Mentre il giorno nasceva sul Pacifico, il generale di brigata Howard K. Ramey se ne stava in piedi accanto alla pista di Midway, fissando le nuvole in attesa dei suoi bombardieri. L'espressione era accigliata. Un banco di nebbia incombeva a sessanta metri sopra l'oceano e inoltre pioveva. In alcuni punti la visibilit era ridotta a pochi metri. Trovare la minuscola, piatta Midway sarebbe stato difficile e c'era inoltre il dubbio se il carburante sarebbe stato sufficiente a riportare i bombardieri a casa.
Comparve un aereo, poi un altro, e un altro ancora. Uno dopo l'altro, i bombardieri atterrarono, tutti quasi coi serbatoi a secco, uno con un motore fuori uso. Il Super Man non si vedeva.
L fuori, nella nebbia, Phil doveva avere dato un'occhiata all'indicatore del carburante ed essersi reso conto di trovarsi in guai seri. Con la stiva bombe aperta e il vento che ululava lungo la fusoliera, aveva consumato quasi tutto il combustibile. Non sapeva se sarebbe riuscito a trovare Midway e non aveva abbastanza carburante per tentare un secondo passaggio. Finalmente, verso le otto di mattina, intravide Midway tra la foschia. Un momento dopo, uno dei motori sputacchi e si spense.
Phil sapeva che nel giro di pochi secondi anche gli altri motori avrebbero fatto lo stesso. Mentre spingeva mentalmente l'aereo, vide la pista e punt in quella direzione. I motori continuavano a funzionare. Phil abbass il Super Man e tocc terra. Un istante dopo, mentre lasciava la pista, si spense un secondo motore. E quando arriv davanti al suo bunker, si spensero anche gli altri due. Se il volo fosse stato anche solo leggermente pi lungo, il Super Man si sarebbe inabissato nell'oceano.
Il generale Ramey corse ad accogliere ogni bombardiere, urlando congratulazioni. Lo stanco equipaggio del Super Man scese dall'aereo e si ritrov tra una folla di marines, che avevano aspettato per un anno la vendetta sui giapponesi per ci che avevano fatto ai loro fratelli a Wake. I marines fecero circolare bicchierini di liquore, festeggiando gli equipaggi.
La missione era stata un successo strepitoso. Tutti gli aerei erano rientrati. Una sola bomba aveva mancato il bersaglio, cadendo in acqua a sei metri dalla riva. La base giapponese era stata gravemente danneggiata - secondo le stime, met del personale era stato ucciso - e l'America aveva dimostrato la potenza e l'autonomia dei suoi B-24. E, anche se gli uomini non lo sapevano, tutti i prigionieri americani erano sopravvissuti.
L'equipaggio di Phil pass la giornata seduto sotto la pioggia, guardando numerosi albatros effettuare comici, vani tentativi di atterraggio sulla pista allagata. Nelle prime ore del mattino dopo, il Super Man li riport a Kahuku. Louie pass l'ultima notte dell'anno a una festa in compagnia di Moznette e del suo puntatore, James Carringer Jr, rientrando al santuario pornografico solo alle quattro e trenta del mattino dopo. Si ricompose qualche ora pi tardi, quando l'ammiraglio Chester Nimitz decor i piloti di Wake con la Distinguished Flying Cross e i loro equipaggi con l'Air Medal.
La notizia del raid aereo si diffuse e gli uomini che vi avevano preso parte furono salutati come eroi. La stampa sottoline il loro regalo di Natale agli Alleati: La calza giapponese riempita di piombo, strill un titolo.19 A Tokyo, le trasmissioni radiofoniche ebbero un diverso approccio: riferirono che gli americani, constatate le difese giapponesi, erano fuggiti in preda al terrore.20 Sull'Honolulu Advertiser, Louie trov una vignetta in cui veniva rappresentato il ruolo del puntatore nel bombardamento di Wake. La ritagli e la ripose nel portafoglio.
Con l'alba del 1943 e il successo di Wake, gli uomini si sentivano spavaldi e sicuri. Era stato tutto cos facile. Un ammiraglio predisse che probabilmente il Giappone sarebbe stato sconfitto entro l'anno. Phil sent colleghi parlare di un prossimo ritorno a casa.21
Mi pare un po' prematuro22 scrisse a sua madre.
* Il bombardamento in picchiata era un utilizzo insolito e improbabile per un enorme bombardiere. Ma nel raid su Wake del giorno di Natale del 1942, tutti i B-24, compreso quello di Zamperini, adottarono tattiche di bombardamento in picchiata, come confermato dallo stesso Zamperini e dai giornalisti imbarcati sugli aerei per assistere alla missione.
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8.
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Solo la lavanderia ha visto. Quanta paura ho avuto.
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Erano le prime ore del mattino dell'8 gennaio 1943. Il sole non era ancora sorto. George Moznette e James Carringer, con i quali Louie aveva trascorso il Capodanno, raggiunsero gli altri componenti dell'equipaggio sulla pista lungo la spiaggia di Barking Sands a Kauai e si prepararono a fare da guida in una formazione con altri due aerei in un volo di addestramento sopra Pearl Harbor. Il pilota era il maggiore Jonathan Coxwell, un carissimo amico di Phil.
Mentre l'aereo rullava sulla pista preparandosi al decollo, Coxwell tent di mettersi in contatto con la torre di controllo, la cui radio per non funzionava. Il maggiore spinse al massimo i motori, si stacc da terra e si alz sopra la spiaggia e nel buio. Gli altri due aerei lo seguirono, per rientrare pi tardi in mattinata. L'aereo di Coxwell no. Nessuno l'aveva pi visto dopo il decollo.1
Durante un briefing alle otto, Louie venne informato che l'aereo di Coxwell risultava disperso. Quella mattina l'equipaggio di Phil aveva in programma un'esercitazione di bombardamento al largo di Barking Sands, ma prima gli uomini camminarono lungo la spiaggia alla ricerca di un segno dei loro amici. Qualcuno trov una busta paga di quattrocento dollari, portata a riva dalle onde. Era intestata a Moznette.
Il Super Man stava volando a una quota di quattromilacinquecento metri, quando il B-24 disperso venne localizzato, sul fondo dell'oceano e non molto distante dalla riva. I dieci componenti dell'equipaggio erano tutti morti.
Coxwell era sopravvissuto di poco al decollo. Aveva liberato la pista, aveva virato ed era precipitato in mare. Molti dell'equipaggio erano sopravvissuti all'impatto e avevano cercato di raggiungere la riva a nuoto, ma gli squali non glielo avevano permesso. Gli uomini, scrisse Louie nel suo diario, erano stati letteralmente fatti a pezzi. Cinque di loro, compreso Moznette, avevano abitato con Louie e Phil. Carringer era appena stato promosso tenente, ma era morto prima che qualcuno potesse dirglielo. L'equipaggio venne sepolto nel cimitero di Honolulu, accanto agli uomini uccisi a Pearl Harbor.2
Louie era scosso. Si trovava alle Hawaii da soli due mesi, eppure gi parecchie decine di compagni del suo gruppo, compreso oltre un quarto degli uomini del suo acquartieramento, erano morti.3
La prima perdita si era verificata durante il volo da San Francisco, quando uno dei B-24 era semplicemente svanito. Era un destino tristemente comune; tra il 1943 e il 1945, quattrocento equipaggi delle AAF persero la vita durante i voli di trasferimento ai rispettivi teatri bellici. Poi un altro aereo si era incendiato ed era precipitato a Kahuku, uccidendo quattro uomini. Un altro aveva impattato contro una montagna. Un bombardiere era stato costretto a un atterraggio di emergenza dopo avere perso tutti e quattro i motori; erano morti due uomini. A bordo di un altro bombardiere, un meccanico principiante che stava trasferendo carburante tra le ali aveva lasciato che sul fondo della stiva bombe si creasse una pozza. E quando i portelli della stiva si erano aperti, provocando una scintilla, l'aereo era esploso. Erano sopravvissuti in tre, compreso un passeggero che per puro caso aveva una mano posata sopra un paracadute nell'attimo in cui l'esplosione lo aveva scagliato all'esterno. Dopo il raid su Wake, un aereo inviato sul posto con il compito di fotografare i danni era stato colpito dal fuoco della contraerea. L'equipaggio aveva mandato un ultimo messaggio - Non ce la facciamo - e di loro non se ne era pi saputo nulla. E poi c'era stato l'incidente di Coxwell.
Il B-24 Stevenovich II subito dopo essere stato colpito dalla contraerea. L'aereo ruot parecchie volte su se stesso, poi esplose. L'operatore radar, tenente Edward Walsh Jr, fu scagliato fuori dall'aereo, riusc ad aprire il paracadute e sopravvisse. Gli altri componenti dell'equipaggio vennero dichiarati morti.
Quelle perdite, una sola delle quali dovuta all'azione del nemico, non erano certamente anomale. Nel corso della Seconda guerra mondiale le AAF persero 35.933 aerei, in combattimento o a causa di incidenti.4 Ci che risulta sorprendente in tale cifra  che solo una frazione di quegli aerei sfortunati and persa in combattimento. Nel 1943, nel teatro del Pacifico dove prestava servizio l'equipaggio di Phil, per ogni aereo abbattuto in battaglia, circa sei precipitarono per incidenti. Con il passare del tempo, i combattimenti provocarono perdite maggiori, che per non superarono mai quelle dovute a incidenti.
Cos come cadevano gli aerei, cadevano gli uomini. Negli Air Corps, 35.946 uomini morirono in situazioni di non combattimento,5 per lo pi in incidenti aerei.* E, a quanto pare, anche in combattimento era pi probabile morire per un incidente che a causa del fuoco nemico. Un rapporto del direttore sanitario delle AAF lascia intendere che nel Cinquantesimo Air Force, tra il 1o novembre 1943 e il 25 maggio 1945, il settanta per cento degli uomini indicati come caduti in combattimento fosse deceduto in incidenti aerei, e non a causa di azioni del nemico.7
Fuoco di contraerea.
In molti casi il problema era costituito dagli aerei. In parte perch di nuova tecnologia, in parte perch massicciamente utilizzati, gli aeroplani erano soggetti a guasti di ogni tipo. Solo nel gennaio del 1943, Louie riport nel suo diario dieci seri problemi meccanici a bordo del Super Man e di altri aerei su cui vol, compresi due guasti ai motori in volo, una perdita di carburante, problemi alla pressione dell'olio e un carrello bloccato... fortunatamente abbassato. Una volta i freni del Super Man non funzionarono al momento dell'atterraggio. Phil riusc a fermare il bombardiere a meno di un metro dal termine della pista, oltre la quale c'era l'oceano.
Anche le condizioni atmosferiche influivano negativamente. Le tempeste riducevano la visibilit a zero, un grosso problema per piloti che cercavano isole minuscole o che dovevano infilarsi tra le montagne che fiancheggiavano alcune piste hawaiane. I B-24 erano difficili da manovrare anche nel pi sereno dei cieli; in certe tempeste tropicali, neppure la forza combinata del pilota e del copilota riuscivano a mantenerli stabili. Per due volte in una settimana, il Super Man incontr tempeste che lo scossero in modo cos violento che Phil ne perse il controllo. Una volta l'aereo venne sbatacchiato in cielo per dieci minuti e il copilota rimase talmente paralizzato dalla paura che Phil dovette chiedere a Louie di sostituirlo.
Un giorno, di rientro da un pattugliamento in mare, Phil stava aggirando una tempesta quando Cuppernell lo sfid chiedendogli se aveva il coraggio di volarci dentro. Io posso far volare questo coso dappertutto rispose Phil, puntando l'aereo verso le nubi che annunciavano burrasca.8 Il Super Man venne immediatamente inghiottito dall'acqua e Phil non vide pi nulla. La pioggia mitragliava l'aereo, il vento lo inclinava di lato, poi il Super Man cominci a delfinare furiosamente, costringendo l'equipaggio ad aggrapparsi a qualsiasi cosa fosse ben fissata e avvitata. Erano entrati nella tempesta a un'altezza di soli trecento metri. Adesso l'aereo beccheggiava in modo cos irregolare che non riuscivano a leggere la quota e, senza visibilit, non sapevano dove fosse l'oceano. Ogni volta che l'aereo sembrava tuffarsi in picchiata, gli uomini si irrigidivano, preparandosi all'impatto. Oahu era stata in vista quando erano entrati nella tempesta, ma adesso non avevano pi la minima idea di dove fosse. Phil stringeva la barra di comando con tutte le sue forze, il viso rigato di sudore. Pillsbury si mise il paracadute. Al suo tavolo nell'aereo imbizzarrito, l'operatore radio Harry Brooks capt il segnale di una stazione hawaiana. Il Super Man era dotato di un radiogoniometro, che consent a Harry di determinare la direzione da cui proveniva il segnale. Phil costrinse a forza l'aereo a virare e punt da quella parte. Uscirono dalla tempesta, trovarono il campo d'aviazione e atterrarono. Phil era esausto, la camicia fradicia di sudore.
Le piste erano un altro problema. Molte isole erano cos piccole e strette che i genieri per ottenere una lunghezza sufficiente dovevano ammassare corallo tritato e compattato a un'estremit. Ma, anche con simili accorgimenti, spesso lo spazio non bastava. Dopo lunghe missioni, capitava che gruppi di aerei rientrassero con cos poco carburante da non potere aspettare che altri atterrassero; di conseguenza, atterravano tutti contemporaneamente, con il pilota di testa che ritardava il touchdown finch si trovava abbastanza in fondo alla pista da consentire l'atterraggio simultaneo degli altri dietro di lui. Erano talmente numerosi gli aerei che continuavano la corsa oltre la fine della pista di Funafuti e finivano nell'oceano che il personale di terra teneva un bulldozer con cavo da traino parcheggiato vicino all'acqua.9
Per i B-24 a pieno carico, che avevano bisogno di oltre un chilometro per decollare, le brevi piste sulle isole, spesso fiancheggiate da palme torreggianti, rappresentavano una sfida. Il decollo  stato eccitante scrisse il sergente maggiore Frank Rosynek a proposito di un decollo con l'aereo sovraccarico. Sei di noi sono dovuti restare in piedi sulla stretta trave tra i portelli della stiva bombe, con le braccia spalancate e le mani sopra i serbatoi supplementari. La puzza del carburante era quasi tossica. L'aereo ha continuato a correre pesante lungo la pista per un'eternit e noi vedevamo il corallo compresso attraverso le fessure nei punti in cui i portelli chiusi della stiva poggiano sulla trave dove stavamo noi, un piede davanti all'altro. C' stato come uno swoosh e all'improvviso pezzi di fronde di palme sono comparsi incastrati nelle fessure, su entrambi i lati!... Solo la lavanderia ha visto quanta paura ho avuto.10
E poi c'era l'errore umano. I piloti si scontravano, in volo o a terra. A bordo dei B-24, ben noti per le perdite di carburante, gli uomini si accendevano sigarette e facevano esplodere l'aereo. Durante un volo, il motore numero 3 del Super Man all'improvviso si spense e Pillsbury trov il copilota del momento che sedeva ignaro con un piede sull'interruttore dell'accensione motore, che aveva spostato nella posizione off.11 Una volta a Louie venne chiesto di unirsi a un equipaggio il cui puntatore era ammalato. Anche Louie per non stava bene, cos l'equipaggio si trov un altro sostituto. Durante il volo, la torre di controllo avvert il pilota che si stava dirigendo verso una montagna. Il pilota rispose che la vedeva e poi and a sbatterci direttamente contro.12 L'incidente pi bizzarro si verific quando un bombardiere in volo di addestramento effettu un'improvvisa cabrata. Per non cadere, uno degli uomini si aggrapp alla maniglia di sganciamento del canotto di salvataggio.13 Il canotto piovve di colpo dal tetto e si avvolse intorno allo stabilizzatore orizzontale. A malapena in grado di controllare l'aereo, il pilota ordin all'equipaggio di lanciarsi con il paracadute. In qualche modo riusc ad atterrare insieme al copilota e tutti sopravvissero.
E c'era infine la tremenda difficolt della navigazione.14 Effettuando calcoli di trigonometria sferica straordinariamente complessi in base a dati rilevati da una quantit incredibile di strumenti, i navigatori brancolavano sopra migliaia di indistinguibili chilometri di oceano verso isole che, fossero obiettivi o destinazioni, di notte erano oscurate, spesso larghe solo qualche metro e piatte sull'orizzonte. Nonostante tutti gli strumenti, le procedure potevano essere comicamente primitive. Ogni volta che dovevo calibrare il sestante scrisse il navigatore John Weller aprivo il portello dell'uscita d'emergenza in cabina di pilotaggio e salivo in piedi sul mio tavolo e su quello dell'operatore radio, che mi teneva per le gambe in modo che non venissi risucchiato fuori. Di notte, a volte i navigatori ricorrevano alle stelle, guidando gli equipaggi sul Pacifico in un modo non molto diverso da quello degli antichi marinai polinesiani. In caso di nubi o tempesta, perfino quel sistema era inutilizzabile.
Dato che bastava essere fuori rotta di pochissimo per mancare un'isola, ha dell'incredibile che gli equipaggi trovassero le loro destinazioni. E molti infatti non ci riuscirono. Martin Cohn, ufficiale responsabile di materiale e veicoli militari a Oahu, una volta si trov in una postazione radar mentre un aereo che si era smarrito, e che era privo di radar, cercava di individuare l'isola. Siamo rimasti seduti a guardare l'aereo che passava sopra l'isola e la superava. Non ha pi fatto ritorno disse Cohn. Io lo vedevo sul radar.  una cosa che ti fa stare malissimo. La vita valeva poco in guerra.15
In combattimento i rischi aumentavano in misura esponenziale. In volo c'era la sfida dei caccia giapponesi, soprattutto del veloce, agile Zero, dominatore dei cieli nella prima met della guerra. I piloti degli Zero colpivano i bombardieri con il fuoco delle mitragliatrici e i proiettili ad alto potenziale distruttivo del cannoncino da 20mm, che aprivano grandi fori nei bersagli. Quando tutto questo non bastava, alcuni piloti si scagliavano con il proprio aereo contro i bombardieri, in stile kamikaze. Un B-24 rientr alla base con mezzo Zero appeso a un'ala.16 Da terra arrivava il fuoco della contraerea, compreso quello dei cannoni antiaereo i cui proiettili esplodevano in frammenti di metallo che, taglienti come rasoi, aprivano squarci negli aerei. Per sopravvivere alla contraerea e agli aerei nemici, i piloti dei bombardieri dovevano modificare costantemente quota e direzione. Ma in fase di avvicinamento all'obiettivo era il sistema Norden, e non il pilota, a controllare l'aereo e quindi in quei momenti qualsiasi manovra diversiva era impossibile. I B-24 erano sotto il controllo del sistema di puntamento per tre, cinque minuti in fase di avvicinamento; i telemetri giapponesi impiegavano meno di sessanta secondi per stabilire con esattezza l'altitudine del bombardiere.17 La matematica era a favore dei giapponesi.
In combattimento i bombardieri erano addirittura una minaccia reciproca. Per difendersi dagli attacchi dei caccia nemici e per riuscire a centrare le strette isole che costituivano gli obiettivi, gli aerei dovevano volare in formazioni molto serrate. In quel caos potevano capitare collisioni, casi di fuoco amico e anche di peggio. In un incidente, tre B-24 in missione per bombardare un porto si ritrovarono a volare in formazione ravvicinata attraverso uno stretto canyon a un'altitudine di quindici metri, sotto un intenso fuoco da terra. Mentre sganciavano le bombe sopra il porto, l'estremit dell'ala destra dell'aereo pilotato dal tenente Robert Strong colp la serra del bombardiere alla sua destra, pilotato dal tenente Robinson. La collisione fece ruotare l'aereo di Strong sul lato sinistro e sotto il bombardiere di Robinson, proprio nell'attimo in cui quest'ultimo sganciava una mina da quattrocentocinquanta chili. La mina piomb all'interno dell'aereo di Strong e, anche se non esplose, provoc uno squarcio di quasi due metri quadrati nella fusoliera andando a incastrarsi alle spalle dei mitraglieri delle postazioni laterali.18 Il B-24 di Strong era quasi tagliato in due; il paracadute della mina si apr, spingendo l'aereo verso il basso. Gli uomini tagliarono il paracadute e cercarono di smuovere l'ordigno, che per si rifiutava di spostarsi anche solo di un millimetro. A quel punto smontarono le mitragliatrici e utilizzarono le canne come leve, riuscendo a sbloccare la mina e a gettarla fuori. Mentre Strong tentava di riportare a casa l'aereo praticamente tagliato a met, la coda prese a sbattere nel vento e un'enorme crepa cominci a risalire la fusoliera. Incredibilmente Strong pilot il suo Liberator per milletrecento chilometri e atterr. Jesse Stay, un pilota della squadriglia di Louie, and a vedere il bombardiere e riusc quasi a staccarne la coda con una mano.
I rischi del combattimento determinavano tristi statistiche. Nel corso della Seconda guerra mondiale, caddero in battaglia 52.173 uomini dell'AAF.19 Secondo Stay, che in seguito sarebbe diventato comandante di squadriglia, gli uomini che cercavano di portare a termine le quaranta missioni che costituivano il turno di servizio di un equipaggio nel Pacifico avevano cinquanta probabilit su cento di essere uccisi.*20
Oltre allo sperato rientro, alle ferite e alla morte, gli aviatori dovevano contemplare un altro possibile destino. Durante la guerra scomparvero migliaia di uomini, parte nel corso di missioni, parte in voli di routine. Molti vennero inghiottiti dall'oceano. Altri sopravvissero, ma si persero in mare o sulle isole. E alcuni vennero fatti prigionieri. Incapaci di trovarli, le forze armate li dichiaravano dispersi. E i dispersi che non venivano rintracciati entro tredici mesi venivano dichiarati morti.
Nel teatro del Pacifico, quasi sempre i bombardieri colpiti finivano in acqua, schiantandosi o tentando ammaraggi di fortuna.21 Gli equipaggi degli aerei precipitati difficilmente sopravvivevano, mentre l'ammaraggio offriva chance migliori, a seconda del tipo di bombardiere. Il B-17 e suo cugino, il gigantesco B-29 che sarebbe entrato presto in servizio, avevano ali lunghe e ampie che, unitamente alla fusoliera, formavano una superficie relativamente piatta in grado di galleggiare. I robusti portelli della stiva bombe erano a filo con la fusoliera e, in caso di ammaraggio, per lo pi restavano chiusi, consentendo il galleggiamento dell'aereo. Il primo B-29 costretto all'ammaraggio non solo se la cav, ma navig fino a toccare, completamente intatto, una spiaggia indiana il mattino seguente. Il B-24 era tutt'altra storia. Le ali erano strette e alte sulla fusoliera e i delicati portelli del vano bombe sporgevano leggermente dalla pancia dell'aereo. Nella maggior parte degli ammaraggi effettuati da B-24, quei portelli opponevano resistenza all'acqua, venivano divelti e l'aereo andava in pezzi. Meno di un quarto dei B-17 costretti all'ammaraggio sub rotture, ma uno studio sugli ammaraggi dei B-24 appur che quasi due terzi degli aerei andarono distrutti e un quarto degli uomini degli equipaggi perse la vita.22
Per i sopravvissuti dei B-24 un'evacuazione veloce era vitale. La fusoliera non era sigillata e di conseguenza il Liberator affondava in pochi istanti; un aviatore ricorda di avere visto il suo B-24 andare a fondo cos rapidamente che le luci accese dell'aereo erano ancora visibili a parecchi metri sotto la superficie. Ogni uomo aveva in dotazione un giubbotto di salvataggio Mae West,* ma dato che c'era chi sottraeva le capsule di biossido di carbonio per creare bevande gassate, molti giubbotti al momento dell'uso non si gonfiavano. I canotti di salvataggio venivano sganciati manualmente: se ancora all'interno dell'aereo, gli uomini potevano tirare la maniglia di rilascio immediatamente prima dell'ammaraggio o dell'impatto; dall'esterno, potevano arrampicarsi sulle ali dell'aereo in galleggiamento e azionare le leve di sganciamento. Una volta rilasciati, i canotti si gonfiavano automaticamente.
I sopravvissuti dovevano salirci immediatamente. In seguito gli aviatori avrebbero parlato degli squali, che arrivavano quasi nel momento stesso in cui gli aerei toccavano l'acqua. Nel 1943 il tenente di marina Art Reading, compagno di Louie nella squadra d'atletica dell'USC, rimase privo di sensi dopo avere ammarato con il suo biposto. Mentre l'aereo affondava, il navigatore, Everett Almond, estrasse Reading dalla cabina, gonfi i rispettivi Mae West e si leg al compagno. Quando Reading riprese i sensi, Almond cominci a trainarlo verso l'isola pi vicina, distante pi di trenta chilometri. Ben presto gli squali presero a nuotare in cerchio intorno a loro. Uno alla fine attacc, azzann la gamba di Almond e si immerse in profondit, trascinando sott'acqua i due uomini. Poi qualcosa cedette e i due risalirono in superficie in una nube di sangue. Almond, a cui lo squalo a quanto pare aveva strappato una gamba, riusc a passare il proprio Mae West a Reading e poi scomparve sott'acqua. Per le successive diciotto ore, Reading galleggi da solo, sferrando calci agli squali e colpendoli con il binocolo. Quando l'imbarcazione di soccorso lo trov, aveva le gambe ferite e la mascella rotta dalla pinna di uno squalo, ma, grazie ad Almond, era vivo. Almond, che era morto a ventun anni, venne proposto per il conferimento della medaglia al valore alla memoria.*23
Tutti avevano sentito storie come quella di Reading e tutti, guardando l'oceano dai loro aerei, avevano visto gli squali infestarne le acque. La paura dei pescicani era tale che quasi tutti, dovendo scegliere fra tentare l'ammaraggio con un aereo malconcio o lanciarsi con il paracadute, preferivano il rischio dell'ammaraggio, perfino con un B-24. L'ammaraggio, se non altro, li avrebbe lasciati relativamente vicini ai canotti.
L'apparato militare faceva del proprio meglio per rintracciare i sopravvissuti ai disastri aerei o agli ammaraggi, ma nello sterminato teatro del Pacifico le possibilit di salvataggio erano estremamente scarse. Molti aerei in difficolt non riuscivano a trasmettere l'SOS e spesso nessuno sapeva che un aereo era finito in acqua fino a quando non si notava che non era rientrato all'orario previsto, che poteva essere anche sedici ore dopo l'incidente. Se il mancato arrivo passava inosservato fino a sera, la ricerca aerea non sarebbe iniziata che il mattino seguente. Nel frattempo gli uomini a bordo dei canotti, che dovevano vedersela con le ferite e l'esposizione agli elementi, venivano trasportati dalle correnti lontano dal punto d'impatto del loro aereo.
Per i soccorritori individuare l'area in cui effettuare le ricerche era tremendamente difficile. Per mantenere il silenzio radio, molti equipaggi non comunicavano la loro posizione durante il volo, e quindi tutto ci di cui disponevano i soccorritori era la rotta che l'aereo avrebbe presumibilmente seguito se tutto fosse andato bene. Ma gli aerei dispersi avevano spesso volato per enormi distanze e potevano essere finiti fuori rotta di centinaia di chilometri. Una volta che l'aereo fosse finito in mare, le correnti e i venti potevano trasportare un canotto per decine e decine di chilometri al giorno. Per questa ragione spesso l'area di ricerca si estendeva per migliaia di chilometri quadrati. Pi a lungo i canotti restavano in acqua, pi lontano venivano trasportati e pi diminuivano le probabilit di recupero.
L'aspetto pi tremendo era che i soccorritori, se anche erano cos fortunati da sorvolare l'area in cui si trovavano i naufraghi, molto probabilmente non vedevano il canotto. I canotti dei piccoli aerei avevano le dimensioni di una vasca da bagno, quelli dei grandi bombardieri erano lunghi quanto un uomo disteso. Nonostante gli aerei di soccorso volassero a una quota di soli trecento metri, perfino da quell'altezza un canotto poteva essere facilmente confuso con la schiuma di un'onda o con un riflesso di luce. In giornate di nubi basse, non si vedeva assolutamente nulla. E molti aerei utilizzati per le missioni di ricerca avevano alte velocit di stallo, per cui dovevano procedere volando cos rapidamente che l'equipaggio aveva a malapena un istante per scrutare la zona prima che scomparisse alle loro spalle.
Verso la met del 1944, in considerazione dei pessimi risultati delle missioni di ricerca nel Pacifico, le AAF implementarono un sistema ampiamente migliorato. I canotti vennero dotati di radio trasmittente e di una quantit maggiore di provviste, venne previsto l'impiego di navi che dovevano seguire la rotta degli aerei militari e le ricerche furono affidate ad apposite squadriglie di idrovolanti. Questi miglioramenti aumentarono le probabilit di salvataggio, tuttavia, anche dopo la loro introduzione, la maggior parte degli uomini finiti in mare non venne mai recuperata. In base ai rapporti redatti dal direttore sanitario della Far East Air Force, venne salvato meno del trenta per cento degli uomini i cui aerei risultarono dispersi tra il luglio 1944 e il febbraio 1945. Perfino quando la posizione dell'aereo era nota, solo il 46 per cento degli uomini venne salvato. In alcuni mesi il quadro fu addirittura peggiore. Nel gennaio del 1945, solo 21 dei 167 aviatori del 21o Comando bombardieri finiti in mare furono salvati: il 13 per cento.24
Per quanto scoraggianti fossero questi dati relativi agli ultimi anni di guerra, gli uomini che finirono nell'oceano prima della met del 1944 dovettero vedersela con una situazione di gran lunga peggiore. Prima che il sistema di salvataggio venisse modernizzato, le ricerche erano disorganizzate, la dotazione dei canotti di salvataggio era insufficiente e le procedure erano inefficaci. Tutti i componenti dell'equipaggio di Phil erano consapevoli che, nel caso fossero finiti in mare, le possibilit di essere salvati sarebbero state scarsissime.
L'improbabilit del recupero, unita al tasso di incidenti in continua crescita, determinava una terribile equazione. A quanto pare, gli aerei addetti alle ricerche avevano maggiori probabilit di precipitare essi stessi che di trovare gli uomini che stavano cercando. In un determinato periodo preso in considerazione nell'ambito dell'Eastern Air Command, met degli idrovolanti Catalina impegnati in salvataggi sub incidenti nel tentativo di ammarare.25 Sembra probabile che, per ogni uomo salvato, siano morti parecchi aspiranti-soccorritori, specie nei primi anni di guerra.
Ogni giorno trascorso in mare peggiorava drammaticamente le prospettive degli uomini sui canotti. Le provviste di bordo erano sufficienti solo per pochi giorni. La fame, la sete, l'esposizione al sole bruciante del giorno e al gelo della notte sfinivano i sopravvissuti con spaventosa rapidit. Alcuni morivano nel giro di qualche giorno. Altri impazzivano. Nel settembre 1942 un B-17 precipit nel Pacifico, lasciando nove uomini in un canotto. Nel giro di pochi giorni, uno mor e gli altri persero completamente il senno. Due sentivano musica e cani che abbaiavano. Uno era convinto che un aereo della marina stesse spingendo il canotto da dietro. Due si azzuffarono per il possesso di un'immaginaria cassetta di birra. Un altro, che gridava maledizioni verso un cielo che credeva gremito di bombardieri, vide un'imbarcazione inesistente, si tuff dal canotto e anneg. Il sesto giorno, quando un aereo li sorvol, i superstiti dovettero consultarsi tra loro per assicurarsi che fosse vero. Quando il settimo giorno vennero salvati, erano troppo deboli per agitare le braccia.26
Ci furono destini anche peggiori. Nel febbraio del 1942 venne trovata una zattera di legno alla deriva nei pressi dell'isola di Christmas, nell'oceano Indiano. A bordo c'era il cadavere di un uomo, disteso in una bara improvvisata che sembrava essere stata costruita a bordo. La tuta di volo era rimasta esposta al sole cos a lungo che il tessuto blu era scolorito fino a diventare bianco. Accanto al cadavere c'era una scarpa, che non apparteneva al defunto. Nessuno scopr mai chi fosse, n da dove fosse arrivato.27
Tra tutti i possibili orrori, quello che gli uomini caduti in mare temevano maggiormente era la cattura da parte dei giapponesi. Le radici di quella paura erano individuabili in un episodio avvenuto nel 1937, nei primi mesi dell'invasione giapponese della Cina. I giapponesi avevano circondato la citt di Nanchino, assediando pi di mezzo milione di civili e novantamila soldati cinesi. Questi ultimi si erano arresi e, dopo avere avuto assicurazioni sulla loro sicurezza, avevano accettato di essere ammanettati. A quel punto gli ufficiali giapponesi avevano emesso un ordine scritto: TUTTI I PRIGIONIERI DI GUERRA DEVONO ESSERE GIUSTIZIATI.
Era seguita una frenesia di massacri di sei settimane che sfida ogni possibilit di descrizione. In numero enorme, i prigionieri di guerra erano stati decapitati, uccisi a colpi di mitragliatrice o di baionetta, arsi vivi. Poi i giapponesi si erano dedicati ai civili, organizzando gare di uccisioni, violentando decine di migliaia di persone, mutilando e crocifiggendo le loro vittime, incitando i cani a sbranarle. I soldati giapponesi si erano fatti fotografare in posa accanto a cumuli di cadaveri, teste mozzate e donne denudate e stuprate. La stampa giapponese aveva riportato i risultati delle gare dei massacri come se fossero stati quelli del baseball, lodando l'eroismo dei partecipanti. Gli storici stimano che i soldati giapponesi abbiano ucciso tra i duecentomila e i quattrocentotrentamila cinesi, compresi i novantamila prigionieri di guerra, in quello che venne poi definito lo Stupro di Nanchino.28
Ogni aviatore americano conosceva quella storia, dopo la quale il Giappone non aveva fatto che confermare il precedente. Tra gli uomini della squadriglia di Louie circolava una voce riguardante l'atollo di Kwajalein, nelle isole Marshall, in territorio giapponese. A Kwajalein, si diceva, i prigionieri di guerra erano stati uccisi.29 Gli uomini avevano ribattezzato Kwajalein l'Isola delle Esecuzioni. A dimostrazione della reputazione dei giapponesi, basti dire che, di tutti gli uomini a bordo di un B-24 irreparabilmente danneggiato che stava per precipitare in territorio giapponese, uno soltanto decise di lanciarsi con il paracadute. Gli altri erano cos terrorizzati all'idea di cadere prigionieri che preferirono morire a bordo del loro aereo.30
Per gli aviatori era impossibile liquidare l'idea del rischio con una scrollata di spalle. I caduti non erano numeri: erano i compagni di stanza, gli amici di bevute, l'equipaggio che volava di fianco a loro solo dieci secondi prima. Gli uomini non se ne andavano uno alla volta: si perdeva un quarto di caserma in un unico colpo. I funerali erano rari perch di rado c'erano cadaveri. I compagni semplicemente non c'erano pi, punto e basta.31
Gli uomini evitavano l'argomento morte, ma segretamente molti erano tormentati dalla paura. Un membro della squadriglia di Louie soffriva di epistassi cronica dovuta allo stress. Un altro dovette essere sostituito perch in volo restava paralizzato dal terrore. Il pilota Joe Deasy ricorda un membro del suo equipaggio che gli rivolse una domanda: Se un uomo impazzisce nel corso di una missione, l'equipaggio gli spara?. Era cos nervoso che, mentre parlava, con la pistola che aveva al fianco esplose accidentalmente un colpo nel pavimento.
Alcuni erano sicuri che sarebbero stati uccisi, altri vivevano nella negazione. Per Louie e Phil non era possibile evitare la verit. Dopo soli due mesi e un'unica missione in combattimento, cinque compagni erano gi morti e parecchie volte loro stessi l'avevano scampata per un pelo. La stanza che occupavano e la relativa ghiacciaia, eredit di amici i cui corpi adesso erano nel Pacifico, erano costanti promemoria.
Prima della partenza dagli Stati Uniti, Louie aveva ricevuto in dotazione una Bibbia con la copertina verde militare. Prov a leggerla nella speranza gli fosse d'aiuto nel gestire l'ansia, ma gli sembr che la cosa non avesse senso e lasci perdere.32 Lo tranquillizzava invece ascoltare brani di musica classica sul suo giradischi. Spesso lasciava Phil sdraiato sul letto, intento a scrivere lettere a Cecy sopra una scatola capovolta, e andava a smaltire le preoccupazioni correndo lungo il percorso di un miglio che aveva misurato sulla sabbia intorno alla pista. Cerc anche di prepararsi a qualsiasi evenienza. And in officina, si ritagli una spessa lastra di metallo, la port a bordo del Super Man e la fiss sul fondo della serra, nella speranza che l'avrebbe in qualche modo protetto dal fuoco da terra. Frequent corsi di sopravvivenza sulle isole e di pronto soccorso, e trov addirittura un corso nel quale un anziano hawaiano dava suggerimenti su come tenere a bada gli squali (occhi ben aperti e sbarrati, denti scoperti, respinta con braccio teso e irrigidito in stile football, manata o pugno sul muso dello squalo).
E, come tutti gli altri, Louie e Phil bevevano. Dopo qualche birra, dir Louie, si riuscivano a dimenticare per un po' gli amici morti. Gli uomini ricevevano una razione di quattro birre alla settimana, ma tutti setacciavano il territorio in cerca di alternative. L'alcol era per Louie ci che le ghiande sono per gli scoiattoli: quando ne trovava, consumava ci che voleva e il resto lo nascondeva. In addestramento, aveva nascosto il suo tesoro nel flacone di una crema da barba. Una volta operativo, era passato ai barattoli di maionese e alle bottiglie di ketchup. Una volta nascose una bottiglia di un veleno locale denominato Five Island Gin - meglio noto come Five Ulcer Gin - nella custodia della maschera antigas di Harry Brooks, l'operatore radio. Quando un poliziotto militare aveva picchiato con il manganello sul fianco di Brooks per controllare la presenza della maschera, la bottiglia si era rotta, infradiciando la gamba. Probabilmente era stato meglio cos: Louie aveva notato che, quando beveva quella roba, gli cadevano i peli del petto. In seguito aveva scoperto che il Five Island Gin veniva spesso utilizzato come diluente per vernici. Da quel momento in poi si era attenuto alla birra.
Phil, come tutti gli aviatori, doveva contemplare la possibilit della morte, ma era gravato da un ulteriore peso: come pilota, era consapevole che, se avesse commesso un errore, altri otto uomini sarebbero potuti morire. Cominci a portare sempre con s due talismani. Uno era un braccialetto che gli aveva regalato Cecy: convinto che tenesse lontano ogni male, Phil non si sarebbe mai alzato in volo senza. L'altro era un dollaro d'argento con cui giocherellava di continuo nella tasca.33 Diceva che il giorno in cui finalmente se ne fosse andato via con Cecy, l'avrebbe dato come mancia al fattorino dell'hotel. Quando torner a casa scrisse alla fidanzata andremo a nasconderci dove nessuno potr trovarci.34
Nei primi giorni del 1943, mentre gli uomini morivano uno dopo l'altro, ognuno affrontava le perdite a modo suo. A un certo punto prese forma un rituale. Quando un compagno non tornava, gli altri aprivano il suo bauletto, prendevano il suo liquore e brindavano in onore dell'amico caduto. In una guerra senza funerali, era quanto di meglio potessero fare.35
* Le autorit militari non scorporarono mai in base alla causa di morte i dati relativi ai decessi non in combattimento, ma le statistiche indicano che la maggior parte delle perdite fu dovuta a incidenti. Innanzi tutto, il dato dei deceduti non in combattimento esclude i soggetti morti mentre erano internati, prigionieri o dispersi in azione. Anche la malattia pu essere esclusa come significativa causa di morte: dato che in tutto l'esercito, compresa la fanteria che combatteva in giungle malariche, morirono di malattia 15.779 militari, negli Air Corps tali decessi rappresentarono sicuramente una percentuale molto ridotta delle morti non in combattimento.6 Infine, poich circa 15.000 uomini morirono in incidenti aerei in patria, sembra estremamente probabile che l'enorme numero di disastri aerei durante la guerra abbia prodotto un numero di decessi altrettanto alto.
* Quando Louie e Phil iniziarono il servizio attivo, il turno era di trenta missioni. In seguito il numero venne aumentato.
* Il giubbotto era soprannominato Mae West perch chi lo indossava si ritrovava con un petto particolarmente prosperoso. Negli anni Settanta il soprannome venne aggiornato e il giubbotto fu ribattezzato Dolly Parton dal personale militare.
* Due diversi resoconti di questo episodio identificano erroneamente Reading come colui che venne sbranato dallo squalo. Interviste a giornali rilasciate dallo stesso Reading confermano che la vittima dello squalo fu Almond.
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9.
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Cinquecentonovantaquattro fori.
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Nel febbraio del 1943, durante una breve visita all'isola equatoriale di Canton, l'equipaggio del Super Man ebbe il suo primo incontro con gli squali esplosivi. Canton era un soffocante purgatorio a forma di costoletta di maiale che consisteva sostanzialmente di corallo e ammassi di cespugli che crescevano raso terra, quasi cercando di ritrarsi dal calore. Su tutta l'isola c'era un unico albero. Le acque circostanti ribollivano di squali, che la bassa marea intrappolava nella laguna. Annoiati a morte, i militari di stanza sull'isola legavano sacchetti di rifiuti a lunghe pertiche, che poi facevano oscillare sull'acqua. Quando gli squali spalancavano le fauci per azzannare l'esca, gli uomini gettavano bombe a mano nelle bocche degli animali e li guardavano esplodere.1
Il Super Man era stato inviato a Canton per effettuare due missioni su Makin e Tarawa, nelle isole Gilbert occupate dai giapponesi.2 Durante la prima missione, l'aereo guida sbagli rotta e gli uomini si ritrovarono a sorvolare Howland, l'isola verso la quale sei anni prima si era diretta Amelia Earhart prima di svanire per sempre. L'equipaggio not grandi buche sulla pista di Howland, il biglietto da visita dei giapponesi. Una volta ripresa la rotta e individuata Makin, Louie non riusc a vedere il suo obiettivo a causa delle nuvole. Il Super Man effettu tre passaggi in cerchio, ma invano, e il colonnello ordin di sganciare le bombe in un posto qualsiasi e proseguire. Attraverso un varco nelle nubi, Louie scorse una fila di gabinetti e, ridacchiando, li centr con milletrecentocinquanta chili di bombe dirompenti. Tra gli applausi dell'equipaggio, i cessi esplosero schizzando pezzi in aria.
Due giorni dopo gli uomini volarono di nuovo verso le Gilbert per fotografarle, portando con loro una squadra di sei fotografi. Volarono a bassa quota su numerose isole, scattando foto, poi, con il naso del Super Man sanguinante per un colpo della contraerea, iniziarono il volo di ritorno verso Canton. A cinquecento chilometri dalla base, il motorista Douglas fece una scoperta: i volubili indicatori di carburante del Super Man, che fino a quel momento avevano oscillato indecisi, adesso segnavano stabilmente valori molto bassi. Douglas annunci che, alla velocit che stavano tenendo, non ce l'avrebbero mai fatta ad arrivare a Canton.
Phil ridusse al minimo il numero di giri delle eliche e smagr la miscela in modo da usare la minor quantit possibile di carburante. Gli uomini buttarono a mare praticamente tutto ci che non era avvitato e poi tutti e quindici si ammassarono nella parte anteriore dell'aereo, nella convinzione che questo avrebbe migliorato la velocit. Sapendo che le possibilit di raggiungere Canton erano scarse, presero in considerazione l'idea di atterrare a Howland, ma poi ricordarono la pista piena di crateri. Discussero di un eventuale ammaraggio vicino a Howland, ma sorse il problema degli squali. Alla fine decisero di tentare di raggiungere Canton.
Incuneati tutti insieme nella parte anteriore dell'aereo, gli uomini non potevano fare altro che aspettare. Il sole tramont. Louie guard il buio sotto di lui e si chiese come sarebbe stato precipitare. Gli indicatori di carburante scendevano sempre pi in basso e tutti si aspettavano di sentire da un momento all'altro i motori che cominciavano a sputacchiare. Alla fine, con l'ago degli indicatori sullo zero, Phil vide un fascio luminoso sciabolare nel cielo e le luci di una pista punteggiare il buio sottostante. Rendendosi conto di essere di gran lunga troppo alto, scese di quota cos bruscamente che Pillsbury rimase per un attimo sospeso in aria, privo di peso.
Quando il Super Man tocc terra a Canton, la coda si assest in posizione pi bassa di quanto fosse stata in volo, facendo scorrere verso il fondo dei serbatoi le ultime gocce di carburante. Un momento dopo, uno dei motori si spense.
Due settimane pi tardi l'equipaggio ebbe la possibilit di vedere cosa avrebbe passato se fosse finito in mare. Un B-25 decollato da Oahu comunic via radio di essere quasi senza carburante, poi tacque. Il Super Man venne mandato alla sua ricerca. Dopo un'ora e mezzo di volo, Louie individu un ricciolo di fumo grigio. Due idrovolanti Catalina si stavano dirigendo verso quel punto e il Super Man li segu.
Arrivato sul luogo del disastro, l'equipaggio rimase attonito per ci che vide. Due canotti di salvataggio, a bordo dei quali c'erano tutti e cinque gli uomini del B-25, galleggiavano tra i rottami dell'aereo. Intorno a loro l'oceano ribolliva di centinaia di pescicani, alcuni dei quali sembravano lunghi almeno sei metri.3 Tracciando cerchi frenetici nell'acqua, gli squali sembravano sul punto di rovesciare i canotti.
I Catalina raggiunsero i naufraghi prima degli squali e quella sera gli uomini del B-25 offrirono da bere a volont ai loro salvatori. Ma adesso l'equipaggio del Super Man era in grado di capire i lanciatori di granate di Canton. In occasione di un volo successivo, notarono numerosi squali intorno a sei balene; si abbassarono sull'acqua e li mitragliarono.4 Dopo si sentirono in colpa. In seguito, quando videro altri squali, li lasciarono in pace.
Nauru  un piccolo ripensamento di terra, ventuno chilometri quadrati di sabbia isolati nel Pacifico, circa quattromila chilometri a sudovest delle Hawaii. Era il tipo di posto che il mondo avrebbe potuto ignorare, se non fosse stato per le cinquantamila tonnellate di fosfati di prima qualit nascosti sotto i piedi degli indigeni in gonnellino d'erba. Ingrediente fondamentale per i fertilizzanti e le munizioni, i fosfati erano stati scoperti nell'isola nel 1900 e da allora Nauru ospitava una comunit di imprenditori europei e di minatori cinesi. Con lo scoppio della guerra, l'isola aveva acquisito un valore inestimabile.5
Il Giappone se n'era impadronito nell'agosto del 1942, imprigionando gli europei rimasti e costringendo gli indigeni e i cinesi a costruire una pista e a lavorare nei giacimenti. I conquistatori imponevano la loro autorit con la spada, decapitando la gente per infrazioni insignificanti come il furto di una zucca. Una volta completata la pista, i giapponesi disponevano di una ricca fonte di fosfati e di una base ideale per le loro missioni aeree.
Il 17 aprile, di ritorno da un volo, Louie venne convocato a un briefing. Gli Stati Uniti erano decisi ad attaccare Nauru in grande stile, inviando il Super Man e altri ventidue B-24 a distruggere le fabbriche di fosfati. Nessuno della squadriglia vide il letto quella notte. Gli aerei decollarono poco prima della mezzanotte, fecero scalo a Canton per fare rifornimento e raggiunsero Funafuti, il minuscolo atollo dal quale avrebbero lanciato l'attacco e che trovarono brulicante di giornalisti, portati l dall'organizzazione militare perch potessero dare copertura stampa al raid.6
Nel corso del briefing gli equipaggi ricevettero istruzioni di avvicinarsi a Nauru a una quota di duemilaquattrocento metri. Il dato fece riflettere Louie e i suoi compagni. Quella settimana avevano effettuato voli di esercitazione tra i duemilaquattrocento e i tremila metri e l'alto rischio che il fuoco della contraerea li massacrasse li aveva molto allarmati. Due giorni prima Louie aveva scritto nel suo diario: Speriamo soltanto di non dovere bombardare a una quota cos bassa in combattimento.7 Pillsbury non riusciva a smettere di pensare a un'altra cosa che aveva detto l'ufficiale del briefing, e cio che avrebbero trovato dodici Zero ad aspettarli. A Wake ne aveva visto uno da lontano, ma non aveva mai subito attacchi. L'idea di un unico Zero era inquietante. La prospettiva di dodici lo spaventava a morte.
Prima dell'alba del giorno dopo, gli uomini si avviarono insieme verso il Super Man. Con loro c'era un tenente di nome Donald Nelson. Non faceva parte dell'equipaggio, ma aveva chiesto di unirsi a loro per poter assistere al combattimento. Alle cinque di mattina il Super Man prese il volo.
Con una deviazione verso ovest per non rivelare il luogo di provenienza, gli aerei impiegarono sei ore e mezzo per raggiungere Nauru. Nessuno parlava. Il Super Man guidava il gruppo di bombardieri, affiancato all'altezza delle ali da altri due aerei. Il sole sorse e gli aerei proseguirono il volo in un mattino limpido e sereno. I giapponesi li avrebbero visti arrivare.
Pi o meno verso le undici e venti, il navigatore Mitchell ruppe il silenzio: sarebbero arrivati sull'isola entro quindici minuti. Dalla serra, Louie riusciva a malapena a distinguere un apostrofo di terra, piatto sull'orizzonte. Sotto di lui, sull'acqua, scivolava un'ombra nera: era un sottomarino americano, pronto a raccogliere gli eventuali superstiti dei bombardieri abbattuti. Il Super Man lo super e si ritrov sopra Nauru. Louie ebbe un brivido.8
Il silenzio era quasi soprannaturale. I primi nove aerei, con il Super Man in testa, raggiunsero l'isola senza trovare resistenza. L'aria era immobile e l'aereo procedeva tranquillo. Phil cedette i comandi al sistema Norden. Il primo obiettivo del Super Man, un gruppo di aerei e alcune strutture di fianco a una pista, comparve alla vista. Louie inquadr i dorsi luccicanti degli aerei a terra.
E poi l'eruzione. Il cielo si frantum in una furia di colori, suoni e movimenti. I colpi della contraerea schizzavano alti sibilando, tracciavano scie di fumo sopra gli aerei e poi esplodevano in nuvole nere, scintillanti di shrapnel. Frammenti di metallo volavano ovunque, saettando dal basso e piovendo dall'alto. Con i comandi affidati al Norden, Phil non poteva fare niente.
Qualcosa colp il bombardiere pilotato dal tenente John Jacobs, che volava vicino all'ala sinistra del Super Man. L'aereo precipit come se stesse tuffandosi. Quasi nello stesso istante venne colpito anche l'aereo sulla destra del Super Man. Da una distanza di pochissimi metri, Pillsbury lo vide vacillare, perdere quota e scomparire sotto la loro ala. Riusc a vedere addirittura gli uomini a bordo e la sua mente registr per un istante che stavano tutti per morire. Il Super Man era rimasto solo.
Louie manteneva l'attenzione concentrata sul terreno, cercando di inquadrare gli aerei parcheggiati. Mentre era tutto preso dal suo compito, sent un tremendo bang! e una spaventosa scossa. Gran parte del timone destro del Super Man, un pezzo delle dimensioni di un tavolo, era stato spazzato via. Louie perse il suo bersaglio. Mentre tentava di ritrovarlo, un proiettile apr un grosso foro nella stiva bombe e l'aereo ebbe un'altra violenta scossa.
Finalmente Louie ritrov il bersaglio e le prime bombe vennero sganciate, precipitarono ruotando su se stesse e colpirono l'obiettivo. Poi il Super Man sorvol una serie di alloggi militari dal tetto rosso e una batteria antiaerea, il secondo e terzo obiettivo di Louie, che li inquadr e poi vide le sue bombe distruggere entrambi. Gli restava una bomba, da utilizzare per un bersaglio di opportunit. A nord del campo di aviazione, vide una sorta di baracca e prese la mira. La bomba venne sganciata, Louie grid: Bombe andate! e gir la valvola di chiusura dei portelli della stiva. In cabina, la spia sganciamento bombe si accese e Phil riprese i comandi dell'aereo. In quell'istante, dietro e sotto l'aereo, ci fu un lampo di luce bianca e comparve una palla di fuoco. Louie aveva avuto fortuna e il centro era stato perfetto: la baracca era un deposito di carburante. Nella torretta dorsale, Pillsbury si volt a guardare l'enorme nube di fumo che si alzava verso il cielo.
Non ci fu il tempo per festeggiare: all'improvviso gli Zero erano ovunque intorno a loro. Louie ne cont nove, che sfrecciavano tra i bombardieri lampeggiando fuoco con le mitragliatrici. L'audacia e la perizia dei piloti giapponesi lasciarono stupefatti gli equipaggi dei bombardieri: gli Zero si lanciavano frontalmente contro il nemico, facendo fuoco con i cannoncini di bordo e saettando tra aerei distanti tra loro soli pochi metri. Passavano cos vicini che Louie riusciva vedere le facce dei piloti. Sparando furiosamente, i mitraglieri dei B-24 cercavano di colpire i caccia giapponesi. Tutti i colpi venivano esplosi a distanza estremamente ravvicinata e i proiettili volavano dappertutto. Un bombardiere venne colpito diciassette volte da aerei amici, o forse addirittura dai propri mitraglieri di fusoliera.
La battaglia aerea nei cieli di Nauru.
I bombardieri colpiti cominciarono a restare indietro e gli Zero si avventarono su di loro. Un B-24 venne attaccato da quattro caccia e da un biplano. I mitraglieri riuscirono ad abbattere uno Zero, prima che il loro pilota trovasse una nuvola in cui nascondersi, liberandosi degli inseguitori. Pi in basso, il bombardiere pilotato dal tenente Jacobs, che all'inizio aveva affiancato il Super Man, era ancora in volo, ma aveva solo tre motori funzionanti, era privo del timone destro ed era circondato da diversi Zero. I suoi mitraglieri centrarono un caccia nemico. Thor Hamrin, che pilotava il B-24 Jab in the Ass, vide Jacobs in difficolt. Effettu un'ampia virata per tornare indietro, si abbass a tutta velocit e apr il fuoco contro gli Zero con tutte le armi di bordo. I caccia giapponesi si ritirarono e Jacobs continu il suo volo affiancato da Hamrin.
I bombardieri della prima ondata, inseguiti dagli Zero, puntarono verso il mare. Con i caccia in volo e gran parte della contraerea distrutta, la base giapponese era quasi priva di difese. La seconda ondata di B-24 avanz tra fiumi di fumo e sganci il suo carico di bombe sulla fabbrica di fosfati. A bordo dell'ultimo aereo che si allontanava dall'isola, un giornalista si port il binocolo agli occhi. Vide una massa di fumo e fuoco simile a un vulcano, un bombardiere giapponese in fiamme, qualche lampo di fuoco della contraerea e non una sola persona in movimento.9
Phil e Cuppernell spinsero il Super Man a tutto gas verso casa. Gravemente danneggiato, l'aereo tendeva a sollevare il muso e rovesciarsi sul dorso, sembrava voler entrare in stallo e si rifiutava di virare. I piloti dovevano impiegare tutte le loro forze per mantenerlo in assetto di volo orizzontale. Tre Zero orbitavano intorno al bombardiere, sputando torrenti di pallottole e proiettili di cannoncino. I mitraglieri del Super Man, circondati da montagne di bossoli surriscaldati, rispondevano al fuoco: Mitchell nella torretta frontale, Pillsbury in quella dorsale, Glassman nella ventrale, Lambert in coda e Brooks e Douglas in piedi, esposti davanti gli ampi finestrini della fusoliera. Louie, ancora nella serra, vedeva le raffiche perforare le fusoliere e le ali degli Zero, che tuttavia insistevano implacabili. I proiettili colpivano il Super Man da ogni direzione. In ogni parte dell'aereo c'erano squarci da cui si vedevano il mare e il cielo. E i fori si moltiplicavano a ogni momento che passava.
Proprio mentre si voltava per lasciare la serra, Louie vide uno Zero puntare dritto contro il muso del Super Man. Mitchell e il pilota giapponese aprirono il fuoco contemporaneamente. Louie e Mitchell sentirono i proiettili perforare l'aria intorno a loro; uno sfior il braccio del mitragliere, un altro manc di pochissimo la testa di Louie. Una raffica li sfior di nuovo e colp l'impianto elettrico della torretta, che si blocc. In quello stesso istante, Louie vide il pilota dello Zero sobbalzare: Mitchell l'aveva centrato. Per un momento il caccia prosegu la sua corsa verso il muso del Super Man, poi il peso del pilota accasciato sulla barra di comando fece s che l'aereo si abbassasse in picchiata, tuffandosi sotto il bombardiere. Lo Zero precipit nell'oceano, poco lontano dalla spiaggia.
Louie ruot manualmente la torretta e Mitchell pot scendere. I mitraglieri continuavano a sparare, il Super Man a tremare. C'erano ancora due Zero che gli volavano intorno.
Nella torretta dorsale, rivolto verso la coda, Stanley Pillsbury disponeva di armi tremende: una coppia di mitragliatrici calibro cinquanta, con una cadenza di tiro di ottocento colpi al minuto e proiettili che viaggiavano a circa novecento metri al secondo.10 Le mitragliatrici di Pillsbury potevano uccidere un uomo da una distanza di sei chilometri e, se solo ne avevano la possibilit, potevano facilmente eliminare uno Zero. Ma adesso i caccia giapponesi si mantenevano bassi, dove Pillsbury non poteva colpirli. Sentiva i proiettili nemici penetrare nella pancia del Super Man, ma tutto ci che vedeva erano le ali del proprio aereo. Fissando lo Zero pi vicino, Pillsbury si disse: Se solo sale un po', lo butto gi.11
Aspett. Il Super Man gemeva e tremava, i mitraglieri sparavano, gli Zero colpivano dal basso e Pillsbury aspettava. Poi Louie vide un caccia nemico alzarsi sulla destra. Pillsbury non lo vide mai. La prima cosa di cui si rese conto fu un assordante ka-bang! ka-bang! ka-bang!, poi ci fu la sensazione che tutto si ribaltasse ed esplodesse e infine un dolore atroce.
Lo Zero aveva crivellato l'intera fiancata destra del Super Man con proiettili di cannoncino. I primi colpirono l'aereo vicino alla coda, facendolo inclinare violentemente. Frammenti di shrapnel penetrarono nel fianco e nella gamba sinistra di Ray Lambert, il mitragliere di coda, che si era aggrappato di traverso a qualcosa mentre il Super Man sobbalzava. Il movimento brusco dell'aereo lo salv: un proiettile di cannoncino centr esattamente il punto in cui si era trovata la sua testa un istante prima, talmente vicino a lui che i suoi occhiali di protezione andarono in frantumi. Davanti, lo shrapnel colp Brooks e Douglas alle postazioni laterali di fusoliera. Nella torretta ventrale, due frammenti penetrarono nella schiena di Glassman, il quale per era talmente carico d'adrenalina che non sent niente. Un altro proiettile colp il passeggero, Nelson. Infine venne centrata la parete della torretta dorsale, che si disintegr sparando frammenti di metallo nella gamba di Pillsbury, dal piede al ginocchio. Met dell'equipaggio e tutti i mitraglieri erano stati colpiti. Il Super Man si inclinava sempre pi di lato e per un momento diede la sensazione di poter precipitare in spirale, fuori controllo. Phil e Cuppernell riuscirono a riportarlo a forza in assetto di volo orizzontale.
Aggrappato alla sua mitragliatrice mentre lo shrapnel gli penetrava nella gamba e il movimento impazzito dell'aereo quasi lo scagliava gi dal suo sedile, Pillsbury grid l'unica parola che gli venne in mente.
Ahi!12
Louie sent qualcuno gridare. Riportato il Super Man in orizzontale, Phil gli stava urlando di andare a verificare la portata dei danni. Louie usc dalla torretta frontale. La prima cosa che vide fu Harry Brooks, nella stiva bombe, disteso sulla passerella. I portelli della stiva erano aperti e Brooks aveva una mano aggrappata alla passerella e una gamba che ciondolava nel vuoto, con niente sotto di s tranne il cielo e l'oceano. Gli occhi sembravano uscirgli dalle orbite, la parte superiore del corpo era fradicia di sangue. Brooks sollev un braccio verso Louie, con un'espressione implorante in viso.
Louie lo afferr per i polsi e lo mise a sedere. Brooks croll in avanti e Louie vide i fori che punteggiavano la schiena della giacca. C'era sangue anche tra i capelli.
Trascin il compagno in cabina di pilotaggio e lo sistem in un angolo. Brooks perse i sensi. Louie trov un cuscino e glielo fece scivolare sotto la testa, poi torn al vano bombe. Ricordava di avere azionato la valvola per chiudere i portelli e non capiva come mai adesso fossero aperti. Poi vide: c'era uno squarcio nella parete e ovunque schizzi di un fluido color porpora. Le condutture idrauliche, che controllavano i portelli, erano state recise. Con quelle condutture inutilizzabili, Phil non avrebbe avuto il controllo del carrello e dei flap, indispensabili per rallentare l'aereo nella fase di atterraggio. E senza sistema idraulico, neppure i freni avrebbero funzionato.
Louie chiuse a mano i portelli della stiva bombe, poi guard verso il retro dell'aereo e vide Douglas, Lambert e Nelson a terra, tutti e tre sanguinanti. Douglas e Lambert si trascinavano sul pavimento, cercando di raggiungere le rispettive postazioni. Nelson non si muoveva. Era stato colpito allo stomaco.
Louie grid in direzione della cabina per chiedere aiuto. Gridando a sua volta, Phil rispose che stava perdendo il controllo dell'aereo e che quindi aveva bisogno di Cuppernell. Louie ribatt che si trattava di un'assoluta emergenza. Phil si fece forza e rimase da solo ai comandi. Cuppernell si alz in piedi, vide gli uomini in fondo all'aereo e scatt in azione. Recuper morfina, sulfamidici, maschere per l'ossigeno, bende, e poi, uno alla volta, si prese cura dei feriti.
Louie si inginocchi accanto a Brooks, ancora svenuto. Tastando tra i capelli del mitragliere, trov due fori dietro la testa. C'erano anche quattro ferite alla schiena. Sistem una maschera per l'ossigeno sulla faccia del compagno e gli bend la testa. Intanto pensava allo stato dell'aereo. I mitraglieri di fusoliera, della torretta frontale e di quella caudale erano fuori combattimento, l'aereo era crivellato di fori, Phil, rimasto solo in cabina di pilotaggio, riusciva a malapena a tenere il Super Man in volo. E l fuori c'erano ancora gli Zero. Un altro passaggio pens e siamo finiti.13
Chino su Brooks, sent qualcosa gocciolargli sulla spalla. Alz lo sguardo e vide Pillsbury nella torretta dorsale: stava perdendo sangue da una gamba. Louie si precipit da lui.
Pillsbury era ancora seduto alla sua postazione, il volto reclinato, le mani strette sulla mitragliatrice e gli occhi che scrutavano il cielo intorno a lui. Era livido. La gamba penzolava inerte, con il pantalone ridotto a brandelli e lo stivale praticamente esploso. Accanto a lui si apriva uno squarcio dai bordi irregolari, grande quanto un pallone da spiaggia e dalla forma simile a quella del Texas. La torretta era piena di fori e il pavimento era cosparso di frammenti di metallo e di pezzi del motorino della torretta stessa.
Stanley Pillsbury, mitragliere alla torretta dorsale,

qui in posa alla postazione laterale di fusoliera.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

Louie cominci a occuparsi delle ferite di Pillsbury, che lo ignor, continuando a muovere la testa avanti e indietro. Sapeva che lo Zero sarebbe tornato per finire la preda e lui doveva scovarlo. L'urgenza del momento relegava il dolore fisico in un luogo remoto.
All'improvviso ci fu il suono risucchiante di un vicino, veloce movimento verso l'alto, il lampo di un oggetto grigio e luccicante, un cerchio rosso. Pillsbury url qualcosa di incomprensibile e Louie lasci andare il piede ferito nell'attimo in cui il compagno azionava il meccanismo rotante ad alta velocit della sua torretta, che prese improvvisamente vita e ruot Pillsbury di novanta gradi.
Lo Zero raggiunse l'apice del suo arco, si port in assetto di volo orizzontale e punt direttamente contro il Super Man. Pillsbury era terrorizzato. Nel giro di un istante un gesto minuscolo, la leggera pressione del dito del pilota giapponese sul grilletto del cannoncino avrebbe significato la fine e il Super Man avrebbe portato con s dieci uomini nel Pacifico. Pillsbury riusciva a vedere il pilota che avrebbe messo fine alla sua vita: il viso illuminato dal sole tropicale, la sciarpa bianca intorno al collo. Io devo ucciderlo si disse.14
Prese un respiro profondo e apr il fuoco. Vide i traccianti schizzare dal muso della sua mitragliatrice e penetrare nell'abitacolo dello Zero. Il vetro esplose in frantumi e il pilota si accasci in avanti.
Il colpo fatale non raggiunse mai il Super Man. Il pilota giapponese, che aveva sicuramente visto la torretta dorsale semidistrutta e le postazioni di fusoliera deserte, con ogni probabilit aveva ritenuto che i mitraglieri fossero tutti morti. Aveva aspettato troppo a lungo.
Lo Zero sembr ripiegarsi su se stesso come un uccello ferito. Pillsbury pens che sicuramente il pilota era gi morto quando il caccia si tuff nell'oceano.
L'ultimo Zero spunt da sotto, poi sussult e precipit. Clarence Douglas, in piedi alla postazione laterale di fusoliera con la coscia, il petto e la spalla squarciati, l'aveva abbattuto.
Nell'oceano alle loro spalle, gli uomini del sottomarino guardavano gli aerei lottare contro l'acqua. Uno dopo l'altro, gli Zero cadevano in mare mentre i bombardieri proseguivano il loro volo. In seguito l'equipaggio del sottomarino avrebbe riferito che non un solo caccia aveva fatto rientro a Nauru. Si ritiene che, grazie a questo e ad altri raid, i giapponesi non ebbero pi una sola fornitura di fosfati dall'isola.15
Il dolore, che durante la battaglia era rimasto in disparte, travolse Pillsbury come un'ondata. Louie attiv il rilascio del sedile della torretta e il mitragliere gli scivol tra le braccia. Lo trascin accanto a Brooks, afferr lo stivale e cominci a sfilarlo con la massima delicatezza possibile. Pillsbury url con quanto fiato aveva in gola, ma finalmente la calzatura venne tolta. L'alluce non c'era pi: era rimasto nello stivale. Il secondo dito del piede era appeso a una sottile striscia di pelle e mancavano pezzi delle altre dita. I frammenti di shrapnel conficcati nella gamba erano cos numerosi da dare l'impressione di un puntaspilli. Louie pens che non sarebbe stato possibile salvare il piede. Bend il compagno, gli fece un'iniezione di morfina, gli fece inghiottire una pillola di sulfamidici e poi si precipit a sentire se sarebbero riusciti a salvare l'aereo.16
Il Super Man stava morendo. Phil non riusciva a virare con i normali comandi e l'aereo tendeva talmente a sollevare il muso, tentando di capovolgersi, che Phil non era in grado di tenerlo con le sole braccia. Piant entrambi i piedi sulla barra di comando e spinse con tutta la forza che aveva. Il muso continuava a puntare cos decisamente verso l'alto che l'aereo era al limite dello stallo. Stava delfinando, su e gi.
Gli uomini che ancora si reggevano in piedi percorsero l'intero velivolo per valutarne le condizioni. Il pericolo della loro situazione era evidente. Il timone destro era completamente andato: ne mancava un'ampia porzione e i cavi erano stati recisi. I cavi degli equilibratori, che controllavano l'inclinazione dell'aereo, erano gravemente danneggiati. Lo stesso valeva per i cavi del compensatore, che dava al pilota il controllo preciso dell'assetto dell'aereo - il suo orientamento nell'aria - riducendo quindi enormemente lo sforzo necessario per pilotarlo. Il carburante gocciolava sul pavimento sotto la torretta dorsale. Nessuno conosceva le condizioni del carrello, ma dato che l'intero aereo era crivellato, era probabile che anche gli pneumatici fossero stati colpiti. Nella stiva bombe gorgogliava una pozza di fluido idraulico.
Phil faceva quello che poteva. Rallentando i motori su un lato, determinava un differenziale di potenza che costringeva l'aereo a virare. Spingendo il bombardiere a una velocit maggiore, riduceva il delfinamento e il rischio di stallo. Tenendo i piedi premuti sulla barra di comando, impediva all'aereo di capovolgersi. Qualcuno chiuse l'alimentazione carburante accanto a Pillsbury e la perdita cess. Louie prese un cavo che serviva ad armare le bombe e rimise insieme i cavi recisi del timone e degli equilibratori. Non ne risult un miglioramento immediato, ma se i cavi del timone sinistro non avessero funzionato, forse l'operazione sarebbe servita.
Funafuti era a cinque ore di volo. Se il Super Man fosse riuscito a portarli fin l, sarebbero dovuti atterrare senza i comandi idraulici del carrello, dei flap e dei freni. Potevano abbassare il carrello e azionare i flap con le pompe a mano, ma non esisteva un'alternativa manuale ai freni idraulici.17 Senza bombe e con poco carburante, l'aereo pesava circa diciotto tonnellate. Un B-24 senza freni, specie se coming in hot (ovvero senza controllo a una velocit superiore a quella standard prevista per l'atterraggio, dai centoquarantacinque ai centosettantacinque chilometri l'ora),18 poteva mangiarsi tre chilometri prima di fermarsi.19 La pista di Funafuti era lunga due chilometri e in fondo c'erano rocce e oceano.
Passarono le ore. Il Super Man tremava e vibrava. Louie e Cuppernell si occupavano dei feriti. Disteso sul pavimento, Pillsbury si guardava la gamba sanguinare. Mitchell se ne stava chino sul suo tavolo di navigatore e Phil lottava con i comandi dell'aereo. Douglas se ne andava in giro zoppicando; sembrava profondamente traumatizzato e, disse Pillsbury, aveva la spalla e il braccio ridotti a brandelli.20 Brooks era disteso accanto a Pillsbury e respirava gorgogliando a causa del sangue che gli riempiva la gola. Pillsbury non sopportava quel suono. Un paio di volte, quando Louie gli si chin accanto, Brooks apr gli occhi e mormor qualcosa. Louie avvicin l'orecchio alle labbra del compagno, ma non riusc a capire quello che diceva. Brooks svenne di nuovo. Tutti sapevano che quasi sicuramente stava morendo. Nessuno disse niente.
Era molto probabile, se ne rendevano conto tutti, che sarebbero morti nell'atterraggio, se non prima. Qualunque cosa pensasse ognuno di loro, la tenne per s.
La luce del giorno stava sbiadendo quando le palme di Funafuti comparvero all'orizzonte. Phil cominci a scendere in direzione della pista. Erano troppo veloci. Qualcuno and ad aprire con la manovella i portelli della stiva bombe che, opponendo resistenza all'aria, ridussero un po' la velocit. Douglas and alla pompa del carrello, che si trovava esattamente sotto la torretta dorsale. Aveva bisogno di entrambe le mani per utilizzarla - una per spingere la valvola e l'altra per azionare la pompa - ma soffriva troppo nel tenere sollevate le braccia per pi di pochi secondi. Pillsbury non era in grado di alzarsi in piedi, ma allungandosi al massimo, arrivava con la mano alla valvola selettrice. Insieme, i due fecero uscire il carrello mentre Louie guardava fuori dal finestrino laterale, cercando con gli occhi la fettuccia gialla che avrebbe confermato che il carrello era in posizione. La fettuccia comparve. Utilizzando le pompe a mano, Mitchell e Louie abbassarono i flap.
Louie trov delle corde per paracadute, ne pass una a mo' di cintura intorno alla vita di ogni ferito e poi la fiss a parti stabili dell'aereo. Non era possibile passare la corda intorno al torace di Nelson a causa della ferita al ventre, cos Louie gliela pass intorno al braccio e sotto l'ascella. Temendo la possibilit di un incendio a bordo, non annod le corde, ma ne avvolse l'estremit intorno alla mano di ciascun ferito, in modo che in caso di necessit potesse liberarsi facilmente.
Restava la questione di come fermare l'aereo sulla pista. Louie ebbe un'idea.21 E se avessero fissato due paracadute nella parte posteriore del bombardiere e poi, al momento del touchdown, li avessero fatti uscire dai finestrini della fusoliera e avessero tirato le cordicelle? Nessuno aveva mai tentato di fermare un bombardiere in quel modo. Era un tentativo quasi disperato, ma era tutto ci che potevano fare. Louie e Douglas sistemarono un paracadute a ognuno dei due finestrini laterali e lo fissarono al sostegno della mitragliatrice. Poi Douglas torn al suo posto, lasciando Louie in piedi tra i finestrini, con una cordicella in ognuna delle mani.
Il Super Man scendeva verso Funafuti. Sotto, i giornalisti e gli altri equipaggi guardavano avvicinarsi il bombardiere malconcio. Il Super Man continuava ad abbassarsi. Immediatamente prima di toccare terra, Pillsbury guard l'indicatore di velocit: centosettantacinque chilometri l'ora. Per un aereo privo di freni, erano troppi.
Per un momento l'atterraggio fu perfetto. Le ruote baciarono la pista cos delicatamente che Louie rimase in piedi. Poi ci fu una scossa violenta. Ci che avevano temuto era successo: lo pneumatico sinistro era sgonfio. L'aereo sterz bruscamente, devi a sinistra e avanz sbandando verso due bombardieri parcheggiati. Cuppernell, pi per abitudine che per speranza, pest con forza sul freno destro. Era rimasto quel minimo di fluido idraulico sufficiente a salvarli: il Super Man ruot su se stesso e si ferm a pochi centimetri dai bombardieri fermi. Louie era ancora dietro, con le cordicelle dei paracadute strette nelle mani. Non aveva avuto bisogno di usarle.*22
Harry Brooks.
Douglas apr il portello dell'uscita d'emergenza, si iss a fatica sul tetto, alz il braccio ferito sopra la testa e con l'altro braccio form una croce, il segnale per indicare che c'erano feriti a bordo. Louie salt a terra dalla stiva bombe e fece il medesimo segnale. Ci fu un'immediata mobilitazione sulla pista e nel giro di pochi secondi l'aereo era gremito di marines. Louie si fece indietro e pass lo sguardo sul suo aereo distrutto. In seguito il personale di terra avrebbe contato i fori del Super Man, contrassegnandoli uno alla volta con il gesso per essere sicuri di non contarli due volte. Erano 594.23 Tutti i bombardieri che avevano preso parte al raid su Nauru erano rientrati e tutti erano stati colpiti, ma nessuno quanto il Super Man.
Brooks venne adagiato su una barella, sistemato a bordo di una jeep e trasportato alla rudimentale infermeria della base, consistente in un'unica stanza. Aveva un'emorragia intracranica.
Pillsbury venne trasportato negli alloggi, in attesa di cure. Era ancora disteso sul letto quando, circa un'ora dopo, entr un medico che gli chiese se conosceva Harry Brooks. Pillsbury rispose di s.
Non ce l'ha fatta disse il medico.24
Il sergente maggiore Harold Brooks mor una settimana prima del suo ventitreesimo compleanno. Ci volle pi di una settimana perch la notizia arrivasse al 511 di Western Avenue a Clarksville, Michigan, dove viveva la madre vedova, Edna. Dall'altra parte della citt, in Harley Road, la notizia arriv anche alla fidanzata, Jeannette Burtscher. La ragazza venne a sapere che Harold non c'era pi nove giorni prima della data del matrimonio, che avevano fissato insieme prima che lui partisse per la guerra.25
* Otto mesi dopo, Charlie Pratte sarebbe stato il primo pilota a fermare un B-24 con i paracadute. Il suo bombardiere, Belle of Texas, era stato colpito nei cieli delle isole Marshall e i freni erano inutilizzabili. Pratte doveva tentare l'atterraggio su una pista di gran lunga troppo corta per un bombardiere. Tanto per peggiorare la situazione, aveva mangiato uova avariate e pilotava l'aereo vomitandosi addosso. Atterrando a duecentoventicinque chilometri l'ora, ordin ai suoi uomini di utilizzare tre paracadute. E, con i paracadute aperti, l'aereo fin oltre la pista e si ferm sulla spiaggia, a pochi metri dall'oceano. A Pratte e al suo equipaggio venne tributato un encomio speciale.
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FINE Parte 1.